Scuola di Narrazione Artistica Poliespressiva “Charles Dickens”

Quattro ambienti di studio inclusivi per imparare a comporre e narrare come i più grandi artisti di tutti i tempi e di tutti i luoghi

Un nuovo Servizio per un Sistema Educativo e Formativo di eccellenza che possa garantire a tutti una crescita armoniosa, umana e umanistica, con l’arte, e favorire la nascita e la crescita di nuovi talenti artistici

L’Arte è di tutti … coloro che sanno comprenderla, interpretarla, e farla.

La nostra nuova Scuola, di Narrazione Artistica Poliespressiva, che abbiamo intitolato a un autore che ci è molto caro, Charles Dickens, è il cuore e il servizio basilare del Sistema di Servizi Educativi e Formativi a cui abbiamo dato il nome di “Accademia Umanistica dell’Arte Narrativa e Compositiva”. La Scuola offrirà formazione online a chiunque (e ovunque si trovi) nutra l’ambizione di praticare la composizione, la narrazione, e la messa in scena come hanno saputo farlo i Maestri che più ammira o quelli che ancora non conosce ma che scoprirà e amerà anche grazie a questa Scuola.

Nella nostra Scuola chiunque sia interessato a studiare come funziona la narrazione artistica con una o più forme espressive (quella praticata dai grandi autori di romanzi, di racconti illustrati per l’infanzia, di quadri e cicli di affreschi, di storie a fumetti, di drammi, di libretti e partiture per opere liriche, di sceneggiature e regie cinematografiche) potrà acquisire un metodo propriamente scientifico adatto per comprenderne e apprenderne ogni aspetto.

Per raggiungere questo obiettivo avrà a disposizione gli strumenti più innovativi che abbiamo elaborato in decenni di sperimentazioni per aiutare i nostri allievi a crescere sia sul piano artistico sia su quello umano e umanistico, per insegnare loro come trarre, dai capolavori classici, gli inesauribili insegnamenti universali racchiusi in essi.

Nella nostra Scuola si impara l’arte con la scienza ma anche ogni tipo di scienza racchiusa nell’arte.

Solo nella nostra Scuola anche chi già si diletta per passione o chi pratica per professione qualche forma di narrazione potrà imparare ciò che gli manca, che cerca, e che altrove non ha trovato. Qui potrà apprendere come progettare opere che possiedano le qualità e la complessità dei capolavori immortali che tutto il mondo ammira o invidia. Abbiamo creato apposta questa Scuola di «perfezionamento» (rispetto a ciò che tutti credono di saper già fare parlando, scrivendo, disegnando, o recitando) per insegnare come sono fatte e come funzionano quelle opere straordinarie, non standardizzate, che nell’insieme costituiscono l’eredità di una tradizione che oggi pochi conoscono e pochissimi sono in grado di continuare. Nella nostra Scuola si insegna infatti non semplicemente a narrare, comporre, mettere in scena, ma a farlo in modo artistico, cioè con le medesime capacità di coloro che ci hanno lasciato quei capolavori che ne contengono gli insuperati insegnamenti. Ed è proprio da quei capolavori che noi facciamo ricavare le abilità dei Maestri, per fare in modo che i «nostri» allievi divengano anche i «loro» allievi, a distanza. Per raggiungere questo obiettivo insegniamo come indagare in modo rigoroso e sistematico l’«architettura» e le «parentele» di quei capolavori, cioè «come fanno a funzionare per come sono fatti» e come possano nascerne di nuovi, in forma di «varianti implicite o esplicite», da modelli archetipici condivisi.

Anche la Scuola di Narrazione Artistica - come già l’Orchestra giovanile barocca - darà a chi vive sul nostro territorio una doppia opportunità: non solo di apprendere la «scienza segreta dell’arte narrativa», ma anche di entrare a far parte di un gruppo che, coltivando con le medesime competenze le passioni artistiche dei Maestri che ci hanno lasciato i tanti capolavori che «abbelliscono» il nostro Paese, potrà contribuire alla «rinascita culturale» di un’area che, se pure corrispondente a una regione ricca di beni culturali, soffre anch’essa del degrado culturale che colpisce da tempo l’intera nostra società.

La nostra Scuola, come ogni altra articolazione del Sistema, è rivolta a tutti, anche a coloro che neppure immaginano di poter essere tra i destinatari di una simile opportunità di crescita. Infatti, come tutti i nostri servizi formativi non profit, anche questo è indirizzato anzitutto a chi ha più bisogno e voglia di crescere. Noi offriamo il nostro meglio a chi merita maggiormente il nostro impegno.

Negli ultimi anni la nostra attività formativa si è arricchita anche di un’iniziativa all’avanguardia condotta in collaborazione con un’altra Associazione Non Profit, il “Gruppo Asperger Veneto”, per offrire anche a ragazzi con disabilità (plusdotati con sindrome di Asperger) - e le loro famiglie una straordinaria opportunità di crescita sotto molti aspetti, umani e umanistici. Proprio quell’esperienza ci ha spinti a fare un altro passo importante per dare a tutti, a qualunque età e in qualunque condizione, la possibilità di coltivare una passione artistica presso una struttura permanente, dove possano disporre degli strumenti e degli oggetti di studio più adatti per crescere sotto ogni aspetto, imparando a comprendere, a interpretare, e a fare arte con la scienza.

Insieme alla MAiC di Pistoia, dopo aver dato vita all’Orchestra Giovanile Barocca “Maic Music Academy”, stiamo lavorando per fare in modo che con il nuovo anno, mentre continueremo ad occuparci dell’Orchestra - che è già diventata una realtà territoriale in continua crescita, molto apprezzata dal pubblico e molto efficace per i ragazzi che si impegnano per farne parte - possa essere inaugurato questo nuovo importante servizio: una Scuola di Narrazione Artistica inclusiva e online correlata a una Bibliomediateca di risorse artistiche per lo studio della narrazione artistica. Con l’occasione renderemo accessibili online anche le Botteghe, dove continueremo a progettare e sviluppare i contenuti per tutto il Sistema di Servizi Educativi e Formativi (L’Accademia) ma dove anche formeremo i nostri nuovi collaboratori. Di conseguenza daremo a coloro che vivono sul territorio in cui ci troviamo anche la possibilità di partecipare e contribuire allo sviluppo della Scuola e del Sistema diventando nostri apprendisti e poi collaboratori.

Tra i primi a sperimentare in anteprima questa nuova opportunità formativa sono stati proprio gli allievi «plusdotati asperger» che stanno tutt’ora usufruendo del servizio; ma la Scuola che stiamo per aprire sarà rivolta a tutti coloro che desiderino accrescere le proprie capacità elaborative ed ampliare i propri orizzonti culturali per imparare a muoversi con competenza dentro e tra i capolavori dell’arte narrativa; coloro, cioè, che anzitutto per passione, ed eventualmente anche per professione, siano interessati a comprendere e a padroneggiare i meccanismi di funzionamento di «classici» senza tempo e senza frontiere, sia per trarre da essi gli insegnamenti metodologici necessari per poterli intendere e per interpretarli con rispetto e originalità, sia per poter apprendere da essi come ideare racconti, con ogni forma espressiva, che possiedano almeno alcune delle qualità che hanno reso quelle opere immortali.

Il primo Ambiente di Studio a iscrizione della nostra Scuola, l’«Ambiente Educativo», sarà attivo ufficialmente dall’inverno prossimo. Insieme ad esso verrà anche avviato l’«Ambiente Introduttivo», aperto e frequentabile senza iscrizione, rivolto a tutti coloro che vogliano scoprire e testare la qualità e la novità di ciò che offriamo.

L’«Ambiente Educativo» costituisce il primo step per chi voglia intraprendere il cammino formativo necessario per imparare a narrare e a comporre proprio come hanno saputo farlo gli artisti che ci hanno lasciato i capolavori immortali di cui la Scuola e la complementare Bibliomediateca si occupano; quelli per i quali creiamo nuove edizioni digitali e con i quali creiamo i nuovi strumenti di studio correlati ad esse. L’Ambiente è estremamente curato e ricco proprio perché è stato pensato per utenti particolarmente esigenti e motivati, attenti, interessati alla propria crescita umana e umanistica, desiderosi di imparare a controllare quei principi universali dell’«arte narrativa» che ormai persino i pochi che si autoeleggono «autori» sembrano ignorare.

In questo Ambiente si studiano, per comprenderne il funzionamento che li ha resi immortali, quegli «archetipi» narrativi che da sempre aiutano i bimbi a crescere e gli artisti a nutrirsi della materia più adatta per creare capolavori senza tempo e senza frontiere. Stiamo parlando delle grandi «raccolte di favole» trasmesse per via orale in ogni Paese, e delle riscritture varianti che sono state realizzate da quegli autori che hanno legato il loro nome a fiabe e novelle che, attraverso molteplici riscritture, sono giunte fino ai più grandi artisti di ogni tempo e luogo (Shakespeare, Verdi, …) e fino a noi, anche con nomi diversi ma con materia e forme condivise che diventano riconoscibili e confrontabili non appena se ne studia l’architettura e le parentele. Pensate a un archetipo come la storia leggendaria di «Cenerentola», che dalle molteplici versioni orali tramandate sin dall’antichità e raccolte per secoli da studiosi e cantastorie è arrivato ad ispirare l’opera musicale di Gioachino Rossini, il cinema animato e musicale di Walt Disney, e ha continuato a fornire materia e forme al teatro, al cinema (basti pensare a Sabrina di Billy Wilder) e alla letteratura (basti pensare a Estasi di libertà di Stefan Zweig). In questo Ambiente di Studio multimediale anche gli allievi più piccoli imparano, studiando, come sono fatte e come funzionano serie di racconti che amano, quali ad esempio la “saga di Peter Coniglio e i suoi amici animali della terra dei laghi” di Beatrix Potter, o la “saga di Winnie the Pooh e dei suoi amici del Bosco dei Cento Acri” di Alan Alexander Milne, e imparano a creare nuovi capitoli di queste saghe rispettando il progetto autoriale e utilizzando gli stessi meccanismi per continuare il lavoro di quei Maestri.

Per comprendere il ruolo dei partner e dei sostenitori di cui abbiamo bisogno, per dare avvio alla realizzazione del Sistema, dobbiamo ricordare che non solo l’Ambiente Educativo, ma anche tutti gli altri Ambienti a iscrizione della Scuola, persino l’ultimo rivolto a chi per professione voglia diventare autore di racconti con ogni forma espressiva, saranno offerti gratuitamente a tutti, e anzitutto a coloro che hanno più bisogno di crescere.

Nella nostra Scuola accoglieremo sia coloro che vogliano solo comprendere come funzionano le opere che più amano e scoprirne altre che condividano i medesimi meccanismi, sia coloro che vogliano imparare a fare arte e a praticarla con la stessa maestria degli autori che hanno realizzato i capolavori di cui, in questa stessa Scuola, si indagano tanto le straordinarie soluzioni narrative e compositive quanto i principi universali utilizzati per elaborarle. In ogni caso tutti gli allievi iscritti alla nostra Scuola dovranno meritare il servizio, studiando per mantenerne l’accesso.

Per non dover ridimensionare queste ambizioni noi abbiamo bisogno di partner e sostenitori che comprendano il valore del progetto e ci aiutino a coprire le spese necessarie per far funzionare la Scuola senza farle gravare sugli utenti.

Un’importante novità della nostra Scuola è la modalità di erogazione, completamente online. Un’altra, non di meno importante,  risiede nella sua peculiare «inclusività»: se di solito sono le persone «con disabilità» ad essere «incluse» in servizi rivolti a chi non ne ha, in questo caso straordinario ed esemplare accade il contrario, dal momento che il servizio, già attivo sperimentalmente prima dell’apertura della Scuola (grazie alla collaborazione con il Gruppo Asperger Veneto), ha mostrato di funzionare efficacemente proprio con ragazzi che sarebbero giudicati inadatti a sostenere l’impegno richiesto dagli Ambienti di studio che la Scuola riserva a chi vuole formarsi per imparare a narrare e comporre come i più grandi maestri di ogni tempo e luogo.

Rovesciando le aspettative e i pregiudizi del senso comune, questo tipo di servizio è più probabile che costituisca una sfida per quanti, pur considerati perfettamente «abili», presentano tempi di attenzione sempre più ridotti e quelle implicite inabilità cognitive di chi non è più abituato allo studio a causa delle semplificazioni e facilitazioni offerte dall’attuale sistema educativo. D’altro canto nella nostra esperienza decennale sono proprio coloro che non si accontentano, e che si danno da fare per compensare i propri deficit, a impegnarsi di più e a superare, nell’ accrescimento di competenze, coloro che vivono di rendita supponendo di possedere dei «talenti naturali» che, senza coltivarli, possano comunque dare loro qualche vantaggio persino nello studio e nella pratica artistica.

Premesso questo, il progetto è stato elaborato pensando anzitutto a chi oggi ha meno opportunità di fare salti qualitativi nella propria crescita, sia sul piano umano, intellettivo etico e morale, sia su quello umanistico, scientifico e artistico. La completa attuazione del Progetto - che per entrare a pieno regime impiegherà alcuni anni, corrispondenti ai livelli-ambienti di formazione progressiva che esso offre - potrà farne un caso esemplare per riflettere su come si possa aiutare tutti a crescere, anche quando le prospettive offerte dall’ambiente culturale appaiono limitate e sconfortanti.

Sono tanti i potenziali utenti ad avere bisogno di questo servizio. Basti pensare a quali e quanti sono i soggetti  ad essere maggiormente danneggiati dal mercato dell’ «intrattenimento», che offre le soluzioni comode, ma anche degradanti, per «passare il tempo» senza reali prospettive di crescita. Tutti i ragazzi che vanno a scuola, fanno i compiti, e finiti i compiti possono scegliere tra hobby, sport, e social network, magari crescono bene fisicamente perché le famiglie si preoccupano per la salute del loro corpo, ma non crescono altrettanto bene sul piano intellettivo, etico, e morale, perché le stesse famiglie non sanno come nutrire adeguatamente la mente e l’animo dei loro ragazzi, e meno che mai come contrastare l’influenza dei continui stimoli negativi presenti sui social network e sulle piattaforme di distribuzione di contenuti senza qualità.

Se chiamiamo in causa le famiglie non è per condannarle, ma per sottolineare che il problema è più esteso. Sono infatti le stesse famiglie a non essere più pronte a educare i loro figli e i loro cari, e a prendersi cura di chi non è ancora o non è più in grado di essere indipendente. La maggior parte delle persone che è nata nel mondo contemporaneo sta subendo, senza accorgersene, le conseguenze del taglio del cordone ombelicale dalla tradizione umanistica, operato all’inizio del secolo scorso e completato tragicamente dopo le due guerre mondiali; e perciò, non avendo frequentato la materia di cui ogni mente ancora brillante ha bisogno per nutrirsi (tanto quella infantile che inizia a coltivare passioni, quanto quella adulta che continua a coltivare passioni), non può rendersi conto del valore educativo di quell’attività (proprio quella di cui ci occupiamo nei primi Ambienti di Studio della nostra Scuola) che un tempo nonni e genitori praticavano, come «cantastorie», per far crescere i loro figli quando ancora non leggevano, e poi per stimolarli alla buona lettura, al buon ascolto, e alla buona visione: una vera e propria introduzione all’arte nel periodo cruciale della crescita di ogni individuo.

Il modello virtuoso che abbiamo sperimentato lavorando anche con coloro di cui la società non si occupa, o si occupa solo per garantire la loro sopravvivenza, è ciò che ci permette di scommettere sull’efficacia di questo progetto, e di ripartire in una nuova avventura online proprio da lì, non per includere persone con disabilità in gruppi che pensiamo che non ne abbiano, ma per offrire un’opportunità di reale crescita su più piani a chiunque si trovi a vivere in una società dove le persone con problemi di apprendimento, di comprensione, di empatia, di attenzione, sono sempre di più, perché sono sempre di meno le persone capaci di prendersi cura di loro, di educarli aiutandoli a coltivare le «capacità elaborative» necessarie per trattare l’arte con la scienza.

Con questo servizio noi faremo perciò il contrario di ciò che si fa abitualmente: chiunque desideri apprendere l’arte dei maestri verrà «incluso» in gruppi formati anzitutto da soggetti che abbiano forti motivazioni per studiare  e che avvertano il bisogno o ancora la voglia di crescere sotto molteplici aspetti. Tra di essi, gli allievi con disabilità che già seguiamo saranno di grande stimolo e incoraggiamento per le molteplici ed esplicite ragioni che li spingono ad impegnarsi per accrescere le loro capacità elaborative: perché non vogliono accontentarsi dei loro limiti, perché provano il disagio di sentirsi esclusi, e perché sono insoddisfatti di ciò che viene offerto loro come succedaneo di quello di cui hanno realmente bisogno per sentirsi uomini, non bestie da sfamare e da sedare.

Bambini, anziani, e utenti con disabilità nella nostra Scuola sono non solo i benvenuti ma anche l’esempio  contagioso per tutti gli altri, perché essi riescono a dedicare più tempo e più attenzione di quanto siano in grado di dedicare oggi quei «nativi digitali», perfettamente integrati nella società culturalmente globalizzata e appiattita dalla «cultura di massa», che non sono capaci di concentrarsi su nulla, che hanno tempi di attenzione troppo brevi per poter godere, apprendere, e elaborare alcunché. La fatica che questi ultimi devono fare per riprendere a sviluppare le «capacità elaborative» non coltivate dalla tenera età in poi (Henri Laborit spiega con chiarezza come si forma e quali problemi crea questo deficit collettivo di cui la nostra società soffre da tempo) non è inferiore a quella di un ragazzo con disabilità che voglia cimentarsi con lo studio dell’arte narrativa e compositiva.

Ebbene, noi ci stiamo già prendendo cura personalmente di piccoli gruppi formati non solo da bambini bisognosi e desiderosi di crescere e da adulti in età post-scolare, ma anche da ragazzi con disabilità, i quali seguono con grande interesse e passione, e con tempi sbalorditivi, i servizi che offriamo loro; ed è perciò proprio da loro che vogliamo ripartire in questa avventura estesa online, includendo tutti voi che volete crescere o aiutare i vostri figli e nipoti o allievi a crescere. Per raggiungere questo obiettivo occorre fare come i nostri allievi ideali, disposti a investire tempo in quell’attività che non produce «profitto» ma che, rendendo le persone migliori, più capaci e più intelligenti, può dar loro quel futuro, anche professionale, che tutti i genitori e nonni sarebbero felici e orgogliosi di sapere che è stato resto possibile dai loro sacrifici.

I risultati che stiamo ottenendo con il gruppo di ragazzi con disabilità nato dalla collaborazione con il “Gruppo Asperger Veneto”, quelli che stiamo ottenendo con bimbi che ci sono stati affidati da genitori insoddisfatti dell'offerta formativa di una scuola che non riesce più a prendersi cura adeguatamente della crescita degli allievi, e quelli che otteniamo con ragazzi e adulti che si impegnano per non perdere l'occasione che diamo loro di continuare a crescere (dal momento che la società non riserva loro più alcun servizio, perché ritiene che la loro formazione sia ormai «completata»), tutti questi risultati ci inducono ad ampliare e a diffondere il nostro servizio affinché, grazie al web e grazie alle nuove tecnologie, possa raggiungere utenti su tutto il territorio regionale, nazionale, e oltre, e fare da modello per attività e progetti simili in tutto il mondo.

È chiaro che ci sono degli anni ideali, come delle stagioni ideali, per «seminare»; altri per «coltivare»; e altri ancora per «raccogliere». Tuttavia ci conforta aver scoperto che, con i necessari e adeguati strumenti, si può continuare a seminare per tutta la vita, coltivare per tutta la vita, e raccogliere per tutta la vita fino all’ultimo momento di vita. Perciò questo progetto, pur essendo idealmente rivolto in primis a tutti i bambini del mondo, è pensato per chiunque abbia ancora voglia di crescere, a qualunque età e in qualunque condizione. Come ci ricordava un indimenticato idealista, che aveva fatto dell’educazione per tutti una sua missione: “Non è mai troppo tardi”.

Un importante Complemento della Scuola: la Bibliomediateca delle risorse per lo studio della Narrazione Artistica: il necessario complemento della Scuola

La nostra Scuola favorisce l’apprendimento delle straordinarie abilità narrative e compositive dei Maestri attraverso lo studio delle soluzioni presenti nelle loro opere. Per questa ragione non può offrire strumenti di studio senza correlarli sistematicamente alle opere prese in esame. E per la medesima ragione abbiamo voluto creare anche una Bibliomediateca di risorse artistiche online. In essa collochiamo i risultati di quell’attività che svolgiamo nelle Botteghe allo scopo di realizzare nuove edizioni digitali reticolari di classici che talvolta non hanno mai visto la luce nel nostro Paese, in altri casi non sono più distribuiti e in altri ancora sono stati deturpati ridotti e menomati da edizioni non rispettose. Questa attività «editoriale», che porta sia all’arricchimento della Bibliomediateca rivolta ai nostri allievi sia alla realizzazione di una collana di titoli frutto delle nostre ricerche rivolti al pubblico esterno per far conoscere la nostra Scuola e il progetto dell’Accademia, è complementare a quella che svolgiamo per costruire i nuovi strumenti di studio e per condurre cicli di lezioni e lezioni-spettacolo. Infatti nella Scuola l’accrescimento delle competenze va di pari passo con quello delle conoscenze; i principi metodologici sono sempre ricavati ed esercitati su oggetti complessi rappresentati da accurate edizioni autoriali che vanno trovate o ricreate. E solo disponendo di versioni ed edizioni critiche dei capolavori che prendiamo in esame possiamo far sì che i nostri allievi abbiano la possibilità di scoprire e studiare in esse le soluzioni compositive e narrative elaborate dai Maestri (adoperando i medesimi principi universali della narrazione artistica) per far funzionare a perfezione i loro capolavori.
Tutte le risorse della Bibliomediateca non solo sono già (o diventeranno) rarità difficilmente reperibili sul mercato editoriale e sulle piattaforme dei contenuti online (interessati soprattutto alle novità e ai successi stagionali), ma sono anche tutte linkabili dall’esterno, in modo che non occorra più «estrarre» parti di esse per confronti ed esemplificazioni citandole con o senza virgolette. Ogni articolazione delle opere in Bibliomediateca è linkabile e visualizzabile da ogni articolazione degli strumenti di studio presenti nella Scuola. La visione del nostro Maestro Ted Nelson finalmente ha preso vita nel nostro «sistema di servizi educativi e formativi online» e ha trovato la perfetta applicazione nell’interazione tra la Scuola e la Bibliomediateca.

Un incoraggiante risultato ottenuto sul territorio in cui intendiamo radicare l’ “Accademia Umanistica dell’Arte Narrativa e Compositiva”: l’Orchestra Giovanile Barocca “Maic Music Academy” per formare giovani interpreti, studiare e interpretare la musica antica e preparare i concerti del Cartellone di Spettacoli

Nella prospettiva di arrivare a completare il Sistema di Servizi Educativi e Formativi offline e online in cui si articola la nostra Accademia, e con la speranza che quest’ultima possa avere anche una sede fisica sul territorio che motivi le forze locali a sostenerla come un’«eccellenza del territorio», abbiamo già avviato da due anni un servizio territoriale che sta dando una straordinaria opportunità a un gruppo di ragazzi, i quali, grazie ad esso, stanno coltivando una passione musicale sin dall’età scolare fino a quella in cui possono frequentare il Conservatorio. Tutti i membri dell’Orchestra seguono l’attività formativa e interpretativa da noi condotta settimanalmente per far crescere l’Orchestra e per preparare i programmi in cartellone; in questo modo ciascuno di essi può dare un contributo significativo, secondo le capacità progressivamente acquisite e affinate, alla realizzazione dei concerti e degli spettacoli multimediali che prepariamo per il territorio in cui operiamo. Nella vita di un ragazzo si può suonare per dovere a scuola, per hobby nel tempo libero senza impegno, e per opportunità semiprofessionali se si viene chiamati una volta ogni tanto a suonare, in un’occasione straordinaria, con altri che probabilmente non si rincontreranno a breve. Ma suonare in una vera Orchestra e far crescere l’Orchestra mentre si cresce individualmente e si porta ad essa il proprio contributo, mentre si aiutano gli altri e si è aiutati dagli altri sotto la guida di un bravo Maestro, è un’altra cosa. Per noi aver creato l’Orchestra Giovanile Barocca “Maic Music Academy”, e poter dare la possibilità a giovani musicisti di entrarvi e di ritagliarsi in essa un posto studiando con costanza (ogni anno si aggiungono nuovi membri), è una soddisfazione pari a quella che hanno avuto quei grandi direttori di orchestra che si sono dati da fare per far nascere orchestre giovanili in Paesi senza progetti di crescita culturale per i propri abitanti.
A questo proposito vi invitiamo a conoscere e sostenere questo servizio, che abbiamo avviato sul territorio in cui viviamo, e che continueremo a curare e a offrire insieme agli altri servizi che intendiamo realizzare e distribuire offline e online, attraverso la nostra nuova Accademia, anche oltre i confini regionali. Venite alle prove che quasi ogni settimana conduciamo all’Auditorium della MAiC nostro partner, venite ai concerti a vedere e a sentire con i vostri occhi e le vostre orecchie cosa è capace di fare un’Orchestra di ragazzi dai 12 ai 20 anni dopo soli due anni di studio interpretativo sotto la guida di una nostra esperta collaboratrice, e scoprirete anche come ci prendiamo cura di ognuno dei ragazzi e li aiutiamo a integrarsi nell’orchestra. Vedrete come, nella nostra “Orchestra Giovanile Barocca” i ragazzi, taluni anche con disabilità, imparano a suonare insieme, a interpretare i classici, e a fare la propria parte in un gruppo che funziona riportando in scena opere immortali della tradizione umanistica, che accoglie sempre nuovi membri, e che offre un servizio di qualità al pubblico. Anche la formazione che offriamo a chi partecipa all’attività dell’Orchestra è gratuita, e l’accesso è aperto a tutti purché studino e si impegnino a fare la loro parte per garantire il successo di spettacoli che appassionano il pubblico, affezionato, che li segue con grande interesse.

L’arte per noi deve essere trattata come un servizio da garantire a tutti, come l’acqua, il cibo, l’assistenza sanitaria, e l’abitazione; come la migliore forma di educazione da offrire senza riserve a chiunque voglia apprenderla e goderne per seguire e accrescere le proprie ambizioni.

Alcune considerazioni generali scaturite dai risultati ottenuti dalle tante esperienze che ci hanno portati a elaborare il Progetto di “Scuola Inclusiva di Narrazione Artistica Poliespressiva online”

Quello che ci ha incoraggiati a intraprendere questa impresa sono sia i risultati, che abbiamo ottenuto attraverso le tante iniziative condotte fin qui con le sole nostre forze, sia le considerazioni generali che abbiamo potuto trarne.

Infatti siamo giunti alla conclusione che persino coloro a cui non si dà più o non si è mai data la possibilità di coltivare «capacità elaborative» - perché nessuno si è mai preoccupato di seminare anche in loro i germi della scienza e dell’arte - qualora abbiano l’opportunità di ricevere gli adeguati stimoli e l’accesso costante a sofisticati strumenti e a oggetti di studio di qualità, possono cominciare o ricominciare a coltivare una passione artistica persino in età e in condizioni che molti definirebbero disperate o fuori tempo.

Mettere in moto la corteccia cerebrale, le sinapsi, le capacità elaborative, la memoria immaginativa oltre a quella a lungo termine, è una cosa che si dovrebbe fare - per ottenere i migliori risultati - nei primi anni di vita e in quelli della cosiddetta scuola dell’obbligo, cioè in quell'età in cui non si dovrebbero «addestrare» i ragazzi ma «educarli». Tuttavia si può iniziare o riprendere a farlo anche in età e in situazioni in cui le persone sono abbandonate a se stesse e a quella fonte di degrado culturale costituita dalla «cultura dell’intrattenimento», che stordisce e arresta la crescita anziché alimentarla.

Nella nostra lunga esperienza didattica abbiamo scoperto che si può crescere ad ogni età e in qualunque condizione, a meno che non ci siano gravi danni fisiologici a impedire lo sviluppo delle capacità elaborative e della gestione della memoria depositata. Di solito chi non si preoccupa di coltivare una passione artistica adduce come alibi di non essere «dotato/portato»; e chi non aiuta altri a coltivarla adduce come alibi di non aver riconosciuto «talenti» tra i potenziali candidati. Questo luogo comune pregiudizievole quanto il lombrosiano «delinquente nato» consente di non sentire il peso di non aver potuto o saputo occuparsi adeguatamente della propria crescita e di quella degli altri. Questo stesso luogo comune è alla base dell’assenza di politiche culturali e educative adatte a ricreare e mantenere il tessuto culturale da cui possano nascere veri talenti. Assumendo questo presupposto implicito si può infatti sempre attendere, con la coscienza tranquilla, la nascita epocale di nuovi talenti «naturali», e considerare di fatto inutile investire sull’educazione e la formazione dei veri talenti «culturali», che non nascono all’improvviso come funghi e tantomeno diventano tali per investitura politica o parentale.

Si potrebbero anche sottolineare gli aspetti «esclusivistici» di questo atteggiamento discriminatorio diffuso, che non vuol riconoscere come e dove si formino i cosiddetti «talenti». E senza ipocrisia si può affermare che i «dotati» o «portati» - quando non sono dei fenomeni stagionali costruiti dal marketing - siano coloro che da piccoli abbiano avuto effettivamente una «fortuna»: quella di essere stati seguiti da bravi maestri - non potendo ancora sceglierli da soli - e di essere cresciuti nutrendosi con la qualità dell’arte piuttosto che con la degradante spazzatura della cultura di massa.

Ebbene noi vogliamo rendere non più «accidentale» quella fortuna, senza ovviamente colpevolizzare chi ha già il «privilegio» di crescere in un ambiente educativo e formativo stimolante e «nutritivo», per la sua mente e per il suo animo. Il compito che ci siamo dati, la «mission» che abbiamo scritto per lo statuto della nostra Organizzazione Non Profit, o meglio il grande progetto a cui lavoriamo con passione da quando eravamo ragazzi, il sogno ad occhi aperti in cui vogliamo coinvolgere anche voi ci sollecita ad adoperarci ogni giorno e in ogni modo per estendere e rendere pubblico tale privilegio, offrendolo a tutti coloro che vogliano investire il proprio tempo e le proprie energie per meritarlo e per conservarlo.

Se temete che questo sia solo un annuncio, come le promesse elettorali della politica, venite a scoprirlo di persona e vedrete che stiamo già facendo davvero tutto ciò che ci siamo ripromessi e che abbiamo promesso ai tanti che negli anni hanno accolto con fiducia la nostra proposta educativa e formativa. Abbiamo già mostrato come si può rendere questo sogno una realtà, come si può attuarlo ovunque, senza clamore e senza proclami, ma con esperienze esemplari, proprio come quelle da noi condotte in quasi mezzo secolo insieme a tanti piccoli e grandi partner disposti a seguirci e sostenerci, e non di meno ad accettare di non abbassare mai la qualità dell’offerta educativa e formativa pur di farla arrivare a tutti. In molti casi può bastare persino l’umile ma efficace «passaparola» per riuscire a coinvolgere e aiutare tanti interessati ad accrescere e affinare le capacità necessarie per poter godere delle qualità dell’arte, per poter riconoscere, apprezzare, e persino contribuire ad arricchire il patrimonio artistico dell’umanità qualora, impegnandosi e studiando anche con il nostro aiuto, si adoperino per trasformare un’«ossessione» per una moda in una «passione» artistica, ed eventualmente anche per fare di quest’ultima una «professione» artistica.

Una nuova incoraggiante prospettiva umanistica e il conseguente necessario investimento per favorire la rinascita delle professioni umanistiche

Il paradosso è che sono sempre meno coloro che sono in grado di intendere e praticare l’arte raccogliendo e sviluppando l’eredità dimenticata della tradizione umanistica, persino tra quanti avrebbero la possibilità di studiare con i migliori maestri e di disporre delle migliori risorse. Lo «studio integrato di arte scienza e tecnologia», cioè lo studio propriamente «umanistico» che noi consideriamo lo strumento ideale per far crescere gli individui e dar loro una dignitosa prospettiva di vita umana e sociale (non quell’addestramento finalizzato direttamente ad una professione e meno che mai quella specializzazione settoriale tecnico-pratica finalizzata al profitto), da tempo non è più considerato un buon investimento per la vita. Ma ora, per una conseguenza non prevista proprio da chi ha investito tanto sulle nuove tecnologie, sull’automazione e l’IA, la situazione sembra che stia per capovolgersi a favore proprio di quello studio a noi caro e a cui da sempre  indirizziamo i nostri allievi. Con il sostegno di quanti fino a poco tempo fa sconsigliavano ai figli gli studi umanistici (magari per un fraintendimento sull’assenza della vera scienza in questi studi, o per la scolastica opposizione tra discipline scientifiche e umanistiche) possiamo scommettere che, paradossalmente, proprio nell’era dell’automazione le professioni umanistiche avranno più chance di non essere sostituite dalle macchine.

Se pensate che questa sia una previsione avventata potete osservare con i vostri stessi occhi come stiano letteralmente scomparendo intorno a voi i posti di lavoro basati su una formazione esclusivamente tecnico-scientifica, che fino a poco tempo fa era considerata dalle famiglie la miglior scelta per i propri figli. Quasi tutte le professioni verranno svolte più efficacemente ed economicamente dagli «automi» nel futuro ormai molto prossimo. E non basterà, come sta accadendo in Cina, «proibire» che le aziende sostituiscano i lavoratori con le macchine; è chiaro che si tratterebbe comunque di una situazione provvisoria in attesa di una necessaria e strutturale «riconversione» che già da ora costringe tutti a riflettere su cosa accadrà quando (non più «se») gli uomini avranno affidato la maggior parte dei «lavori» alle macchine, e su quali lavori potranno sopravvivere nella nuova Era, magari per ridare agli uomini compiti più stimolanti, indipendenti, e gratificanti.

Ora che siamo ormai entrati pienamente nell'Era Digitale, dopo averne rallentato in tutti i modi l’ingresso (basti pensare al comportamento protezionistico dell’Editoria tradizionale) e dopo che ne abbiamo colto solo gli aspetti più immediatamente gratificanti, iniziamo ad accorgerci, in ritardo, degli effetti che avrà sulla nostra vita, ma soprattutto su quella dei nostri figli e nipoti, tra cui il più spaventoso tra essi: le macchine - gli «androidi» o «robot» che abbiamo creato per «supportare» le attività umane - potranno svolgere meglio tutte quelle attività basate sugli «automatismi» - perciò le chiamiamo «automi» - e quindi «sostituiranno» gli uomini nella maggior parte delle attività che noi chiamiamo «lavoro» (le chiamiamo così perché sono o dovrebbero essere adeguatamente retribuite?) e che difendiamo strenuamente anche se in prevalenza sono proprio quelle che rendono gli uomini «schiavi», che non li fanno «crescere» ma solo «invecchiare» ed esaurire per sostituirli poi con altri lavoratori più vivaci e zelanti.

Ormai è passato il tempo in cui le macchine costavano più degli uomini e non funzionavano bene. Ora che le macchine potranno rimpiazzare quasi del tutto gli uomini nella maggior parte delle attività lavorative dobbiamo rifarci quelle domande a cui non abbiamo saputo o voluto rispondere già dai tempi della rivoluzione industriale; domande che riguardano cosa potremmo fare del «tempo libero» dalla schiavitù di lavori alienanti, e soprattutto come potremmo fare in modo che gli uomini si dedichino ad attività che soddisfino al contempo i «bisogni primi» e i «bisogni secondi», dando loro modo di non essere espropriati dal senso stesso delle loro attività, e di guadagnare onestamente con la più bella tra le attività che l'uomo può fare - l’arte e le sue derivazioni artigianali - e al contempo di offrire un servizio educativo e culturale alla collettività che oggi è più che mai insufficiente, inadeguato, e necessario.

Mentre si profila - finalmente  - un serio ripensamento riguardo alla separazione tra «lavoro e tempo libero», ma anche tra studi e professioni di tipo «tecnico scientifico» e di tipo «umanistico», noi continuiamo a svolgere un’attività e a offrire servizi in cui la contrapposizione tra «discipline scientifiche» e «discipline umanistiche» è superata da un tipo di formazione - e di conseguenza  da un tipo di analisi e progettazione - in cui la scienza è appresa, studiata e applicata non più come materia e «oggetto» separato, ma come «strumento» per trattare l’arte. Non di meno la separazione tra lavoro per il «dovere» e tempo libero per il «piacere» è anch’essa superata da un tipo di lavoro piacevole che non richiede di andare a cercare altrove soddisfazioni e svaghi per dimenticare il «tempo perso». Noi non perdiamo il nostro tempo e non lo facciamo perdere ai nostri allievi, non lo vendiamo ad altri e neppure ai nostri allievi.

Noi insegniamo a «fare arte con la scienza», e a usare le tecnologie elettroniche come supporto all’attività «ideativa» umana, come mezzi per semplificare le «fasi realizzative e distributive» che nell’era analogica erano confuse con quella «progettuale». Per studiare e per imparare a controllare quelle stesse tecnologie che ora possono essere gestite dall’IA, fino a poco tempo fa si offrivano corsi professionali che promettevano agli utenti un futuro stabile come «programmatori». Ora noi dialoghiamo con l’IA assegnandole compiti che può svolgere più efficacemente e rapidamente di noi stessi - pur essendo noi preparati a programmare sistemi complessi - e la utilizziamo per sviluppare, in tempi e con costi più ridotti, progetti che in passato forse non saremmo neppure riusciti a concludere, esaurendo prima le energie e le risorse. Inoltre noi insegniamo ai nostri allievi come usare meglio persino i dispositivi mobili o fissi - che ormai ognuno possiede - per poter fruire dei contenuti digitali di qualità che offriamo attraverso la Scuola e la Bibliomediateca interconnessa. Tutti i complessi strumenti di studio che sviluppiamo e tutte le risorse artistiche che rendiamo nuovamente disponibili e correlabili da essi sono infatti accessibili da qualunque luogo e in qualunque momento grazie alla rete internet e grazie alle tecnologie presenti, ma sottoutilizzate, anche in un economico tablet.

Noi non «semplifichiamo» l’arte (sottraendole le sue qualità artistiche) per renderla illusoriamente accessibile anche a chi non studia e non ha le capacità per trattarla; noi insegniamo a scalare le vette dell’arte con una graduale acquisizione di competenze e con viaggi sempre più ambiziosi tra capolavori artistici, alzando l’asticella e sfidando i nostri allievi a superare i propri limiti via via che diventano più preparati ed esigenti. La nostra attività educativa e formativa non «riduce» la complessità dei capolavori artistici per illudere gli utenti di poter comprendere facilmente come sono fatti e come funzionano. Per insegnare a studiare l’architettura e le parentele di opere tanto affascinanti quanto complesse - come lo sono i capolavori artistici che ci hanno lasciato i Maestri della tradizione umanistica, quelli che noi chiamo comunemente i «classici» - noi le «riconduciamo» alle articolazioni e alle relazioni di cui sono fatte, per poterle trattare come se fossero tante piccole opere «correlate» tra loro in un «sistema». Perciò i nostri utenti, anche quelli con disabilità, non hanno bisogno di «misure dispensative e compensative» per seguire i nostri viaggi all’interno e all’esterno delle opere prese in esame, e per crescere con essi. Grazie alla «reticolarità» dei nostri «sistemi cognitivi ipermediali» ogni utente può scoprire e apprendere quello che gli occorre, ad ogni passo, per avanzare nello studio e nella pratica dell’arte narrativa e compositiva.

Noi, a differenza di chi propone pseudo-attività formative (abbiamo appena scoperto che taluni usano il nostro nome, che deve evidentemente essere diventato sinonimo di serietà e qualità) non rilasciamo «certificazioni» che dovrebbero attestare una competenza che non si è raggiunta e non si possiede. Noi non trasformiamo una «incompetenza» in una «nuova competenza» ottenibile senza sforzo e senza crescita ma con l’esborso di un obolo. Noi insegniamo a fare quello che altri certificano senza insegnare. La nostra missione è ridare a tutti la consapevolezza e la speranza di una crescita complessiva sotto ogni aspetto, umano e umanistico, scientifico e artistico, intellettivo, etico e morale.

Il nuovo «Sistema educativo e formativo» che stiamo realizzando modularmente sotto il nome di “Accademia Umanistica dell’arte narrativa e compositiva” potrà raggiungere un’utenza online molto più vasta di quella che abbiamo potuto raggiungere in quasi cinquanta anni offline, e farà interagire tra loro diversi servizi, tra cui: A) la Scuola, per insegnare ogni forma di narrazione e composizione artistica attraverso cicli di lezioni e sistemi di studio reticolare interattivi e-learning, B) la Bibliomediateca, per rendere fruibili e correlabili nuove edizioni reticolari e correlabili di capolavori classici, C) le nuove Botteghe Umanistiche che realizzano sia gli strumenti per la Scuola sia gli oggetti di studio per la Bibliomediateca valorizzando a tale scopo i grandi archivi umanistici che già abbiamo raccolto negli anni e quelli che ci verranno messi a disposizione da partner istituzionali interessati a valorizzarli.

Attraverso la nuova Scuola di Narrazione Artistica tutti, se vorranno e se si impegneranno nello studio, potranno diventare «intenditori», «interpreti», e persino «autori», crescendo con l’arte e potendo godere sempre di più della bellezza dell’arte. E noi vogliamo che tra questi, per primi, ci siano proprio coloro che non otterrebbero altrimenti e altrove una simile offerta, perché considerati inadatti a coltivare tali ambizioni; gli stessi a cui, chi con altruismo e generosità si prende cura degli «ultimi», offre loro fondamentali opportunità, ma quasi esclusivamente per soddisfare i soli «bisogni primi» cioè per garantire loro la mera sopravvivenza.

Il Sistema educativo e formativo, che intendiamo sviluppare ed estendere dal livello regionale a quello nazionale ed europeo, offre agli utenti l’accesso sia a «strumenti metodologici innovativi» (i «sistemi di studio reticolare», fruibili solo dall’interno della nostra Scuola, adatti per ricavare dai capolavori artistici tanto le soluzioni straordinarie elaborate dagli autori per farli funzionare, quanto i principi universali utilizzati dagli stessi autori per elaborarle), sia a una «Bibliomediateca online di risorse artistiche» (contenente opere in versioni autoriali sempre più difficilmente reperibili nel mercato dell’intrattenimento), alle cui articolazioni sono «connessi» tutti i nostri strumenti di studio per consentire la continua retroazione tra A) ricavare da un’opera i principi e le soluzioni con cui è fatta e che la fanno funzionare, e B) applicarli con l’esercizio allo studio di ulteriori opere e per imparare da esse a idearne e realizzarne di nuove.

Il Sistema che abbiamo ideato e che stiamo realizzando tiene conto del fatto che i capolavori che prendiamo in esame e sottoponiamo ai nostri allievi stanno uscendo dal mercato e dalla memoria collettiva, soprattutto quelli che non vengono sfruttati dalla cultura di massa e dalle mode. Per giunta, da quei capolavori non si stanno più ricavando e trasmettendo gli insegnamenti immortali di chi li ha creati perché non ci sono più le «Botteghe Umanistiche» e non ci sono più i veri «Maestri».

Al loro posto, però, ci sono dei succedanei, dei finti maestri che possono insegnare solo quello che tutti i loro allievi conoscono già per conto loro o che possono imparare rapidamente a fare, giusto per poter «scambiare», sulla rete, lo stesso tipo di prodotti stereotipati (in forma di post, blog, cortometraggi amatoriali, foto ricordo, etc) adatti per l’uso quotidiano e occasionale senza altro scopo che la socializzazione. Oggi la tecnologia è alla portata di tutti, come promettono i nuovi smartphone che ci invitano a «scoprire il regista che c’è in noi»; e non di meno alla portata di tutti è il linguaggio povero e standardizzato dei social media che ci invita a diventare «content creator» per scambiare banalità con altri … «content creator». Ma è sempre più lontana la lezione de Maestri, coloro che ci invitavano a studiare per imparare non semplicemente a «comunicare», a scrivere messaggi e a fare video da mostrare ai nostri amici o follower, ma a fare arte, opere immortali come le loro che continuano a superare il tempo e le mode perché sono «universali», non «attuali».

Nella nostra Scuola i tesori artistici dell’umanità sono insieme la materia e lo strumento per farla funzionare come una perfetta macchina educativa e formativa, che aiuta a crescere stimolando e aiutando a coltivare quelle «capacità elaborative» che hanno reso possibile creare proprio le opere immortali che tutto il mondo ancora ammira o invidia. Ed è proprio da queste ultime che gli allievi della nostra Scuola - sotto la nostra guida diretta e quella virtuale degli autori dei capolavori presi in esame - imparano a trarre i «principi» e le «soluzioni» con cui sono state fatte e con cui continuano a funzionare; e con quegli stessi principi e con quelle soluzioni imparano a ideare nuove opere. Inoltre, frequentando la nostra Scuola, possono esercitare le nuove abilità su una vasta library di capolavori artistici in ogni forma espressiva. La Bibliomediateca si arricchisce sempre di nuove opere che ricerchiamo ed editiamo per renderle disponibili permanentemente online linkate dai nostri strumenti di studio. Così i nostri allievi possono riconoscere e confrontare le soluzioni dei maestri, ricavare da esse i principi con cui sono state elaborate, scoprire gli insegnamenti morali, etici, e intellettivi racchiusi nei capolavori artisti, indagare le parentele profonde che li legano tra loro, e risalire ai modelli archetipi a cui si ispirano.

In conclusione, noi abbiamo voluto investire tutte le nostre risorse ed energie su un «sistema educativo e formativo» che fin dall’infanzia possa dare a tutti l’opportunità di coltivare con metodo e rigore una «passione artistica», e magari, proprio con lo studio e con l’impegno, trasformarla in una «professione artistica». In questo modo intendiamo raggiungere chiunque voglia avvicinarsi all’arte trattandola non come un hobby tra tanti altri o come un obbligo, un dovere, ma come un piacere che si alimenta con la soddisfazione di continuare a superare i propri limiti affrontando sempre nuove sfide cognitive e progettuali.

Il servizio che intendiamo erogare online «include» quindi tutti coloro che abbiano voglia di sviluppare e applicare capacità elaborative normalmente atrofizzate o sottoutilizzate e sottovalutate, per farne gli strumenti analitici e progettuali più adatti per praticare con «metodo» un’unica attività «umanistica» che integri scienza, arte, e nuove tecnologie.

Il servizio non è stato pensato per chi può già permettersi di frequentare una costosa Scuola che rilasci competenze, oltre che attestati, o per chi già occupa o è destinato a occupare per discendenza un’istituzione culturale, o ancora per chi già svolge una professione da cui ci si aspetta che nasca arte o qualcosa che possa dirsi tale. Ma non è precluso a nessuno di questi soggetti che, tuttavia, probabilmente preferirebbero frequentare una Scuola più famosa, quand’anche non offra loro un grande salto di qualità sul piano dell’accrescimento delle capacità di trattare ogni forma d’arte con metodo scientifico.

Con il nostro nuovo servizio - lo ripetiamo - vogliamo aiutare tutti ad avvicinarsi alla complessità dell’arte assumendo uno ad uno i molteplici ruoli con cui è possibile trattarla (da «intenditore», da «interprete», da «autore»); e vogliamo che siano i nostri allievi a decidere fin dove spingersi per continuare a frequentarla per passione o anche per professione. L’articolata offerta educativa e formativa che abbiamo elaborato consente, a chi vi aderisce, di arrivare ad acquisire le medesime capacità analitiche e progettuali di chi ha realizzato i capolavori che tutto il mondo ammira, e di poterle utilizzare per intendere, interpretare, e ideare proprio ciò che di più bello sono in grado di fare gli uomini da sempre, quando, con la scienza e le tecnologie, imparano ad arricchire il patrimonio artistico della tradizione umanistica in perfetta armonia con quello naturale. Sarà la stessa Scuola, insieme alla Bibliomediateca, a stimolarvi a continuare nel percorso formativo e a non accontentarvi di ciò che avrete già appreso e compreso.

Dalla «subalternità culturale» al «degrado culturale». La nuova sfida per l’era digitale

C’è una ragione «antropologica» per cui ci rivolgiamo a «tutti» senza esclusioni. Un tempo si attribuiva al solo «Mezzogiorno» l’arretratezza  culturale, e si fissava idealmente a Eboli (Carlo Levi) il confine dei «dislivelli culturali» interni (Alberto Cirese) al nostro Paese; ma ormai non si tratta più di comprendere e affrontare il problema, mai risolto, della grave «subalternità culturale» delle aree depresse del nostro Paese. Ora si tratta di riconoscere e di studiare come fronteggiare un nuovo dilagante problema di «degrado culturale» diffuso ovunque (e perciò di pertinenza antropologica), persino nei luoghi dove si decide la politica culturale ed educativa del Paese; un problema che non esclude più nessuno, ivi compresi coloro che hanno le maggiori responsabilità di questa situazione e coloro che dovrebbero porvi rimedio ma che, se anche sapessero e volessero intervenire, non ci riuscirebbero, facendo loro stessi parte del problema. Non è di conforto sapere che il problema è globalizzato come la cultura di massa che lo alimenta, e perciò potrebbe/dovrebbe essere affrontato insieme dai tanti Paesi, come il nostro, che ne sono affetti. Tuttavia, al momento in cui scriviamo, anche guardando oltre l’orizzonte del nostro Paese, non ci appare tra le priorità della politiche nazionali o internazionali.

Ma una società che consideri un successo risolvere esclusivamente le emergenze quotidiane - quelle che scaturiscono dalla mancanza di una progettazione per offrire a tutti una vita migliore, in cui la «sopravvivenza» sia un presupposto garantito e non una meta difficile da raggiungere - può dirsi una società civile? A noi preoccupa qualunque società che abbia dimenticato cosa sono gli uomini, che tratti gli uomini come bestie, che non li «educhi», ma li «addestri» a svolgere un lavoro disumanizzante, che li costringa a lottare solo per la sopravvivenza e li inviti a coltivare il mito di una ricchezza materiale che si accumula sfruttando opportunisticamente i disastri, prevedendoli e scommettendo su di essi attraverso le speculazioni della cosiddetta «economia finanziaria».

La società in cui noi stessi viviamo ritiene che occuparsi dei «bisogni secondi» - specificamente umani - sia un'attività «secondaria» e perciò sempre procrastinabile. Ogni furbo imprenditore - frutto e causa egli stesso del degrado culturale - sa bene che più gli uomini sono impossibilitati e impreparati a soddisfare i bisogni secondi e più si possono fare buoni affari, sia sfruttando la necessità universale di soddisfare i bisogni primi per la mera sopravvivenza, propria e dei propri figli, sia offrendo una soluzione palliativa, ma molto remunerativa, per dimenticare le condizioni inumane in cui si vive: quel succedaneo del soddisfacimento dei bisogni secondi costituito dall’industria e dalle piattaforme dell’«intrattenimento». È ormai lontano il tempo in cui la spazzatura veniva offerta, a basso costo, solo a coloro che non andavano orgogliosi di nutrirsi di essa: il cinema di serie b, i fotoromanzi e i romanzi d’appendice, le riviste e le trasmissioni scandalistiche, i cinepanettoni rappresentavano e alimentavano un mondo che non riusciva a crescere e che tuttavia voleva sentirsi giustificato dal «senso comune» confuso con il «buon senso». Quei prodotti degradati e degradanti non erano ancora considerati degni di essere «sdoganati» e difesi dai «pregiudizi», e non erano ancora il nutrimento culturale più ambito e diffuso del mondo in cui viviamo e con cui facciamo crescere i nostri cari.

Questa situazione apparentemente irreversibile ci ha spinti a chiederci e a chiedervi se si vuole davvero «combattere» il degrado culturale o se si vuole far parte di coloro che «sfruttano» il degrado culturale per vendere spazzatura, arricchendosi con quel «mercato dell’intrattenimento» che oggi equivale a una droga; una potente droga che crea dipendenza e alienazione proprio mentre offre l'illusione di una «seconda vita virtuale»,  la nuova soluzione dell’intrattenimento digitale per aiutare le persone a rassegnarsi a quella quotidiana vita degradante e angosciante occupata prevalentemente da un lavoro sempre più disumano e neppure garantito.

Non basta però «denunciare» cosa non va, quali soprusi e ingiustizie si compiono ogni giorno, così come non basta fare discorsi di «impegno civile» su ciò che occorre perché una società sia davvero a misura d’uomo; non basta fare comizi, impartire sermoni ideologici e mostrare sdegnati ciò che di peggio accade in questo mondo, immaginando che così si risveglino le coscienze e lottino per arginare il degrado.

Non si può neppure continuare ad agire solo sulle conseguenze e solo parlare di quello che si dovrebbe fare per prevenirle. Occorre agire per evitare preventivamente ciò che ci fa inorridire. E a tale scopo non bisogna confondere il ruolo degli umanisti, degli artisti e degli scienziati, con quello dei magistrati o dei giornalisti di inchiesta che con perseveranza denunciano, svelano e perseguitano i mali della nostra società ammalata. Bisogna assumere, se si è capaci, un ruolo costruttivo, e adoperarsi per educare e formare, perché la formazione umanistica è pacifista, universale, e persino terapeutica, in quanto è la miglior cura, preventiva, contro il nazionalismo, il razzismo, l’opportunismo (Stefan Zweig), e il degrado che ci affliggono.

I lamenti e le critiche servono a chi è già educato, per convincersi di stare dalla parte giusta e di aver fatto di tutto per combattere il degrado. Ma per fermarlo davvero, per formare una società che non sia guidata da guerrafondai e da esclusivisti, razzisti e imperialisti, occorre tornare a insegnare come coltivare l’arte e nutrirsi di essa.

Può sembrare un rimedio inefficace per arginare gli effetti prodotti dal degrado. Ma per convincersi della validità di questa strategia lungimirante basta domandarsi chi mai potrebbe accettare l'idea di investire le proprie tasse e il proprio lavoro sulla cultura della guerra, della paura, dell’esclusione, della chiusura dei confini, e dello sfruttamento delle disgrazie, se solo avesse le capacità per comprendere il valore della pace, del dialogo interculturale, della crescita, che proviene proprio dalla formazione umanistica, quella che è stata ormai quasi estromessa dalla scuola, dall’educazione, dalle prospettive di vita perché considerata non produttiva, non economica, non adeguata alla formazione di «lavoratori» che devono subito imparare a vendere e a comperare.

Noi con i nostri progetti cerchiamo di coinvolgere gli utenti e le loro famiglie in un'attività controcorrente per combattere il degrado, per contrastarlo e per dare, a chi ci sostiene e a chi collabora con noi, la possibilità di offrire una speranza a chi non ce l'ha o l'ha persa, o neanche immagina che possa averla. Con i nostri progetti ci rivolgiamo infatti prioritariamente a coloro che in questa società sono trattati come «invisibili», perché non sono dei buoni «consumatori», perché non danno il loro contributo a chi si arricchisce grazie a una nuova forma di schiavitù basata proprio sul degrado anziché sulla crescita culturale.

Gli ostacoli alla crescita in un Paese culturalmente degradato

È in questo contesto, di un Paese «culturalmente degradato», che dobbiamo riconsiderare i problemi che affliggono le nuove generazioni e ne compromettono la crescita: disturbi come il “Deficit di Attenzione e Iperattività” e la “Sindrome da Disimpegno Cognitivo” non possono più essere considerati solo come «fenomeni psicologici», ma vanno trattati come «fenomeni culturali», proprio come quella leggendaria “Sindrome Ecolalica” identificata e studiata non come fenomeno individuale ma «collettivo» da antropologi come De Martino, interessati a comprendere come una società possa entrare «in crisi» e magari anche come possa uscirne. Questi disturbi emergono e colpiscono l’intera collettività quando le politiche culturali e educative sono inadeguate e insufficienti, o peggio quando le istituzioni sociali come la famiglia e la scuola e i supporti assistenziali non funzionano o sono assenti, quando le soluzioni culturali che la società ha adottato - magari pensando di migliorare altre che pure funzionavano - risultano inadeguate a tal punto da non frenare il degrado ma addirittura alimentarlo.

Tanti e troppi indizi ci fanno pensare che siamo di nuovo vicini all’ “anno zero” - come ci suggerirebbero l’appena scomparso Edgar Morin e il suo allievo nonché nostro maestro Roberto Rossellini - sia del nostro Paese sia di quella pseudo-civiltà basata su un’idea di progresso, di ricchezza, di crescita, che nasconde, neanche troppo bene, l’ideologia del profitto e della finanza che la sostiene; un’ideologia che esclude completamente la vera crescita, quella culturale, che per secoli ha conquistato in ben altro modo le coscienze - di artisti, di scienziati ma anche delle persone più semplici di tutto il mondo - attraverso idee e ideali, scoperte e invenzioni, capolavori artistici e progetti condivisi, riuscendo almeno a compensare le politiche colonialistiche di conquista e sfruttamento che oggi vengono giustamente addebitate alla cultura occidentale. In questo processo interno alle colpe dell’Occidente, che continuano a protrarsi con genocidi e deportazioni, è stata coinvolta anche la tradizione umanistica, finita nel mirino come capro espiatorio nel tentativo di ripulire la coscienza di chi l’ha ereditata senza neppure conoscerla ma pronto a sacrificarla con la «cancel culture». E se questo è il futuro che ci attende, senza memoria del nostro passato più nobile e delle vette raggiunte dall’arte nonostante le bassezze raggiunte dalla politica imperialista, allora dobbiamo domandarci come evitare questa inaccettabile conclusione, per non subirne le catastrofiche conseguenze.

Le ormai diffuse difficoltà o incapacità di apprendere e di intendere, che si manifestano di fronte a oggetti complessi di qualunque natura - non solo artistica - non possono più essere affrontate solo come fenomeni individuali, e non possono semplicemente essere trattate come «neurovarietà» di un generale crescente ma inevitabile «disturbo della crescita». Bisogna cominciare a pensare ad esse anche come conseguenze di una strutturale inadeguatezza educativa e formativa che sin dalla nascita penalizza la maggior parte delle famiglie, che non sono in grado di offrire ai ragazzi proprio ciò che serve loro per crescere. In altri termini siamo di fronte a un problema «culturale», collettivo, la cui rilevanza «antropologica» richiede misure di politica culturale e educativa che non possono riguardare solo i modi per arginare le conseguenze.

Se a questo aggiungiamo che lo sviluppo della memoria «depositata» e di quella «elaborativa» è oggi frenato e ostacolato, anziché incentivato, da un tipo di «educazione» che assomiglia ormai sempre più all’«addestramento» che un tempo gli uomini riservavano alle altre specie animali, e che sfrutta gli «automatismi » anziché affrancare da essi, ci accorgiamo che il margine tra ragazzi con disabilità e ragazzi senza disabilità riconosciute e certificate si è assottigliato. E se poi consideriamo che gli individui con «analfabetismo di ritorno» e «analfabetismo cosiddetto funzionale» aumentano anziché diminuire - nonostante la diffusione dei servizi educativi e informativi, evidentemente inadeguati nella qualità - emerge un problema ben più grande che noi identifichiamo nel mancato sviluppo o nell’interruzione dello sviluppo delle capacità di «connettere», cioè di intendere e di ricavare informazioni da ciò che si raccoglie o si riceve.

In questa situazione critica, chi ha bisogno e voglia di crescere - pensiamo ai ragazzi ma non solo, perché per noi sono altrettanto importanti coloro che hanno perso o non hanno mai avuto speranze di coltivare la propria crescita umana e umanistica - si trova infatti a non poter disporre sia di conoscenze di qualità, con cui nutrire la propria mente, sia degli strumenti necessari per riconoscerle, distinguerle, apprezzarle, e elaborarle.

Occuparsi dello sviluppo di ciò che un tempo si chiamava semplicemente «intelligenza», cioè quella capacità di «connettere» che ha una forte influenza sullo sviluppo della sensibilità morale ed etica, vuol dire rivolgersi a un ben più ampio bacino di utenza, non solo giovanile e non solo circoscrivibile a chi è condizionato da sindromi che possono rallentare lo sviluppo, come la sindrome di Asperger. Sappiamo tutti che gli anziani lasciati senza stimoli si deprimono, invecchiano precocemente e finiscono per arrendersi a quelle malattie che colpiscono maggiormente chi non ha più ragioni per continuare a vivere piuttosto che sopravvivere. Non bastano i cruciverba o quegli esercizi logici che non riescono o a stimolare alcuna «passione» (da non scambiare con «abitudine» o con «ossessione») in chi li fa. Allo stesso modo appare evidente che un’emozionante escursione nella natura può essere più efficace, per il complessivo benessere umano, rispetto a una faticosa ora di palestra (a meno che non servano riabilitazioni specifiche). Per le stesse ragioni noi pensiamo - e abbiamo le prove - che un lungo viaggio formativo nell’arte, in cui si acquisiscano progressivamente gli strumenti adatti per apprezzare, confrontare, e persino interpretare i capolavori inseguendo le correlazioni implicite tra di essi, sia molto più efficace per la crescita umana di quanto possa esserlo una lunga seduta davanti a un dispositivo fisso o mobile scegliendo contenuti da una piattaforma per l’intrattenimento e senza strumenti per riconoscere la poca qualità presente nelle offerte.

Dalla constatazione dei problemi alla progettazione delle soluzioni: un Sistema di servizi educativi e formativi complementari e interrelati

Il progetto di un «Sistema» Educativo e Formativo composto anzitutto da una “Scuola Online di Narrazione Artistica Poliespressiva” correlata a una Bibliomediateca e implementata da una serie di Botteghe di progettazione degli strumenti che essa offre agli allievi, è nato da nostre riflessioni sia relative alle cause del degrado culturale che ci circonda, sia a ciò che abbiamo sperimentato per porvi rimedio; ma è anche stato sollecitato dai nostri stessi allievi, tra i quali i ragazzi con disabilità asperger. Essi per primi ci hanno invitato ad espandere oltre i confini regionali l’esperienza realizzata con la classe di narrazione e composizione avviata in collaborazione con il GAV di Venezia. In effetti i risultati che abbiamo fin qui ottenuto ci spingono a esportare e a proporre questa esperienza come modello virtuoso ad altre realtà oltre quelle in cui è nata e in cui è diventata così importante per chi già la «fortuna» di poterne fruire.

Ora che - grazie alle tecnologie elettroniche - è diventato più facile erogare il medesimo servizio simultaneamente su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo nuovi utenti e famiglie, ci apparirebbe insensato non coinvolgere tutti coloro che non hanno avuto la medesima fortuna e una proposta altrettanto efficace per la loro crescita.

Ma perché tanti altri possano aspirare a ottenere i medesimi risultati, affinché il nostro sistema di servizi educativi e formativi possa diffondersi a macchia d’olio in tutte le regioni ove ci sia un sistema educativo, culturale, e sanitario che si preoccupi del benessere di chi ci vive, occorrono partner e investimenti - incredibilmente piccoli, perché noi non lucriamo sulla qualità dei servizi che offriamo - che invitino i nostri potenziali utenti ad investire a loro volta tempo ed energie sia nella propria formazione sia nell’educazione dei propri cari e allievi, partecipando così insieme a noi ad un piano ambizioso di crescita, a livello almeno regionale e nazionale, che coinvolga tanto gli educatori quanto le famiglie e i destinatari ultimi dei servizi.

Il nostro Istituto ha sede attualmente in una Regione in cui il «sistema sanitario» funziona abbastanza bene nonostante la scarsità dei mezzi a disposizione. Noi con pochi mezzi vorremmo fare altrettanto, creando un sistema di servizi educativi e formativi di eccellenza che possa costituire un piccolo ma efficace esempio da esportare e da far crescere in tutto il nostro Paese e non solo.

Il nostro Istituto è nato - e rinato nella forma di APS - proprio per offrire a tutti la possibilità di imparare a praticare quelle attività che di solito finiscono per svolgere solo alcuni privilegiati, e spesso assai male perché non si sono adeguatamente formati, convinti di non aver bisogno di studiare qualora siano sostenuti da un’ideologia che li fa sentire paladini dei bisogni umani, delle iniquità e delle disgrazie.

Sia chiaro che anche coloro che hanno avuto la fortuna di nascere in un ambiente familiare e culturale ideale (che cioè si prenda cura della loro formazione umana e umanistica), e coloro che, grazie a quella fortuna, hanno già incontrato dei bravi maestri che hanno trasmesso loro alcune capacità per coltivare una passione artistica per tutta la vita, sono molto bene accetti nella nostra Scuola. Noi siamo grati a tutte le famiglie che fanno di tutto per regalare ai loro ragazzi un futuro e una vita in cui lo stesso lavoro sia bello, appassionante, e persino più gratificante di qualunque altra attività svolta come hobby nel tempo libero. Perciò siamo felici di poterci prenderci cura anche di chi abbia già acquisito delle capacità e abbia voglia di perfezionarle imparando con noi a fare arte come gli autori dei capolavori immortali che conosce e ama.

Saremo ancora più grati a tutti coloro - tra soggetti e Enti pubblici e privati -  che, disinteressatamente, vorranno offrire questa opportunità a chi non ha avuto ancora la fortuna di avvicinarsi all’arte e alla scienza per crescere con esse. Chiunque vorrà sostenere questo progetto potrà infatti consentire a tanti di coltivare con metodo scientifico una passione artistica per tutta la vita ed eventualmente anche di trasformarla in un lavoro appassionante. E in questo modo contribuirà alla vera ripresa del nostro Paese.

La ragione per cui cerchiamo partner e sostenitori è proprio per fare in modo che la fortuna di avere simili opportunità per la propria crescita individuale possa «capitare» a tutti, cioè che tutti possano decidere liberamente se e quanto investire in una formazione artistica che possa rendere la propria vita qualitativamente migliore.

Noi siamo intenzionati a dare a tutte le famiglie la possibilità di offrire ai ragazzi proprio ciò per cui la maggior parte di esse fa sacrifici, accettando spesso condizioni di vita alienanti e disumanizzanti affinché i loro figli abbiano una vita migliore. Purtroppo nella realtà in cui viviamo la maggior parte delle famiglie, del nostro Paese e non solo, è costretta a preoccuparsi di dare ai propri figli almeno la possibilità di «sopravvivere», perché il mondo attuale non garantisce neppure i riconosciuti «diritti fondamentali dell’uomo», e perciò costringe le persone a spendere la maggior parte della propria vita e delle proprie energie solo per soddisfare i propri bisogni primi, e per consentire di soddisfarli a chi ancora non può e a chi non più farlo da solo.

D’altro canto le spese della politica culturale non sono di solito considerate un investimento per il futuro del Paese, ma come un’uscita senza altri ritorni oltre quello promozionale per la politica stessa, che, soddisfacendo le richieste di piccole o grandi realtà territoriali, si assicura il sostegno del loro bacino di utenza. Così, paradossalmente, le risorse economiche per la cultura sono usate per il mantenimento di una realtà immobile che non cresce e non fa crescere, dove si collocano anche presunti autori che non avendo appreso e sviluppato l'eredità dei maestri non possono neppure trasmetterla.

Purtroppo la politica, persino quella che si definisce educativa e culturale, non investe sulla formazione artistica e nemmeno sulla tutela di quel patrimonio artistico che non rientri nelle mete turistiche di massa e quindi non contribuisca a produrre profitto. La stessa politica si occupa male persino della formazione scientifica e tecnologica, trattandola come «materia» anziché come «strumento» di studio, senza considerare che questa, se applicata all’arte, potrebbe far crescere nuove generazioni di persone capaci sia di ragionare sia di vivere con e per l’arte, come veri nuovi umanisti. E come se non bastasse, quando interviene a scopo autopromozionale, attratta dai numeri del mercato dell’intrattenimento, favorisce quelle attività «culturali» per il tempo libero dal lavoro concepite per aiutare ad «ammazzare il tempo», piuttosto che per favorire la crescita dei cittadini e l'accesso a opere che coloro che non possiedono gli strumenti adatti non possono nemmeno apprezzare.

Per tutte queste ragioni, e dal momento che noi crediamo che l’accesso all'arte, almeno come «intenditori» se non come «interpreti», «educatori», e «autori», sia un «diritto fondamentale dell’uomo» al pari di quelli che non sono più garantiti neppure dal welfare, abbiamo voluto creare un «sistema formativo pubblico», anche se paradossalmente realizzato da privati volontari, con cui intendiamo dare un sostegno alle famiglie e a quelle istituzioni che ancora credono che sia importante investire nell'educazione e nella formazione delle nuove generazioni, anche solo per evitare preventivamente di dover affrontare le pericolose conseguenze (la mancanza di «sicurezza») di una società culturalmente degradata.

Da 45 anni noi collaboriamo con Enti che per varie ragioni, anche solo opportunistiche, ci hanno dato modo di offrire educazione e formazione gratuita all'arte e con l’arte; e ora finalmente abbiamo deciso di offrire noi direttamente un più ampio e articolato servizio formativo, e di cercare in corsa coloro che siano realmente desiderosi di investire energie e risorse in un progetto di crescita culturale e di rinascita umanistica e artistica di questo Paese ridotto allo stremo.

In un Paese che per secoli ha vissuto di arte e con l’arte, e che per tanto tempo ha dato alle nuove generazioni una prospettiva di vita che non fosse alienante e disumanizzante, non dovrebbe essere considerata un’«utopia irrealizzabile» sognare che la «rinascita» possa provenire da investimenti culturali sull’arte e l’artigianato (oltre che sul patrimonio naturale). Quelle risorse e quelle abilità tramandate dalla tradizione umanistica ne hanno fatto per secoli il “Bel Paese”, la meta privilegiata del “Gran Tour”.

Con il Sistema Educativo e Formativo che vogliamo realizzare intendiamo offrire una molteplicità di servizi, anche locali offline: l’ “Orchestra Giovanile Barocca”, già nata e che già conoscete, è stato il primo passo «locale» per costruire e radicare sul territorio l’“Accademia Umanistica dell’Arte Narrativa e Compositiva” e poter coinvolgere gli abitanti nel suo funzionamento, formando nuovi umanisti che sappiano gestirla insieme a noi e contribuiscano, con la progressiva acquisizione di nuove competenze, alla realizzazione e distribuzione di tutti i servizi  anche oltre i confini regionali.

La “Scuola d’Arte, di Composizione e di Narrazione” che qui vi presentiamo, ci consentirà di erogare un servizio formativo online per tutto il territorio nazionale e internazionale, che, già al primo livello (Ambiente Introduttivo) offrirà a tutti la possibilità di diventare veri «intenditori», capaci di riconoscere e godere della qualità artistica ovunque sia presente; al secondo livello (Ambiente Educativo) insegnerà come coltivare con metodo la propria crescita umana e umanistica e come seguire quella dei propri cari in veste di esperti cantastorie; al terzo livello (Ambiente Interpretativo) insegnerà come riportare in scena e interpretare con rispetto e originalità capolavori di ogni tempo e luogo per farli scoprire o riscoprire a tutti; al quarto livello (Ambiente Autoriale) insegnerà a ideare opere complesse con ogni forma espressiva come le farebbero i più grandi autori di capolavori immortali; e infine al quinto livello (Ambiente Iperautoriale) insegnerà persino come gestire insieme a noi l’intero Sistema educativo e formativo, come implementarlo e arricchirlo con nuovi progetti e servizi.

Per quanto riguarda i destinatari della nostra Scuola e dell’intero Sistema noi ci rivolgiamo anzitutto a coloro che hanno perso le speranze - o non le hanno mai avute - di imparare a fare arte o almeno di comprenderla, di apprezzarla, e di farne lo strumento della propria crescita.

Il piano da noi elaborato per la Scuola è stato concepito per essere realmente inclusivo e aperto a chiunque voglia crescere con l’arte e imparare a farla. La Scuola ad ogni livello interagirà con una Bibliomediateca di risorse artistiche correlate alle lezioni e agli strumenti che offrirà agli allievi. E tutti gli strumenti, insieme alle risorse della Bibliomediateca, saranno sviluppati in Botteghe che alimenteranno il servizio e formeranno gli apprendisti. Infine un “Circolo di Cercatori” si occuperà di trovare le risorse di archivio e implementare gli archivi digitali necessari per il lavoro della Bottega.

Se i servizi erogati dal Sistema Educativo e Formativo potranno essere rivolti anche e anzitutto al territorio toscano e a quello veneto, dove i nostri partner potrebbero aiutarci a offrirli a livello locale a cominciare dagli utenti con disabilità e dalle loro famiglie, la nascita dell’«Accademia Umanistica dell’Arte Narrativa e Compositiva” potrebbe, per la sua unicità, diventare una risorsa di eccellenza per il territorio, che richiamerebbe collaboratori e allievi da tutto il mondo e offrirebbe i servizi ad un’utenza internazionale.

Ma per riuscire a preparare, offrire e potenziare tutti questi servizi, a cominciare dalla conversione online di quelli che per anni abbiamo offerto offline, e per arrivare a creare il Sistema che li faccia interagire tra loro per distribuirli a una comunità sempre più ampia, abbiamo bisogno del vostro aiuto, perché le spese - non i guadagni - che sosteniamo per poter garantire i servizi devono essere coperte ogni mese; e se non se ne occupa lo Stato, se non se ne occupano le amministrazioni territoriali, speriamo almeno che ci sostengano quei privati che, comprendendone l’utilità per per i loro figli e nipoti, vogliano regalare questa possibilità anche a molti altri.

Chiunque abbia le risorse per investire su questo grande progetto, rivoluzionario e lungimirante, può contribuire ad attuarlo e aiutarci così a risollevare il livello culturale del nostro Paese, anche per decolonizzarlo ed emanciparlo da quella orribile dipendenza che si è stabilita da coloro che un tempo venivano nel nostro Paese ad apprendere l’arte e che ora vengono a vendere succedanei dell’arte a chi non vuole fare alcuna fatica per studiare e imparare almeno a riconoscerla e comprenderla, ma anche a interpretarla e a farla; a chi vuole illudersi di essere un esperto consumatore di una nuova forma d’arte che non richiede alcuna capacità neppure per fruirla: quella cultura dell’«intrattenimento», ovvero la «cultura di massa», le cui origini e i cui scopi sono ben noti.

Noi vogliamo dare l’esempio e fare la nostra parte affinché il nostro «Bel Paese» torni ad essere un Paese che viva anche e soprattutto di vera arte e artigianato, sviluppando e utilizzando strumenti scientifici e tecnologici adatti a tale scopo. Vogliamo contribuire a rendere di nuovo il nostro Paese il luogo ideale dove si possa coltivare una formazione umanistica basata sul rapporto tra scienza, tecnologia, e arte, in cui la vera formazione interdisciplinare porti a far rinascere almeno dei grandi umanisti, e tra di essi dei grandi artisti, ma anche degli artigiani che lavorino e collaborino con gli artisti in un'attività nobile e dignitosa per tutti.

A tale scopo noi vogliamo ricreare anche le «Botteghe Umanistiche« in una nuova versione digitale, e dar modo ai grandi artisti e umanisti scomparsi di tornare virtualmente tra noi, proprio grazie alle nuove tecnologie, per insegnarci come loro sono riusciti a creare opere immortali.

Lo abbiamo già fatto, sperimentalmente, quando ancora il mondo era analogico, poi abbiamo continuato a farlo meglio quando il modo era diventato digitale ma senza il cloud e lo streaming. Ora possiamo farlo molto meglio utilizzando appieno le nuove tecnologie e la Rete, anche per dare ai ragazzi la possibilità di scoprire un nuovo modo di utilizzare quelle tecnologie che al momento non li aiutano a crescere ma solo a stordirsi e a coltivare ossessioni anziché passioni.

La necessità di espandere il Sistema di Servizi Educativi Formativi su scala regionale, nazionale, ed europea

La maggior parte dei genitori, ma anche dei politici e degli educatori, pensa che offrire un servizio a chi ha bisogno di crescere, e per giunta se è anche portatore di disabilità, consista soltanto nel garantire il suo benessere e la sua partecipazione sociale, ma non si interroga su quale tipo di benessere dare, e come possa avvenire la partecipazione in un mondo in cui gli individui sono sempre più soli e possiedono scarsissime capacità di elaborazione, di comunicazione, di narrazione e di comprensione.

Questo sforzo, sia pure mosso da buone intenzioni, si traduce di solito nel proporre un’attività di intrattenimento, una sorta di festa continua, di gioco per far dimenticare ai ragazzi la condizione in cui si trovano, e illuderli che i loro problemi non esistano. Questo comportamento ingenuo o ingannevole, per il quale qualunque mezzo per ottenere un po’ di benessere e un po’ di socializzazione va bene, si scontra con i problemi di fondo da cui nascono la solitudine e il malessere.

Ciò che noi proponiamo e offriamo ai ragazzi e a tutti coloro che vogliano avvicinarsi all'arte, in particolare alla narrazione artistica, è un «sistema», fatto di strumenti e di oggetti, di studio e di fruizione, per raggiungere uno scopo principale da cui derivano anche gli altri, compresi quelli che stanno tanto a cuore dei genitori, degli educatori e dei politici. Lo scopo principale per noi è quello di stimolare e curare la crescita interiore dei ragazzi sotto ogni aspetto. E non solo dei ragazzi, ma anche di chi non ha più possibilità per continuare a crescere.

Il problema più grande che hanno i ragazzi oggi è di non avere intorno adulti che sappiano dare loro ciò che occorre per crescere. Noi vogliamo aiutare le famiglie, gli educatori e tutti coloro che in ambiti istituzionali e politici sostengono l'importanza dell’educazione e della crescita culturale per poter formare una nuova generazione in grado di rendere il mondo migliore. Lo vogliamo fare offrendo ai ragazzi, e non solo, la possibilità di crescere sul piano umano e umanistico, ovvero sul piano intellettivo, scientifico, artistico, etico e morale. E lo faremo in un modo originale, perché li faremo confrontare con quegli oggetti complessi che di solito sono evitati persino da chi pensa di non avere problemi o disabilità ma non si domanda se possiede quelle abilità, quelle capacità di comprendere, di elaborare, di comunicare, di narrare, di indagare, di scoprire, di inventare, che occorrono per fare arte, scienza, e arte con la scienza.

Il problema maggiore, perché non riconosciuto, è che viviamo in un mondo che soffre di deficit di diverso tipo, a cominciare da quello che finalmente tutti ammettono ma pensando che derivi soltanto da carenze educative, linguistiche, e da mancanza di erudizione. Dietro espressioni come “analfabetismo funzionale”, “povertà di linguaggio”, e “povertà educativa” si nascondono deficit ben maggiori, che si rivelano nell'incapacità di elaborare, nell'incapacità di intendere, di connettere e quindi di poter studiare e fare arte con la scienza. Questi sono gli ostacoli che noi possiamo e vogliamo aiutare ad affrontare senza cercare scorciatoie per evitarli.

Il compito che ci siamo dati, dal momento che abbiamo compreso in che modo aiutare chi ha maggiori difficoltà e bisogno del nostro aiuto, non esclude il compito, complementare, di aiutare chi, dopo aver investito tanto per crescere, dopo aver studiato tanto anche godendo dell’aiuto di bravi maestri, non trovi più stimoli e risorse per continuare a crescere. Noi vogliamo prenderci cura anche di coloro che hanno già sviluppato capacità straordinarie e che meritano attenzioni particolari per poter compiere ulteriori salti di qualità. La nostra vuol essere anche la «Scuola per bimbi intelligenti», oltre che per ragazzi e  adulti che non vogliono rinunciare a coltivare la loro intelligenza e sono interessati a svilupparla e applicarla trattando l’oggetto più ambito e stimolante: la narrazione artistica in ogni forma espressiva.

Insomma, noi non vogliamo escludere dal nostro piano educativo e formativo proprio nessuno: tanto chi ha bisogno di uscire dal degrado culturale che lo ha reso incapace di continuare a crescere, quanto chi, pur con limiti e  disagi, abbia già compiuto dei passi per avvicinarsi all’arte della narrazione e della composizione, la ami e la pratichi con le capacità che ha già acquisito, ma al contempo ricerchi chi possa insegnargli come comprenderla e praticarla meglio,  proprio come hanno saputo farlo quegli autori che hanno realizzato le opere che più ama.

Noi vogliamo offrire a tutti i nostri potenziali allievi un'opportunità di crescere molto di più di quanto le istituzioni educative e culturali - a cominciare dalla famiglia e dalla scuola - si siano rassegnate a considerare come livello accettabile e sufficiente. Noi possiamo e vogliamo mostrare come chiunque, qualora sia stimolato adeguatamente, e sia guidato e aiutato in un reale percorso di crescita, possa spingersi molto più in là dei propri limiti attuali, e possa rapidamente imparare a ragionare come un vero scienziato e un vero artista, pur se non ai livelli a cui può giungere uno scienziato o un artista dopo tanti anni di studio, di ricerca, di progettazione.

Ma questo vuol dire che anche ragazzi con disabilità possono non rimanere esclusi da quel mondo della scienza e dell’arte che nobilita gli uomini e da cui sono esclusi ormai anche molti di coloro che credono di farne parte ma che, senza accorgersene, stanno solo recitando il ruolo dello scienziato e dell’artista, senza aver acquisito le capacità, il metodo, e gli insegnamenti necessari per poter continuare a fare ciò che ci hanno lasciato in eredità quei Maestri da tempo scomparsi ma che ancora tutto il mondo ammira o invidia.

Nella nostra Scuola bimbi molto piccoli imparano a investigare i progetti compositivi e narrativi dei più grandi autori di racconti per l’infanzia, ne esplorano e scoprono le parentele implicite, arrivano a riconoscere i modelli archetipici condivisi e riescono persino a dare continuità, senza timore e soggezione, a quei progetti. Comprendendo dall’interno come sono fatte e come funzionano opere che amano, non solo riescono a cogliere aspetti che solo adulti ben preparati riescono a vedere, ma arrivano a creare nuovi capitoli ed episodi di racconti e saghe immortali, elaborando tanto le soluzioni narrative quanto quelle compositive con i medesimi principi utilizzati dagli autori di quei capolavori.

Ovviamente questo lavoro può dare risultati incredibili se si inizia a praticarlo con utenti molto piccoli. E noi vogliamo offrire alle famiglie, agli educatori per professione e non, e ai ragazzi stessi l’opportunità di intraprendere questo cammino educativo non appena siano in grado di sviluppare le capacità elaborative e abbiano bisogno degli strumenti e degli oggetti di studio più adatti per nutrire la mente e l’animo.

Noi ci adopereremo affinché tutti i nostri e i vostri allievi possano raggiungere quel benessere e quella sicurezza interiore che nascono dalla consapevolezza di poter accrescere le proprie capacità, di poter comprendere opere complesse, di poterle interpretare e di poterne progettare altre che, anche se non avranno ancora la medesima complessità degli oggetti studiati, possederanno alcune di quelle qualità.

Ovviamente non si tratta dello stesso benessere, effimero e illusorio, derivante dallo stordimento, dalla sazietà o semplicemente dal sentirsi parte di una natura che ci circonda. Quel benessere lo può raggiungere anche il vostro cane quando lo portate a correre, perché consiste nel riuscire a soddisfare i bisogni primi, o, nel caso degli uomini, nell’illudersi di poter soddisfare anche i bisogni secondi fruendo dei prodotti standardizzati per l’intrattenimento, che non mettono in moto le capacità elaborative e non aiutano a crescere.

Il piacere che provano la nostra mente e il nostro animo quando li nutriamo con l’arte può essere scoperto dai ragazzi sin da piccoli, ma può anche essere riscoperto o scoperto dagli adulti qualora non abbiano avuto la fortuna di godere di quell’educazione scientifica che aiuta a sviluppare le capacità elaborative, e insieme di quell’educazione estetica che aiuta a riconoscere il bello e la qualità ovunque si trovi.

Inoltre chi cresce con l’arte può anche condividere con altri questo tipo di piacere così elevato e raffinato (pensate alla nostra «Orchestra Giovanile Barocca»), magari studiando, ragionando, progettando e godendo insieme di cose meravigliose quando anche i compagni sono in grado di apprezzarle; e questo crea profonde affinità nell’animo e nel modo di pensare, crea collaborazioni e contribuisce a far rinascere le Botteghe, quelle in cui gli umanisti che condividevano i medesimi ideali, le medesime ricerche e progetti, lavoravano insieme per riportare alla luce opere dimenticate, per prevenire l’oblio interpretandole e diffondendone la conoscenza, e per crearne altre.

Ma affinché tutto questo avvenga (di nuovo) occorre anzitutto che gli uomini ritrovino l’interesse, l’ambizione e gli stimoli che occorrono per studiare, per imparare e per prepararsi a riscoprire e a trattare quei tesori artistici le cui chiavi di accesso sono diventate segrete o sono state perdute da troppo tempo. Da quei tesori sono rimasti esclusi non perché non possono entrare in un museo o viaggiare per ritrovarli. Molti di quei tesori sono ancora visibili alla luce del sole, ma occorrono gli occhiali giusti per coglierne la bellezza e per imparare ad imitarla. Senza di essi, anche i più volenterosi, se oggi entrano in un museo o in un libro antico non riescono a vedere quella stratificazione di informazioni che esso racchiude e meno che mai riescono a comprendere come è fatto, ovvero come fa a funzionare per poter offrire tanta ricchezza.

Purtroppo anche le cosiddette «guide», umane o artificiali, non riescono ad andare oltre ciò che circonda le opere d’arte: quello che sta dietro, davanti o intorno ad esse. Così l’arte appare oggi una «scatola nera» da cui si è affascinati ma di cui si ignorano tanto i tesori in essa racchiusi quanto i meccanismi che la fanno funzionare; e l’incapacità di accedervi è giustificata con la convinzione che non ci sia nulla da comprendere oltre quello che ciascuno con i suoi mezzi può cogliere, o, peggio, quello che ognuno vi «proietta»; come su una macchia di Rorschach in cui ognuno vede quel che desidera.

Per questo pensiamo anche ai veri artisti che hanno fatto tanta fatica per costruire opere che quasi nessuno sa più comprendere, perché quasi nessuno riesce a raggiungere oggi quella preparazione, tanto simile alla loro, necessaria per accedervi. Proprio per questo ci impegniamo a formare anche il loro potenziale pubblico, insegnando a tutti come coltivare una passione artistica ad ogni età.

Questo progetto trasforma la nostra attività formativa in una vera e propria Scuola di alta formazione e perfezionamento in arte narrativa, aperta a tutti sin dall’infanzia, affinché chiunque, collegandosi con un semplice dispositivo, abbia la possibilità di continuare a crescere, esercitando, sviluppando, applicando la propria mente sulla cosa più bella che l'uomo può fare: l'arte con la scienza; cioè l’unica attività che ci avvicina sia alle capacità di coloro che hanno creato capolavori immortali sia ai segreti della Natura, i cui capolavori, da sempre, sono gli oggetti ideali dell’Arte della Scienza, affascinano tutti gli uomini quanto o più dell’arte, e rimangono incomprensibili, proprio come l’arte, se non si padroneggiano veri e propri strumenti scientifici.

Infatti tutti, di fronte ai capolavori della Natura, rimangono sbalorditi, ma tuttavia non si chiedono come siano possibili, presumendo che la Natura o Dio ci abbiano fatto quel bel regalo immeritato. Quasi tutti, di fronte ai capolavori artistici, rimangono altrettanto sbalorditi, e pensano che il merito sia di piccoli e grandi «geni» baciati dalla fortuna, cioè dall’insondabile Destino. E se i «capolavori della natura» sono rovinati dalla disattenzione degli uomini per gli effetti collaterali delle loro azioni orientate al profitto, i «capolavori dell’arte», quando non sono considerati vendibili o affittabili per trarne profitto, vengono abbandonati all’incuria e dimenticati. In entrambi i casi il problema di curare e arricchire il patrimonio (naturale e artistico) è considerato secondario e rimandabile, perché non fa parte delle priorità di chiunque governi il Paese più ricco di beni artistici e tra i più ammirati per le bellezze naturali.

C’è quasi una vergogna ad occuparsi del «bello», come se ciò che è necessario alla sopravvivenza sia solo l’«utile», e come se il «vivere», non il «sopravvivere», non includa anche ciò che occorre per tutelare e accrescere il bello dell’arte e della natura. Chi si accorge di questa grave mancanza? I bimbi, che cercano il bello più dell’utile (amano le belle storie e desiderano nutrire il loro animo con esse), e coloro, tra gli uomini, che si accorgono di essere stati privati, negli anni, di questo «lusso»; perché tale è considerato da coloro che scambiano il diritto alla bellezza dell’arte e della natura con il privilegio di poter godere di quel piacere elementare di circondarsi di cose costose e di marca ma così prive di qualità da essere intercambiabili, sostituibili, e da esaurire in fretta il conforto che possono offrire. La ricerca spasmodica di «quantità» sempre maggiori di beni materiali non può supplire all’incapacità di cogliere e godere della «qualità» di opere che rimangono inaccessibili a chi non possiede gli strumenti per riconoscerle, per comprenderle, e per apprezzarle.

L’attività che facciamo ci permette di arrivare a scoprire e a far scoprire i segreti dell'arte attraverso la scienza, ma anche di far comprendere la scienza attraverso l'arte, perché l’arte, con i suoi modi, ci narra quello che la scienza ha definito e teorizzato, almeno riguardo: l'animo umano, il rapporto tra l'uomo e la natura, il rapporto tra l'uomo e gli altri.

Attraverso la Scuola potremo finalmente offrire a tutti i nostri allievi, a cominciare da coloro che senza di essa sarebbero esclusi da tale diritto, la possibilità di ragionare su oggetti complessi, anziché presentar loro dei succedanei. Chiunque coglierà questa opportunità potrà provare la gioia di riuscire a scoprire - e di imparare sempre di più a padroneggiare - i meccanismi dell’arte e della scienza, in un percorso di studio non frustrante ma molto appagante, in cui, passo dopo passo, potrà apprendere sempre di più sia riguardo a come investigare ed esplorare l'arte narrativa, sia riguardo agli oggetti che scoprirà o riscoprirà in viaggi senza fine.

A noi interessa che i nostri allievi incrementino le loro capacità e al contempo il bagaglio di conoscenze su cui possano esercitare le nuove capacità che acquisiscono. Perciò abbiamo creato insieme una Scuola e una Bibliomediateca, correlate sistematicamente tra loro in modo che gli strumenti di studio siano linkati a numerosi possibili oggetti studio. Noi intendiamo realizzare, insieme a chi vorrà essere nostro partner, un «sistema» formativo virtuoso dove la disponibilità di oggetti sempre più complessi, sempre più ricchi e di diversa natura, si accompagni all'acquisizione di strumenti sempre più sofisticati per poterli apprezzare, e per poter imparare, proprio dallo studio di quegli oggetti, come come si fa a progettarli e a farli funzionare.

Come già facciamo da anni, noi potremo valorizzare, con un piano ambizioso e con gli aiuti necessari, molti più capolavori dagli archivi dei più grandi autori della tradizione umanistica. A questo scopo noi abbiamo già ricostruito virtualmente (attraverso adeguate riproduzioni digitali) o acquisito materialmente alcuni archivi di grandi umanisti, anche grazie alla fiducia accordati da chi ne possiede i diritti o da chi ha raccolto quelle risorse affinché qualcun altro, come noi, le potesse valorizzare.

Chi ci ha seguito negli anni sa come noi riusciamo a trasformare le opere dei Maestri, - rappresentate dai preziosi documenti di archivio raccolti, restaurati, e resi di nuovo disponibili - in manuali e sistemi di studio interattivi adatti per far ricavare le straordinarie capacità di quegli autori dalle loro stesse opere, ma anche per far comprendere il funzionamento delle loro opere grazie all’acquisizione delle stesse capacità con cui essi le hanno progettate.

Grazie a questi strumenti innovativi correlati sistematicamente alle opere prese in esame, gli allievi della nostra Scuola, anziché andare ad apprendere l’arte - o un succedaneo di essa - da qualcuno come loro che ne sappia poco più di loro, potranno andare indirettamente a lezione dagli autori di opere senza tempo e senza frontiere; e, anziché scoraggiarsi, scopriranno come la progressiva comprensione della complessa architettura di quei quelle opere e della rete di correlazioni implicite che le lega possa consentire loro loro di avventurarsi nella progettazione di nuove opere imparentare con esse, proprio «come le farebbero» quegli autori.

Dare a tutti un'alternativa a ciò che la cultura di massa offre per stordirsi con il semplice e bruto intrattenimento ci consente di aiutare tanti a non spendere più il proprio «tempo libero» solo in «distrazioni» o in giochi ripetitivi che lascino gli «intrattenuti» come erano, semplicemente un po' più appagati dalla compagnia, o da un punteggio o da un premio, o da qualche capacità tecnica in più, come il miglioramento dei tempi reazione per istinto, o peggio per automatismi.

Questo paradosso può essere più esplicativo: mentre le attività cosiddette per l’intrattenimento, sollecitano e consolidano gli automatismi, la nostra attività viceversa aiuta a sbloccare gli automatismi, a mettere in modo le capacità intellettive, le sinapsi, le capacità elaborative, quelle che viceversa la cosiddetta cultura dell'intrattenimento inibisce.

Ecco, noi pensiamo che ci sia un percorso, non lineare, che ciascuno, dall’infanzia fino alla vecchiaia, può intraprendere e può seguire apprendendo sempre di più, diventando sempre più capace, intelligente, e applicando la sua intelligenza al «gioco più bello del mondo», quello di imparare a comprendere, a raccontare, e a creare storie; quelle storie che, se dotate delle qualità dei racconti che sono diventati patrimonio universale dell’umanità, potranno sopravvivere anche a chi le ha create, perché, come tutta l’arte, saranno senza tempo e senza frontiere.

Nella nostra società aumenta progressivamente il numero di individui incapaci di intendere, incapaci di connettere, incapaci di far crescere se stessi e la società a cui appartengono, e quindi, purtroppo, in grado di danneggiare i loro stessi figli e le generazioni che verranno.

Noi ci siamo presi una responsabilità, e auspichiamo che ci siano dei potenziali partner che la vogliano condividere con noi: offrire una possibilità e una speranza anzitutto a quelle famiglie che vogliono investire sui loro ragazzi e a quegli educatori che vogliono investire sui loro allievi, ma anche a quegli individui che vogliono investire su se stessi, perché non vogliono accontentarsi di ciò che sono diventati a causa di una società che non li ha aiutati a crescere, e della cultura di massa che continua ad alimentare e soddisfare solo i loro istinti e automatismi, persino illudendoli che soddisfacendoli «ad arte» … sia una forma d'arte.

Il nostro primo obiettivo è dare un'opportunità almeno a coloro che non hanno ancora alcuna responsabilità per il degrado in cui viviamo: i fanciulli, innocenti per definizione, che, se da piccoli nutrono ancora speranze, le perderanno presto per adattarsi alla società degradata in cui saranno costretti a vivere, senza ricevere adeguato aiuto dalla scuola inerme di oggi e dai genitori impreparati o assenti di oggi. Ma noi pensiamo che sia possibile e opportuno dare anche agli adulti una «seconda possibilità», a cominciare da coloro che hanno ormai perso le speranze di poter continuare a crescere e di far crescere chi ne ha più bisogno. Inoltre, senza il coinvolgimento delle famiglie e degli educatori il nostro progetto di educare all’arte e con l’arte una nuova generazione di umanisti sarebbe destinato al fallimento.

Aiutateci dunque in questa nuova impresa, e noi aiuteremo voi e le vostre famiglie a crescere e a far crescere i vostri cari, affinché tutti insieme potremo ricostruire il mondo in cui viviamo attraverso gli insegnamenti della tradizione umanistica.

Perché questo progetto può funzionare

Nell’attività che svolgiamo ogni settimana da decenni, con allievi di diversa età e condizione e anche con disabilità, noi non facciamo nulla per «dimostrare» delle «tesi precostituite», non scegliamo apposta degli esempi per «avvalorare» dei «presupposti impliciti», ma entriamo con gli allievi nei «labirinti narrativi» più complessi e ben costruiti da autori d’eccezione; e indagando, confrontando, e spiegando le complesse architetture di opere senza tempo e senza frontiere, rispondendo alle domande suscitate ad ogni tappa in viaggi cognitivi sempre più addentro in quelle opere e sempre più lontani tra tante opere, esplicitando ogni passo del processo anatomico e delle relazioni funzionali e parentologiche tra le articolazioni di quei capolavori, mostriamo come proprio da essi si possano ricavare sia una quantità di «meccanismi di funzionamento dell’arte narrativa» sia una quantità sorprendente di «meccanismi di funzionamento dell'animo umano»; tutti quelli che ognuno di quei Maestri è riuscito a indagare e narrare.

Studiando le opere dei più grandi autori, quelli che di solito sono chiamati «classici» (da non confondere con le opere e gli autori «di culto» che dettano le mode del tempo presente e che alimentano le ossessioni dei lettori/spettatori) ci si accorge infatti che la scienza attraverso i suoi «studi» ha scoperto ciò che l’arte ha da sempre compreso, narrato e fatto cogliere ai suoi lettori/spettatori attraverso i «capolavori artistici»; ma anche che la scienza - in testi a carattere saggistico e manualistico che potrebbero essere considerati presupposti o derivati dagli «studi di oggetti complessi» - ha definito ed esplicitato proprio quei meccanismi che fanno funzionare «anche» i racconti artistici, facendone addirittura oggetto specifico di studi teorici riguardo a come conosciamo e come progettiamo (epistemologia, filosofia della scienza, psicologia cognitiva …). Questo non vuol dire che la scienza parli di arte, ma che, anche quando parla di fenomeni naturali, può identificare e definire meccanismi che i più grandi autori utilizzano sia come strumenti per far funzionare i loro racconti che come oggetto nel farci indagare l’animo dei loro personaggi.

Se noi scegliamo grandi racconti classici per far cimentare i ragazzi nella conoscenza e nello studio dei meccanismi universali della narrazione artistica è proprio perché in essi i meccanismi sono usati e sviluppati meglio che in altri e in modo sistematico. Riconoscere come funziona un racconto perfetto di Shakespeare aiuta a comprendere non solo le opere di Shakespeare ma anche tutte quelle di coloro che utilizzano più o meno bene gli stessi meccanismi. E aiuta anche a comprendere i meccanismi universali dell’animo umano indagati e narrati da Shakespeare nelle sue opere.

Ognuno dei racconti complessi che prendiamo in esame (sia nelle nostre «lezioni multiprospettiche e multiplanari» che potete seguire online, sia nei nostri «sistemi di studio reticolare» con cui potete interagire secondo i vostri tempi), potrebbe essere trasformato in un «saggio sull’animo umano». Quello che l'arte ha scoperto e narrato parlandoci di come funzionano le zone più oscure dell’animo umano, anziché farlo attraverso dei saggi per enunciare teorie scientifiche, lo ha fatto attraverso dei «racconti esemplari», mostrando e drammatizzando sentimenti, conflitti e dilemmi morali universali attraverso personaggi come Amleto, come Otello, come Macbeth, le cui storie continuano a influenzare l’attività progettuale di ogni narratore, come degli «archetipi», non degli «stereotipi», a cui ci si può sempre rivolgere per trarre ispirazione quando si sono acquisiti gli strumenti cognitivi adatti per capire come si comportano e perché si comportano in quel modo quei personaggi «leggendari», come mai le loro storie coinvolgono quelle di altri personaggi, e come mai le loro storie ci appaiono imparentate con tante altre.

Ad esempio, il lungo percorso che, su richiesta di un gruppo di ragazzi con sindrome di asperger, abbiamo dedicato a classici della narrazione artistica come Frankenstein di Mary Shelley, sbrigativamente e riduttivamente classificati tra i racconti di genere «gotico» (soprattutto a causa dei pessimi «adattamenti» cinematografici) ha consentito a noi e a loro di attraversare ogni aspetto delle «mostruosità» dell'animo umano e comprendere le ragioni della perdita stessa dell’«umanità», ovvero i difficili modi per raggiungere e conservare quell’umanità che, come ci ricordano scienziati e artisti, non va data per scontata.

Attraverso questo percorso quei ragazzi sono passati dalla dipendenza da prodotti degradati e degradanti della cultura di massa all’ascolto, alla lettura, e alla visione di capolavori artistici che li hanno stimolati a investigare i conflitti interiori dei personaggi; e ora  ci chiedono di far loro scoprire e imparare l'arte dei maestri in opere sempre più complesse. Un’«ossessione» per racconti d'azione si è trasformata in una «passione» per raffinati racconti psicologici. Studiare come sono fatti e come funzionano i capolavori classici imitati e semplificati dai racconti senza qualità che costituivano la loro «dieta culturale» li ha aiutati a comprendere con chiarezza molti dei meccanismi universali che governano la narrazione artistica e al contempo molti di quelli che governano l’animo umano, quindi il loro stesso animo.

Una ragione che rende possibile questa operazione di continuo e progressivo stimolo alla crescita della mente e dell’animo dei nostri allievi sta nel loro diretto coinvolgimento nello studio passo dopo passo di capolavori dell’arte narrativa, piuttosto che nel fornire loro i risultati dei nostri studi o di esperienze fate con altri gruppi di allievi.

Un’altra ragione risiede in questo illuminante presupposto: il «carattere in continua trasformazione» dei protagonisti dei più bei racconti creati dai Maestri di ogni campo della narrazione artistica è sempre «più  complesso» di quello di ogni «persona» o di ogni «personaggio ordinario» di «racconti standardizzati» che pure a quegli straordinari personaggi e racconti tentano di ispirarsi sotto qualche aspetto. Di conseguenza, arrivare a comprendere le ragioni che spingono quei “personaggi ordinari in situazioni straordinarie” a diventare essi stessi «straordinari» e di conseguenza a prendere decisioni e a compiere o non compiere azioni che nessuno di noi compirebbe (sono “come noi ma in meglio”, direbbe Alfred Hitchcock spiegandoci perché ci immedesimiamo in loro ma poi ci accorgiamo che loro fanno “quel piccolo passo più” che noi non faremmo) aiuta «indirettamente» i fruitori di quelle «storie incredibili ma verosimili» a comprendere e spiegare «anche» i conflitti interiori e le complicazioni che devono affrontare quotidianamente. In altre parole, in questi casi e con un metodo di studio maieutico la crescita dei personaggi protagonisti va di pari passo con quella dei lettori/spettatori.

Scoprire, leggere, studiare racconti classici dimenticati, ignorati, o peggio maltrattati da riduzioni e rivisitazioni ha consentito a questi ragazzi di addentrarsi nell’animo di personaggi come il dottor Frankenstein e quello della sua creatura, nell’animo del Dottor Jekyll e quello del suo alterego il Signor Hyde, nell’animo di una «vittima e al contempo carnefice» come quello del protagonista di Psycho, e poi ancora nell’animo dell’ambizioso robottino antropomorfo protagonista di AI Intelligenza Artificiale di Spielberg e in quello del capriccioso burattino senza fili protagonista del Pinocchio di Collodi e poi della variante di Del Toro, e ancora nell’animo del vecchio tormentato usuraio alla ricerca dell’umanità perduta protagonista del Canto di Natale di Dickens, nell’animo della spia innamorata e della ragazza disposta a fare la spia per amore protagonisti di Notorious di Hitchcock, e ancora nell’animo dei tanti personaggi ordinari catapultati per uno scherzo del Destino in situazioni straordinarie come ad esempio i protagonisti di Intrigo Internazionale di Hitchcock o di La vita è meravigliosa di Frank Capra e del romanzo Il regalo più bello da cui il film è stato tratto.

Così questi racconti e molti altri sono diventati l’oggetto di raffinate serate conviviali con allievi sempre più esigenti e desiderosi tanto di espandere i propri orizzonti culturali quanto di affinare gli strumenti cognitivi ed elaborativi a loro disposizione, per poter rileggere e apprezzare maggiormente racconti amati nella loro infanzia, per interpretarli in nuovi intrecci, per scoprire nuovi racconti implicitamente correlati da amare, e per ideare loro stessi nuove varianti.

In questo modo anche la più complessa materia e le più complesse forme della narrazione artistica, che agli inizi della nostra attività noi stessi temevamo che non potessero essere colte e comprese da ragazzi troppo giovani e inesperti, o da persone ostacolate da disabilità, o da adulti condizionati da abitudini e dipendenti dalla cultura di massa, possono essere scoperte, comprese, e apprese da chiunque non si accontenti di quello che già sa e che già sa fare, e abbia voglia di continuare crescere. Ma perché questo incredibile processo di crescita si compia e non si interrompa, i meccanismi non devono essere trasmessi in modo pedagogico e dottrinale, in comizi o sermoni; occorre invece che siano «ricavati» dallo studio anatomico di opere somiglianti a quelle più amate dagli allievi, ma molto più complesse, affascinanti e stimolanti.

Scoprire, ricavare, riconoscere i conflitti dell’animo umano in capolavori della narrazione artistica non solo aiuta a crescere, ma persino a coltivare una passione artistica, scoprendo e apprendendo le soluzioni con cui i più grandi narratori sono riusciti a drammatizzare, rappresentare e narrare quei conflitti in forme adeguate alla loro complessità.

Di conseguenza, anche se sarebbe ridicolo affermare che ognuno dei ragazzi che ci ha seguito o che ci seguirà potrà diventare un artista, è sicuramente plausibile dire che tra di essi ci siano già coloro che potranno raggiungere straordinari livelli artistici nella loro vita, e altri che potranno aiutarli a raggiungerli attraverso quell’attività derivata dall'arte che è l’artigianato. Non dimentichiamo che accanto e a sostegno di un artista come Giotto, che ideava i capolavori che ancora tutti ammiriamo, c'era una Bottega d’arte dove tanti allievi, seguaci, apprendisti, lo aiutavano a realizzarli.

È ormai evidente il salto qualitativo che tutti i nostri allievi fanno seguendo i percorsi ipermediali che noi elaboriamo e insegniamo ad elaborare per consentire loro di investigare ed esplorare con sempre maggiore competenza i più complessi labirinti narrativi artistici creati da veri Maestri dell’arte narrativa. Ed è chiaramente riconoscibile la loro crescita mentre analizziamo con loro in modo sistematico - scena per scena e da molteplici prospettive e livelli analitici - i capolavori della narrazione artistica. I nostri allievi riescono ad entrare e a muoversi in quel mondo dell’arte che nutre la mente e lo spirito dell’uomo da sempre, a qualunque livello lo si voglia frequentare; e diventano progressivamente esperti intenditori, cantastorie, didatti, autori, metteur en scene.

Per rendere possibile questa attività formativa, svolta ormai soprattutto online, noi ci occupiamo non solo di valorizzare i capolavori artistici, trasformandoli in strumenti di studio, ma anche di ricercare, digitalizzare, editare, e rendere linkabili - nella Bibliomediateca anch’essa online - tutte le risorse artistiche prese in esame. Affinché dai nostri strumenti di studio possano partire link verso di esse siamo infatti costretti a raccogliere, preservare e spesso restaurare riproduzioni filologicamente corrette degli oggetti di studio, per renderle accessibili digitalmente nelle versioni e nelle forme con cui gli autori avevano ideato le loro opere, perché spesso nel tempo sono stati manipolate, decurtate, riscritte. Noi cerchiamo di ridare loro nuova vita nel mondo digitale, riproponendole nei modi con cui erano stati progettate.

Il primo esempio che troverete nella nostra Scuola, che rivolgiamo anzitutto ai ragazzi più giovani, quindi potenzialmente anche ai vostri ragazzi, è la “Saga di Babar” creata da Jean de Brunhoff, che per fortuna è entrata nel pubblico dominio e quindi ci ha permesso di poterla rieditare proprio come l'autore l'aveva pensata, e dando anche ad essa quella forma «reticolare» che permette ai nostri allievi di scoprirne progressivamente la complessità saltando da un «micro racconto» ad un altro ed esplorandola per gradi, tutta quanta, secondo il principio «una storia tira l’altra». Così, mentre scoprirete la bellezza di questo piccolo capolavoro imparerete l’arte del narrare e del comporre, e imparerete anche a ragionare come un vero artista, e quindi a utilizzare i medesimi strumenti scientifici che ogni artista possiede e utilizza - sia pure «implicitamente», ma non «inconsapevolmente»  - per creare opere perfette.

Come scoprirete esplorando il nostro Portale e utilizzando i nostri strumenti, lo studio sistematico dei capolavori dell’arte narrativa ci ha convinti da molto tempo che ci sia «scienza nell’arte», quella stessa scienza che porta gli scienziati a compiere grandi scoperte, ma che al contempo porta gli artisti a progettare grandi capolavori, adoperandola per elaborare mirabili «sintesi» di saperi dopo averla adoperata loro stessi per condurre rigorose «analisi» della materia trattata, per comprenderla prima di poterne narrare.

Se Roberto Rossellini fosse fisicamente qui con noi a collaborare alla realizzazione di questo progetto, dichiaratamente ispirato alla sua visione umanistica, vi direbbe: un «umanista» racconta con l’arte quello che ha compreso studiando con la scienza.

Se pensate che avvicinare i ragazzi a opere così complesse sia prematuro, difficile, forse impossibile, possiamo dirvi che, da quando abbiamo avviato questa attività di studio metodologico dell’arte narrativa, tutti gli allievi, dai più piccoli ai più anziani ai più in difficoltà, sono diventati sempre più esigenti. Ad esempio i ragazzi del gruppo organizzato con il GAV non hanno soltanto seguito lezioni lunghe e impegnative, ma hanno anche letto e studiato quello che abbiamo dato loro via via da consultare; loro stessi hanno richiesto di occuparci di racconti sempre più complessi, e hanno voluto inseguire le innumerevoli correlazioni tra i tanti piccoli e grandi racconti che via via scoprivano come «impliciti correlati» dei racconti che narravamo loro in veste di «cantastorie», mentre ne anatomizzavamo con loro, in veste di «investigatori» ed «esploratori», i meccanismi di funzionamento e le parentele non dichiarate.

Per i nostri allievi esercitiamo ed insegniamo ad esercitare quell'arte del «cantastorie» che li affascina e li appassiona, e fa nascere in loro il desiderio di ritornare su racconti che già conoscono per ricavare da essi ciò che non avevano compreso o colto ad una prima lettura. E una volta guadagnata la loro fiducia sono loro stessi a chiederci di guidarli nella ricerca e nello studio di nuovi racconti implicitamente correlati, tra cui opere che, per pregiudizi e luoghi comuni, avevano evitato immaginando che non potessero interessarli. Ma sono proprio le «parentele insospettate» a far scoprire loro la bellezza di opere che possono arricchirli, che possono farli crescere e quindi aiutarli ad acquisire, contemporaneamente, nuove competenze e nuove conoscenze.

Nei tanti percorsi cognitivi che abbiamo avviato, e in altri che avvieremo, la scienza e l'arte sono trattati sia come «oggetto del discorso» - perché i personaggi possono essere essi stessi «autori» di messe in scena implicite o esplicite, o «investigatori» ed «esploratori» di labirinti e trappole per topi che sfidano le loro capacità e quelle del lettore/spettatore - ma anche come «strumento del discorso», cioè come gli strumenti di studio e progettazione che gli autori hanno usato per elaborare le soluzioni narrative e compositive dei racconti da noi presi in esame per e con i nostri allievi.

Il nostro interesse per la narrazione artistica da un lato si può cogliere nell’espressione che sintetizza adeguatamente ciò ci cui ci occupiamo e che insegniamo attraverso ogni nostro servizio: “la scienza segreta dell'arte narrativa”. Da un altro lato si può spiegare analiticamente nella teoria che soggiace alla nostra attività di studiosi e didatti della narrazione artistica: la «teoria unificata della narrazione artistica», cioè lo studio metodologico, interdisciplinare e intermediale, di tutte le forme che può assumere la narrazione quando è praticata, con una o più forme espressive, da veri artisti di ogni tempo e luogo. A questo studio e al suo insegnamento ci dedichiamo da quasi cinquanta anni, coltivando gli insegnamenti dei nostri maestri, scienziati e artisti che hanno cercato di esplicitarne oltre che applicarne e svilupparne i meccanismi universali.

La scienza che i nostri allievi apprendono e applicano nella nostra Scuola riguarda non solo ciò che possono arrivare a cogliere nei comportamenti impliciti ed espliciti dei personaggi dei racconti presi in esame, identificandosi in essi, nelle loro storie, nel loro rapporto con l'universo culturale che li circonda. Certamente c'è molto da scoprire sul comportamento umano quando i personaggi sono creati da Dostoevskij o da Hitchcock o da Eduardo De Filippo.
La scienza che scoprono riguarda anche e prima di tutto il modo con cui sono costruiti e con cui funzionano i racconti artistici. C’è una logica ferrea, rigorosissima, con cui questi racconti sono narrati e composti, perché i loro autori sono veri e propri architetti che progettano sotto ogni aspetto e ad ogni livello costruzioni narrative perfette.

I nostri allievi, quindi, possono imparare a padroneggiare la scienza come strumento cognitivo e progettuale su tanti piani e in tanti modi: possono scoprirla nei modi - psicologici, antropologici, sociologici - con cui si comportano i personaggi protagonisti delle storie straordinarie prese in esame, in cui possono immedesimarsi ma anche distaccarsene al momento giusto per scoprire che la mente umana funziona allo stesso modo a qualunque latitudine e in qualunque epoca sin dall’antichità. Ma possono anche appassionarsi a scoprire come funziona il racconto stesso, come fa a coinvolgerli e a mantenere la loro attenzione oltre che a catturarla. Possono scoprire come fa un bravo autore a creare con il suo «labirinto narrativo» un «sistema di domande e risposte implicite» che scaturiscono dai conflitti interiori dei personaggi e dall’intreccio delle loro storie; un reticolo di fili invisibili che partono e arrivano da ogni scena e che devono annodarsi tutti o quasi entro la conclusione del racconto. Possono anche arrivare a scoprirla nell’organizzazione reticolare del racconto, comprendendo che ogni racconto artistico è solo apparentemente lineare, perché una volta entrati nella sua architettura si rivelano, all’occhio esperto, le tante connessioni tra le articolazioni del racconto su molteplici piani e da molteplici prospettive. E infine possono sviluppare a tal punto il loro interesse per la narrazione artistica da avvertire la necessità di uno studio interdisciplinare rigoroso e sistematico come quello che offriamo al livello autoriale della nostra Scuola, il livello in cui si studia come ricavare da un medesimo grande progetto autoriale tutti gli insegnamenti necessari per diventare autori, e non di meno degni allievi a distanza di grandi Maestri nell’elaborare nuovi progetti.

Chi si iscrive alla nostra Scuola può impadronirsi dei tanti strumenti che noi offriamo fino al livello a cui intende giungere. Può seguire la Scuola come appassionato «esploratore e investigatore», diventando gradualmente esperto «intenditore» di arte narrativa, o addirittura come «cantastorie» divertendosi a elaborare intrecci per riraccontare l’opera di un grande autore in tanti modi, scoprendone nuovi non meno interessanti di quello proposto dall’autore; e può persino spingersi fino al livello in cui sarà in grado di ideare, come un vero «autore», opere che funzionino con i medesimi meccanismi e possiedano la medesima complessità di quelle che ha indagato insieme a noi.

Per essere ancora più chiari: lo studio dell’arte narrativa - soprattutto se coltivato sin da piccoli - consente di scoprire e apprendere quella «scienza segreta» che è presente a tutti i livelli nell’architettura di un «capolavoro artistico» come lo è nell’apparentemente «semplice» architettura di un un piccolo «capolavoro naturale» come un fiore. I nostri allievi, sotto la nostra guida, si appassionano a osservare al micro- e al macro- scopio il comportamento «umano» dei personaggi di un grande racconto perché questi ultimi sono «artificiali» ma nello stesso tempo - proprio come il protagonista esplicitamente artificiale di AI di Spielberg - i loro sentimenti sono «reali», e il loro modo di ragionare è il medesimo che gli allievi sperimentano in prima persona nella vita reale. Quindi, entrando insieme a noi nell'animo dei protagonisti dei racconti che amano, finiscono per entrare - senza dirselo immediatamente - anche in quella parte più profonda del loro animo in cui non riuscirebbero ad avventurarsi da soli. Grazie all’arte essi possono così scoprire, in modo «indiretto», le ragioni dei loro comportamenti senza doverle affrontare direttamente, con le paure, le difficoltà, e i rifiuti che questo comporterebbe.

Sappiamo quanto è difficile compiere un «percorso analitico» anche per chi abbia preso la decisione di affrontarlo fino in fondo per risolvere blocchi e traumi che condizionano la sua vita. Il tipo di percorso insieme scientifico e artistico che proponiamo ai nostri allievi - un lungo viaggio nell’arte narrativa e attraverso di essa - facilita la scoperta dei meccanismi che a diversi livelli entrano in funzione nell’animo umano; quindi aiuta a scoprire e ridefinire in cosa consiste la propria umanità, cioè quello che rende specificamente umano un uomo, capace cioè di agire non solo secondo gli istinti (come viceversa sembrano suggerire quei racconti che contengono la frase più banale del mondo: “segui l’istinto”). Ma scoprire che un personaggio può fare delle scelte, prendere delle «decisioni antieconomiche» o che vadano addirittura «contro i propri istinti naturali» per salvare la propria umanità, gli ideali che coltiva e che cerca di mettere in atto, porta alla scoperta di una gerarchia all'interno del racconto tra: le storie, i personaggi, e i sentimenti di cui i personaggi stessi sono portatori. Si scopre cioè che si entra in un racconto da una storia di un personaggio; ma poi si scopre che quella storia si intreccia con altre che per certi versi la ostacolano e per altri la aiutano, accidentalmente, per far funzionare il racconto; e si scopre anche che le storie sono costruite per fare emergere i personaggi e quindi il loro carattere, che li definisce; e proprio dallo studio di quel carattere si arriva a scoprire i sentimenti universali e i conflitti che attraversano l’animo dei personaggi, che muovono le loro intenzioni, decisioni, e azioni, e che spesso costringono i protagonisti a scegliere tra sopravvivere loro stessi o sacrificarsi per far vivere i loro ideali.

Le storie diventano dunque l'occasione per arrivare a vedere con gli occhi della mente, attraverso il comportamento dei personaggi, chi essi sono e chi possono diventare. Da un lato si seguono le trasformazioni dei personaggi sollecitate da ciò che le storie li costringono ad affrontare: quegli incidenti, quelle complicazioni che il Destino-Autore semina nel racconto. Da un altro, via via che si entra nell'animo dei personaggi, l’interesse si sposta dalla loro storia ai sentimenti di cui si fanno portatori: quegli ideali che possono sopravvivere ai personaggi e per i quali noi accettiamo che essi arrivino anche a morire, pur di mantenerli vivi.

Ecco, questa complessità i ragazzi possono comprenderla fin da piccoli nelle favole e nelle fiabe; e così possono avere la «fortuna» - se gliela diamo - di coltivare fin da giovanissimi una passione artistica che influenzerà positivamente tutta la loro vita, sia per fare di loro dei cittadini migliori sia per consentire loro di imparare e di praticare il mestiere più bello del mondo: quello di raccontar bene belle storie che sopravviveranno a loro e che potranno continuare a contribuire, come capolavori immortali, alla crescita di nuove generazioni.

Ora noi vogliamo dare questa possibilità a tutti i ragazzi, ma anche a quegli adulti che non l’hanno mai avuta e che crescono cercando distrazioni, intrattenimento e stordimento che facciano loro dimenticare il vuoto interiore e alleviare il loro malessere; e vogliamo darla anche a coloro che hanno perso o non hanno più avuto occasioni per continuare a crescere, perché la società ha smesso di dargliele.

Di fronte alla “povertà educativa” che ormai colpisce l’intera società ci accorgiamo che le famiglie e la scuola sono estremamente vulnerabili, così come ci appaiono inermi di fronte alla cultura del «degrado»: quella «cultura di massa» che ha fatto propria l’ossessione per il “trash”, metaforicamente e materialmente ben rappresentata dall’ossessione dilagante per il “cibo spazzatura”, per i film e le serie spazzatura, per l’intrattenimento spazzatura dei reality e degli youtuber, che stanno abbrutendo le nuove generazioni attraverso i canali più invasivi costituiti dai social network, accessibili da qualunque dispositivo.

In molti casi i ragazzi sono vittime inermi delle incapacità dei loro stessi loro genitori o di impreparati maestri che a loro volta non hanno avuto opportunità per coltivare passioni artistiche e crescere con l’arte, e quindi non possono, anche se vorrebbero, aiutarli a crescere. E coloro che non hanno avuto modo di crescere apprezzando la bellezza dell'arte e della natura ora costituiscono per la società un problema gigantesco da risolvere, perché vivono solo per saccheggiare il nostro pianeta, per accumulare fortune economiche distruggendolo.

La società in cui viviamo si trova impreparata ad affrontare questi problemi. Tutto ciò che può offrire alle nuove generazioni, quando fa piani per prendersi cura di esse, è un lavoretto da pochi soldi per sopravvivere e un alloggio di fortuna. Per il resto c’è il «mercato dell’intrattenimento», il narcotico per far dimenticare le frustrazioni che porta grandi guadagni a chi se ne occupa. Le tante imprese private che sono nate per gestirlo attraverso i social media sanno bene che chiunque, anche in condizioni di grave degrado e miseria, qualora non abbia perso completamente la propria umanità, è sempre pronto a rinunciare a un pasto caldo pur di soddisfare il «bisogno secondo» - tipicamente umano - di «sognare ad occhi aperti».

Il desiderio di reinventare la realtà per immaginarla «non come è ma come vorremmo che fosse» è una necessità irrinunciabile che nasce fruendo le favole e fiabe, e si sviluppa fruendo e magari anche interpretando e progettando racconti artistici. E questa necessità, proprio perché irrinunciabile (quand’anche sottovalutata), finisce sempre per essere soddisfatta in qualche modo, anche se non viene sviluppata e coltivata. A soddisfarla ci pensano ad esempio quelle mediocrità letterarie e audiovisive che la società - ancora prima di diventare la società dei consumi e del conformismo - offre da sempre come «succedanei dell’arte»: dal romanzo di appendice al fotoromanzo alla soap-opera c’è una continuità che sta nella funzione che assolvono. Le stesse soluzioni «più avanzate» offerte oggi dalla cultura di massa - la realtà virtuale e l’intelligenza artificiale - hanno fortuna proprio perché offrono risposte - sia pure sostitutive - a questo bisogno ineludibile. Anche in assenza dell’arte e delle capacità per apprezzarla il bisogno permane, anzi cresce; ma se, insieme ad esso, cresce anche il mercato dell’intrattenimento, non altrettanto cresce la consapevolezza di star bevendo acqua salata per placare una sete che solo l’arte può soddisfare realmente e pienamente.

Perciò dobbiamo ritornare a occuparci di arte, sia curando i nostri patrimoni artistici sia insegnando ai ragazzi come si studia e come si fa arte con la scienza, perché queste attività rendono più umani e danno la possibilità di essere annoverati tra coloro che da secoli arricchiscono il nostro Paese, facendone non solo un'attrazione per turisti ma anche uno dei luoghi al mondo dove si possa vivere meglio, anche grazie all’arte presente ovunque.

Dobbiamo ridare questa possibilità anzitutto alle nuove generazioni; ma dobbiamo ridarla anche a chi l'ha persa, e a chi non ha la possibilità di continuare a crescere anche ad un'età in cui non c'è più nessuno che se ne preoccupi. Con la nostra attività vogliamo cercare di dare un contributo in questa direzione; e naturalmente cerchiamo partner che ci aiutino in un’impresa che da soli, con le sole nostre forze e con i nostri mezzi individuali, con il nostro volontariato, non possiamo realizzare.

Vi abbiamo fornito molti argomenti su cui riflettere, e speriamo che quello che vi abbiamo raccontato fin qui vi faccia venir voglia di collaborare con noi per riuscire a coinvolgere, insieme, un numero sempre maggiore di utenti, per riuscire a implementare i servizi e arrivare a rendere pubblico il Sistema Educativo e Formativo che stiamo creando.

Ciò che abbiamo già raggiunto, pur con poche risorse, negli ultimi anni, è senza dubbio incoraggiante ed esemplificativo. Da quando abbiamo deciso di trasferire quasi tutta la nostra attività online e di creare un sistema di servizi che funzioni anche a distanza abbiamo elaborato e realizzato nuove soluzioni per raggiungere tutti gli utenti, anche sfruttando a tale scopo l’intelligenza artificiale e lo streaming online.  L’investimento iniziale su un numero necessariamente limitato di utenti, ha già dato i suoi frutti. Abbiamo realizzato tanto e siamo pronti a offrirlo a un’utenza sempre più ampia affinché il Sistema possa davvero incidere sulle attuali inadeguatezze delle infrastrutture educative e culturali della nostra società.

Ancora qualche parola sul metodo

Prima di concludere vorremmo fornirvi qualche altra informazione riguardo alla metodologia con cui, da quasi mezzo secolo, lavoriamo sugli archivi dei più grandi autori del passato e del presente per trasformare quelle preziose risorse documentali, in gran parte dimenticate, in nuovi potenti strumenti per formare nuovi umanisti, al contempo artisti scienziati e didatti, che siano in grado di continuare a mantenere viva la tradizione umanistica, acquisendo le competenze necessarie per poter assumere i ruoli di esigenti e preparati intenditori, interpreti, editori, autori, didatti.

Con gli strumenti che realizziamo, anche grazie allo sfruttamento di possibilità offerte dalle nuove tecnologie, ora possiamo finalmente a dare a tutti l’opportunità di entrare in opere complesse per comprenderne e apprezzarne la ricchezza; e al contempo riusciamo a dare, a chi sia interessato ad apprendere la lezione metodologica di quei Maestri, l’opportunità di scoprire e studiare i principi universali della narrazione artistica e le straordinarie soluzioni compositive e narrative elaborate con essi per far funzionare a perfezione i loro capolavori.

In ogni caso tutto ciò che i nostri allievi imparano lo ricavano - sotto la nostra guida e con gli strumenti di studio reticolare che forniamo loro - osservando come sono fate quelle opere per poter funzionare così bene, indagandone e confrontandone le architetture e scoprendone le implicite parentele.

Questo metodo ci consente di coinvolgere utenti di ogni età e in qualunque condizione, e di rivolgerci tanto agli utenti finali quanto a quelli intermedi che possono aiutarci a formare gli utenti finali.

Ora vorremmo fornirvi alcuni argomenti che vi aiuteranno a farvi un'idea di come questa nostra attività possa aiutare anche quei ragazzi o quegli adulti che abbiano problemi psicologici che frenano o che hanno frenato la loro crescita.

Anzitutto vogliamo chiarire che il nostro modo di trattare i «classici» non è quello utilizzato da tanta pedagogia e psicologia che tratta i «testi» artistici come se fossero «macchie di Rorschach», cioè come «pretesti» - al pari di qualunque «memoria di esperienze personali» - adatti a sollecitare reazioni e proiezioni che, una volta esplicitate, consentano - al terapeuta - di comprendere e di far emergere a poco a poco le ragioni personali che le hanno provocate.

Le opere d’arte ci consentono di ottenere anche sul piano psicologico molto di più di ciò che possono consentire semplici oggetti su cui i fruitori proiettano i loro vissuti e da lì con fatica si muovono per esprimere ed esternare i loro conflitti interiori in un cammino lungo e faticoso; un cammino irto di ostacoli dovuti alle difese che si alzano quando si tenta di parlare direttamente di se stessi, quando si cerca di usare la comunicazione - e per di più il linguaggio povero e standardizzato quotidiano - non per nascondere a se stessi e agli altri ciò che si pensa come si fa il più delle volte, ma per «confessare» con chiarezza e sincerità persino ciò che si avverte senza conoscerne le cause. Nel linguaggio comune, nella realtà quotidiana si impara rapidamente a usare la comunicazione per nascondere e ingannare più che per rivelare. Inoltre il linguaggio richiesto dalle attività quotidiane è povero mentre quello dell’arte è ricco. Nella realtà quotidiana le diverse forme espressive sono usate in modo ridondante e non c’è alcun controllo delle espressioni. Per giunta la comunicazione standardizzata non può aiutare a dare una forma adeguata ai pensieri che elaboriamo agendo sui ricordi per trarne discorsi che non siano frasi fatte e luoghi comuni, meno che mai sincere e comprensibili confessioni.

L’arte esplicita tutto questo, perché quando può utilizzare più forme espressive affida proprio alla parola il compito di rappresentare sia ciò che i personaggi cercano di celare mentendo, sia quegli equivoci riguardo le intenzioni dei personaggi stessi che nascono dallo scarso controllo e dall’inadeguatezza comunicativa, a meno che i personaggi che non siano essi stessi artisti. Al contempo l’arte multiespressiva affida alle immagini e ai suoni il compito di rivelare ciò che i personaggi provano, ciò che temono e ciò che sognano.

Studiare l’arte arricchisce le capacità di elaborare e rappresentare pensieri articolati adeguati alla complessità degli oggetti presi in esame, e inoltre aiuta a capire cosa succede quando si usano male le forme espressive, proprio come fanno i personaggi di cui cogliamo le loro intenzioni tradite dalle loro espressioni mentre cercano di celare maldestramente con la comunicazione i loro pensieri e i loro sentimenti.

Le opere d’arte costituiscono dunque, per i nostri allievi, sfide su molti piani; sfide che essi accettano con coraggio e passione perché sanno di poterle affrontare, preparandosi ad ogni passo per addentrarsi in oggetti complessi che richiedono non comuni capacità sia per progettarli sia per comprenderli e apprezzarli.

I capolavori dell’arte narrativa che noi studiamo e insegniamo a indagare sollecitano e agevolano immersioni sempre più consapevoli nei meandri dell’animo umano, dal momento che il carattere dei personaggi e la complessità delle loro storie sfidano il lettore a intendere e a spiegare quello che ad un primo momento - ad una prima lettura distratta e frettolosa - appare incomprensibile e inaccettabile. Dipanare gli «enigmi» e i «dilemmi» presenti nei capolavori artistici, sciogliere teoremi intellettivi, etici e morali, aiuta i fruitori - se ben guidati e preparati - a scoprire come funziona l’animo umano e ad acquisire gradualmente le medesime capacità e virtù che i personaggi acquisiscono per diventare protagonisti nel racconto.

I nostri allievi imparano a indagare i racconti artistici con sempre maggiore competenza investigativa ed esplorativa, scoprendo le diverse ragioni dei diversi personaggi che concorrono a creare una situazione complessa, intricata e non facilmente risolvibile; e così si esercitano a non vedere le cose solo da un punto di vista, necessariamente ideologico, e a trattare i dilemmi e i conflitti interiori dei personaggi come se non riguardassero anche loro, indirettamente, ma solo i personaggi. Perciò possono sempre osservare i protagonisti dei racconti - e le loro storie che si intrecciano - mantenendo un certo distacco, almeno fino a quando non si accorgono, troppo tardi, del loro stesso coinvolgimento. A quel punto, per spiegare le ragioni del comportamento dei personaggi (le loro intenzioni e decisioni) e delle scelte dell’autore, scoprono che si stanno occupando anche di loro stessi.

Il racconto artistico sollecita infatti nei lettori le stesse trasformazioni che investono i protagonisti; ma al contempo li rende una «giuria» incaricata di giudicare con criteri espliciti casi e situazioni tutt’altro che facili da comprendere.

Entrando in un racconto artistico con le nostre lezioni e con gli strumenti ipermediali che forniamo loro, i nostri allievi si trovano a cogliere e a soppesare le diverse «ragioni» dei personaggi che concorrono a creare un caso che richiede di scoprire non chi è innocente e chi è colpevole ma quanto ciascuno sia innocente o colpevole o meglio «responsabile» per diversi aspetti e per diversi ragioni dei numerosi «effetti» ed «effetti collaterali» prodotti dallo scontro tra i progetti dei diversi protagonisti. Scoprire responsabilità, cause, errori e inadeguatezze che emergono dall’analisi di apparenti accidentalità rende ogni personaggio via via più comprensibile nelle sue implicite e persino inconsapevoli intenzioni. Lo studio degli intrecci dei capolavori artistici aiuta a capire come le storie dei personaggi coinvolti si influenzino e danneggino tra loro, perché ogni progetto, ogni intenzione, decisione, e azione di un personaggio produce effetti collaterali che aiutano o complicano involontariamente le storie di altri personaggi, che finiscono per intersecarsi accidentalmente con la sua.

Indagare i «labirinti narrativi» progettati da grandi autori per capolavori immortali che attraversano da secoli ogni tempo e luogo, assumendo nuove forme, arricchendosi o impoverendosi grazie alle tante riscritture e messe in scena, e imparentandosi con altri grazie alle tante variazioni su modelli archetipici condivisi, aiuta a comprendere come il racconto e le storie del personaggi siano correlate implicitamente con altri racconti e con altre storie (non solo quelle esplicitamente ispirate ad essi), e come ogni personaggio, nel suo cammino per diventare protagonista, si arricchisca grazie al rapporto con gli altri, cioè come la sua crescita e trasformazione sia proprio il risultato di quegli incontri e scontri che ne hanno plasmato il carattere, rivelando e stimolando ciascuno diversi aspetti, e aiutando a coltivarli.

Il nostro approccio all'arte narrativa e ai capolavori artistici che utilizziamo come materia su cui esercitare, arricchire, e sviluppare capacità cognitive, elaborative, compositive, narrative, tratta i testi artistici per quello che sono: oggetti complessi, enigmatici molto più che giochi di intelligenza, perché consentono di entrare indirettamente nelle profondità dell'animo umano (attraverso le storie dei personaggi, che in un primo momento consideriamo altro rispetto alla nostra), e di farci scoprire come ragioniamo quando osserviamo, quando capiamo, quando raccogliamo dati e ricaviamo informazioni, quando cioè «connettiamo» tra loro informazioni per ricavarne altre, proprio come fa Sherlock Holmes ma anche un personaggio ordinario gettato dall’autore in situazioni straordinarie, come ad esempio fa Hitchcock con i protagonisti dei suoi  capolavori; basti pensare a Intrigo internazionale, o a L’uomo che sapeva troppo.

Entrare nella mente di un artista implica partecipare al gioco più bello e difficile che l'uomo abbia mai inventato: quello di costruire un capolavoro in cui tutto funziona, tutto è perfetto a differenza della vita ordinaria; un oggetto in cui «la forma informa», e ogni aspetto - anche minimo - di «come è fatto» rivela «come funziona».

Attraverso le nostre lezioni in diretta online e in streaming podcast, e grazie ai sistemi ipermediali e ai racconti artistici correlati ad essi, che forniamo ai nostri allievi, sollecitiamo le loro capacità cognitive, li incoraggiamo a superare i propri limiti e a scoprire meccanismi del comportamento umano che li riguardano, ma indirettamente, attraverso i personaggi e le storie con cui questi interagiscono e su cui si cimentano. E così, capendo quali ragionamenti elaborano personaggi non stereotipati ma che crescono e diventano straordinari per compiere imprese straordinarie che spingono oltre ogni limite le loro capacità intellettive, i nostri allievi hanno modo di superare i propri automatismi e di rimettere in moto le sinapsi e le capacità elaborative, imparando a ragionare come uno scienziato e come un artista.

I nostri allievi imparano rapidamente a muoversi in quella terra di nessuno in cui si apprende come nascono le scoperte e le invenzioni, come si elaborano strategie, come si costruiscono piani a lungo termine per risolvere non un piccolo problema ma una serie di complicazioni progressive. Così comprendono come le singole storie dei personaggi si intreccino tra loro per creare il racconto stesso, interagendo e influenzandosi tra loro; e come il racconto avanzi attraverso gli effetti collaterali prodotti dalle decisioni dei personaggi piuttosto che attraverso gli effetti che essi tentano di ottenere con una visione miope del gioco in cui sono intrappolati; un gioco più complesso di quanto i personaggi possano accorgersi, almeno immediatamente, ma di cui i lettori/spettatori, sollecitati dall’autore e ben preparati dallo studio sistematico di racconti artistici sotto la nostra guida, possono arrivare a «ipotizzare» le mosse e «scommettere» su di esse.

Se il fondatore degli studi della psiche umana, Sigmund Freud, ha ricavato e compreso alcuni dei meccanismi universali dell’animo umano proprio dall’arte prima che dai casi dei «pazienti umani», non dovrebbe apparire così sorprendente che noi dalla letteratura, dal teatro di prosa e musicale, dal cinema, e persino da fumetto - qualora siano stati trattati come materia per fare arte - riusciamo a far capire non solo ad una «guida» - un maestro o uno psicologo - cosa passi nella mente dei personaggi e dei fruitori, ma anche ai fruitori stessi; perché grazie a questi racconti straordinari, in cui i personaggi sono «come noi ma in meglio o in peggio», ogni lettore/spettatore si immedesima e cresce insieme a loro, e ha la possibilità, come in uno specchio deformato, di comprendere ciò che più lo tormenta più lo appassiona e più lo stimola a crescere. E se insieme al riconoscimento dei meccanismi universali dell’animo umano ha anche modo di apprendere i meccanismi universali della narrazione e composizione artistica con cui i primi sono rappresentati, allora può ambire a raggiungere una vera e completa formazione umanistica.

I «personaggi» dei racconti artistici, come ci hanno insegnato i nostri Maestri artisti e scienziati, sono in ogni caso, per definizione, più complessi delle «persone», perché «sintetizzano» nel loro «carattere» quello delle tante persone e dei tanti personaggi che gli autori hanno conosciuto e da cui hanno ricavato i «tratti distintivi» per attribuirli ai protagonisti dei loro racconti, in modo da rendere possibili le sole - tante o poche - espressioni corrispondenti ai sentimenti di cui li hanno dotati (sì proprio come delle marionette più o meno articolate e sfaccettate).

Di conseguenza non dovrebbe apparire così singolare che ai nostri allievi facciamo ricavare proprio dai personaggi dei capolavori artistici sia quella «enciclopedia dei sentimenti», dei conflitti universali dell’animo umano, che offre la materia narrativa a qualunque autore voglia metterla in forma per elaborare le soluzioni narrative con cui progettare storie e personaggi, sia quella  «enciclopedia dei principi universali della narrazione e della composizione artistica» che ogni autore ha appreso da altri autori, alla quale attinge, come da una tavolozza, per mettere in forma la materia espressiva - delle parole, delle immagini e della musica - per ideare le soluzioni compositive adeguate a rappresentare le intenzioni, le decisioni, e le azioni dei personaggi.

Il reticolo di domande e di risposte in cui si articola ogni racconto artistico non riguarda solo le scelte che devono fare i personaggi, ma anche i ragionamenti che fanno i lettori/spettatori per seguire le loro mosse, per anticiparle, per immaginare gli sviluppi di una partita che - se l’autore è un bravo autore - offre sempre più possibilità di sviluppo alla memoria elaborativa dei lettori/spettatori rispetto a quelle attuate nel racconto; così le soluzioni che l’autore attua finiscono per apparire impreviste ma prevedibili (gli autori veri non imbrogliano i loro lettori/spettatori ma li sfidano a superare i loro limiti di semplici spettatori e a ragionare come autori) perché il lettore/spettatore può raccogliere dati durante il racconto, di scena in scena, e può correlarli come un bravo investigatore per trarre le informazioni che risolvono il puzzle.

In questo modo, attraverso lo studio integrato di ogni aspetto della narrazione artistica, la «formazione umana» - intellettiva, etica, morale - che le istituzioni educative trattano come un gruppo di materie tra le altre (religione, educazione civica, filosofia …), avviene in modo armonioso e va di pari passo con la «formazione umanistica», scientifica e artistica.

Molti sono gli ostacoli che frenano questo modo di trattare l’arte e la formazione in chiave umanistica. La divisione pregiudiziale tra materie scientifiche e artistiche, lo spezzettamento specialistico settoriale del sapere in tante materie separate senza correlazioni, e per giunta il taglio prevalentemente storico o sociologico che le istituzioni propongono come modello educativo, non aiutano a entrare nei meccanismi di funzionamento degli oggetti di studio perché non favoriscono l’acquisizione degli strumenti più adatti per riuscirci.

Al contrario, chi si iscrive alla nostra Scuola lo fa per acquisire e accrescere gli strumenti necessari per comprendere, interpretare, e progettare i racconti artistici, i quali, essendo tra le opere più complesse create dall’uomo, richiedono, per funzionare come meccanismi ad orologeria e per essere pienamente compresi e apprezzati, una preparazione adeguata all’impresa.

In conclusione

Come forse già sapete, nell'ultimo anno abbiamo trasformato il nostro Istituto in una associazione APS basata prevalentemente sul volontariato, così da dare un adeguamento giuridico al nostro Istituto che svolge questa attività da quasi 50 anni prevalentemente offline. Da quest’anno inizieremo un'attività sistematica di erogazione online dei servizi educativi e formativi che già offriamo da anni e altri nuovi, Inoltre potremo continuare ad aggiornarli e arricchirli in tempo reale grazie all’infrastruttura online. Per riunire tutti questi servizi, che nell’insieme costituiscono il «Sistema Educativo e formativo» di cui vi abbiamo parlato a lungo, abbiamo deciso di aprire - ed eventualmente di radicare sul territorio, insieme ai partner istituzionali interessati - un’“Accademia Umanistica dell’Arte Narrativa e Compositiva”, che renda pubblico anche tutto quello che facciamo nelle nostre Botteghe Umanistiche da anni per realizzare i servizi e i prodotti che offriamo ai nostri utenti. In questo luogo virtuale e speriamo anche fisico (attualmente Le Botteghe e la Bibliomediateca fisica risiedono presso la nostra sede legale) potremo non solo erogare tutti i servizi ma anche formare gli apprendisti che vorranno affiancarsi a noi per imparare a realizzare e gestire i servizi, per diventare i nuovi iperautori di questo straordinario Sistema con cui intendiamo ridare vita alla tradizione umanistica.

Per quanto riguarda la nostra «Scuola di Narrazione Artistica», cuore del Sistema, oltre a dotarla di versioni implementate e fruibili pienamente online di tutti i nostri «sistemi cognitivi ipermediali» - i nostri innovativi strumenti di studio correlati alle risorse della Bibliomediateca - offriremo attraverso di essa, settimanalmente, lezioni in diretta streaming e podcast a diversi tipi di utenti, organizzandoli sia per fasce di età che per interessi e ambizioni degli stessi utenti, dai ragazzi più giovani fino ai professionisti della narrazione.
Nell’Ambiente Introduttivo, rivolto a coloro che vogliono diventare almeno intenditori di arte narrativa, tutti i curiosi potranno godere di ciò che offriremo senza richiesta di iscrizione. Gli iscritti agli altri Ambienti di Studio della Scuola avranno la possibilità di godere più estensivamente e intensivamente di: cicli di lezioni in diretta, cicli di lezioni podcast, bibliomediateca digitale, sistemi di studio interattivi collegati agli oggetti di studio presenti nella bibliomediateca, spettacoli in diretta e in streaming, mostre virtuali. La formazione che offriremo agli iscritti darà loro modo di coltivare e praticare con competenza e con l’impiego di nuove tecnologie multi e iper mediali tutte le professioni umanistiche che la narrazione artistica consente e richiede di esercitare: dal cantastorie all’interprete, dall’educatore al cercatore, al restauratore, all’editore, fino all’autore in grado di narrare con ogni forma espressiva.

Se siamo riusciti ad appassionarvi al nostro ambizioso progetto, lungimirante ma anche dalle lontane radici e fondato su successi decennali molto promettenti, attendiamo fiduciosi il vostro aiuto, per poter attuare, diffondere, e implementare insieme l’intero Sistema di servizi educativi e formativi, e speriamo anche per dare ad esso una casa, affinché possa continuare ad esistere anche dopo di noi. Intanto già da ora voi per primi avete la possibilità di goderne per tutta la vostra vita e di offrirlo ai vostri cari per favorire la loro crescita.

Il Programma formativo della Scuola

I servizi erogati online attraverso gli Ambienti di Studio della Scuola, correlati alle risorse della Bibliomediateca online e al cartellone degli spettacoli

Tutti i servizi che il Sistema Educativo e Formativo offre agli utenti, a cominciare da quelli distribuiti attraverso la Scuola, sono sviluppati nelle Botteghe e costituiscono nell’insieme un programma di studio della narrazione artistica che ciascun allievo può seguire fin dove lo spingono le proprie ambizioni, anche fino a diventare uno di noi, cioè uno degli iper-autori che dà il suo contributo affinché la Scuola e l’intero Sistema continuino a funzionare e a crescere.

Gli Ambienti di Studio - tutti correlati alle preziose risorse raccolte nella Bibliomediateca per favorire lo studio della narrazione artistica - sono infatti pensati per offrire a ogni utente, secondo i suoi interessi e le sue aspirazioni, l’opportunità di coltivare una passione artistica fin dove egli voglia giungere, superando i propri limiti e acquisendo nuove capacità per trattare la materia narrativa e compositiva. Ogni Ambiente può quindi essere considerato una «meta» oppure una «tappa» per imparare a praticare, con metodo, i tanti compiti e mestieri di cui la nostra Scuola e la Bibliomediateca interconnessa favoriscono l’apprendimento, anche ma non solo a scopo professionale.

In ogni Ambiente gli allievi potranno seguire i cicli di lezioni, in diretta online o come streaming podcast, e al contempo interagire con gli strumenti metodologici e tecnologici da noi preparati appositamente ed esclusivamente per la Scuola. I «Sistemi di Studio Reticolare» possono essere infatti fruiti dagli allievi secondo i tempi e le modalità a loro più congeniali, e dal loro interno danno accesso alle correlate risorse nella Bibliomediateca. Il loro utilizzo stimola tanto la curiosità di conoscere integralmente gli innumerevoli «correlati» quanto il desiderio di esercitare le capacità elaborative, sempre più affinate, investigando l’architettura ed esplorando le parentele di oggetti sempre più complessi; proprio come quelli che la Bibliomediateca offre agli utenti via via che diventano più esigenti e preparati per apprezzare i suoi tesori.

Gli «Ambienti di Studio» sono articolati in «Progetti», corrispondenti ai «Laboratori di progettazione e sviluppo» in cui sono articolate le nostre «Botteghe». In ciascun Laboratorio noi prepariamo i nuovi «titoli» dedicati ai «tesori della tradizione umanistica» con cui «implementiamo» tanto la «Scuola» quanto la «Bibliomediateca». I titoli vanno infatti intesi come «pacchetti» di strumenti di studio (che arricchiscono la Scuola) e di oggetti studio (che arricchiscono la Bibliomediateca) intrinsecamente connessi tra loro. I pacchetti continueranno ad essere sia aggiornati sia correlati ai nuovi «pacchetti» che ogni anno verranno aggiunti per arricchire il «Programma di Studi» di ogni «Ambiente» con nuove stimolanti proposte formative e educative.

Per ciascun «titolo» condurremo «cicli di lezioni multiprospettiche e multiplanari» e realizzeremo «sentieri esplorativi», «sistemi di studio reticolare», «mappe di labirinti narrativi per cantastorie»; e inoltre raccoglieremo, editeremo, e collegheremo a tutti questi strumenti le risorse artistiche che potrete fruire anche separatamente e integralmente nella Bibliomediateca in forma di nuove edizioni digitali (romanzi e novelle, drammi, sceneggiature, adattamenti, libretti e partiture, messe in scena teatrali e musicali, film e serie) e in alcuni casi anche integrate tra loro in forma di «mostre virtuali» e «spettacoli multimediali».

Gli strumenti e le risorse che produrremo nelle Botteghe per ogni «titolo» troveranno diverse collocazioni negli Ambienti di Studio, perché una medesima opera - di Shakespeare, ad esempio - potrà essere studiata a livelli diversi e in diverse modalità a seconda dell’Ambiente che frequenterete.

Così, se continuerete a frequentare la nostra Scuola coltivando la vostra formazione nel medesimo Ambiente di Studio, troverete ogni anno nuovi titoli; se invece frequenterete più Ambienti di Studio riincontrerete opere già considerate; e dal momento che in ogni Ambiente acquisirete nuove competenze, potrete scoprire nuove qualità nei medesimi inesauribili capolavori.

Grazie al continuo arricchimento degli Ambienti di Studio anche chi completerà tutti i livelli formativi previsti dalla nostra Scuola potrà rimanere iscritto come sostenitore dell’Accademia senza mai smettere di godere delle tante novità aggiunte annualmente alla Scuola e alla connessa Bibliomediateca. In questo modo avrà sempre a disposizione sia una «palestra per la mente e per l’animo», dove potrà continuare a perfezionare le proprie capacità di narratore e compositore, sia un’inesauribile «parco delle meraviglie», dove potrà esercitarsi ad applicarle sugli oggetti più adatti per affinare gli strumenti già acquisiti e per espandere i propri orizzonti culturali.

Il programma di ogni Ambiente (i nuovi titoli disponibili,  gli appuntamenti ricorrenti e gli eventi straordinari) include sia quanto abbiamo già parzialmente realizzato offline (e perciò da implementare e da trasformare in nuove versioni online), sia quanto intendiamo realizzare nei prossimi anni tenendo conto dei nuovi canali distributivi online.

Per conoscere quali «pacchetti» entreranno a far parte dei programmi degli Ambienti di Studio potete esplorare, attraverso la «Mappa del Portale», le articolazioni delle Botteghe, dove troverete presentazioni ben argomentate di tutti i nostri Laboratori di progettazione e sviluppo. I Laboratori delle Botteghe sono infatti «cantieri sempre aperti» dove lavoriamo incessantemente, da decenni, per potervi offrire sia gli strumenti sia gli oggetti più adeguati per la vostra crescita. In essi valorizziamo e trasformiamo i tesori della tradizione umanistica (gli Archivi dei Maestri) in contenuti per i Servizi offerti dell’Accademia, a cominciare proprio dagli Ambienti di Studio della Scuola. Così potremo sempre darvi nuove ragioni per frequentarli anche per più annualità.

I servizi che eroghiamo attraverso gli Ambienti di Studio comprendono:

- Cicli di lezioni settimanali sia in diretta online sia in streaming podcast

- per formare gli utenti intermedi: educatori, famiglie e cantastorie (per l’Ambiente di Studio Educativo)

- per educare gli utenti finali: bimbi, ragazzi e adulti (per ciascun Ambiente di Studio)

- Sentieri esplorativi introduttivi all’arte narrativa, per aiutare gli allievi a esplorare le correlazioni implicite interne ed esterne ai capolavori presi in esame, e a scoprirne le parentele (per tutti gli Ambienti di Studio, da utilizzare modularmente in rapporto ai diversi tipi di utenti)

- Sistemi di Studio Reticolare, strumenti fatti apposta per insegnare agli allievi come ricavare le soluzioni narrative e compositive dalle opere dei Maestri e come estrarre da esse i principi utilizzati per elaborarle (per ciascun Ambiente di Studio)

- Letture didattiche e Interpretazioni multimediali di capolavori dell’arte narrativa, (per ciascun Ambiente di Studio)

- Mappe Interattive dei Labirinti Narrativi autoriali, per agevolare l’elaborazione di nuovi intrecci e viaggi esplorativi (per ciascun Ambiente di Studio)

- Bibliomediateca  delle risorse artistiche correlate agli strumenti di studio (Sentieri e Sistemi), implementata con nuove edizioni autoriali e multimediali dei capolavori artistici presi in esame nella Scuola, e arricchita con opere imparentate con essi, in modo che gli utenti possano ricercare, tra le tante risorse disponibili, applicazioni autoriali di quanto appreso nella scuola (per tutti gli Ambienti di Studio)

Il primo Ambiente di Studio, Introduttivo

Questo Ambiente sarà sempre aperto - senza iscrizione - per tutti coloro che vogliano scoprire che cosa offriamo e che desiderino testarlo personalmente. L’Ambiente conterrà sia estratti di titoli implementati negli Ambienti a iscrizione, sia alcuni titoli completi creati appositamente per questo Ambiente allo scopo di consentire, a chiunque sia interessato, di comprendere come potrebbe diventare un esperto intenditore di arte narrativa in ogni forma, imparando a distinguere, per le loro molteplici qualità, opere complesse disperse nella quantità di prodotti standardizzati offerti dai canali distributivi per l’intrattenimento.
In questo Ambiente tutti potranno iniziare il percorso necessario per comprendere e apprendere l’arte narrativa in ogni sua forma, per imparare come indagare e progettare i capolavori artistici, che in quanto tali, anche solo per essere pienamente apprezzati, richiedono una preparazione adeguata.
Questo Ambiente, essendo accessibile a tutti ma senza diretta interazione tra docenti e allievi, non ci permette di seguire personalmente i nostri utenti a distanza e di offrire loro una formazione continuativa e sistematica fino al livello che essi vorrebbero raggiungere. Tuttavia consente, a tutti gli utenti che si avvicinano alla nostra Scuola, di arrivare ad acquisire alcuni criteri per riconoscere l’arte ovunque essa sia presente, per fermarsi ad osservare la forma di opere che altrimenti neppure prenderebbero in considerazione e domandarsi in che modo essa contribuisca al loro funzionamento, e infine per esplorare con il nostro aiuto le parentele implicite tra racconti non direttamente correlabili ma che condividano i medesimi modelli archetipici.

Il secondo Ambiente di Studio, Educativo

Il secondo Ambiente - a iscrizione - è quello che abbiamo chiamato propriamente “Educativo”, in quanto studiato per auto- e etero- educazione «a» e «con» l’Arte Narrativa. In questo Ambiente di studio potrete infatti disporre degli strumenti e delle risorse più adatte per la vostra crescita umana e umanistica e per favorire quella di qualunque vostro allievo. L’Ambiente è perciò rivolto sia a utenti intermedi, famiglie e educatori per professione o anche solo per passione, sia a utenti finali, allievi che vogliano frequentare direttamente questo Ambiente di Studio per apprendere gli innumerevoli insegnamenti dei Maestri dell’Arte Narrativa e Compositiva. Qui troverete strumenti metodologici rigorosi per comprendere e apprezzare i capolavori artistici di ogni tempo, luogo e forma espressiva. Qui potrete ricavare, studiando come essi sono fatti, i meccanismi che li fanno funzionare; e inizierete a padroneggiarli in attività investigative, esplorative e progettuali.
In questo Ambiente specifico potrete acquisire quelle abilità proprie dei «cantastorie», con cui imparerete a «cucire e intrecciare» storie preesistenti e ad elaborare nuovi «sentieri» per esplorare i più complessi «labirinti narrativi» creati da Maestri della narrazione artistica; potrete imparare ad assumere i punti di vista di diversi personaggi e a far «fiorire» i racconti tramite ipotesi ben fondate e argomentate riguardo a ciò che gli autori hanno lasciato implicito nei «non detti». Così, attraverso la forma d’arte del «cantar storie», imparerete a connettere e a stimolare connessioni, e a seguire ogni deviazione che inviti a recuperare storie depositate nella memoria e a scoprirne di nuove.
Per alcuni di voi potrà essere l’Ambiente definitivo da continuare a frequentare, perché ogni anno vi troverete nuovi «pacchetti» di strumenti e oggetti di studio per accrescere e soddisfare le vostre capacità di educarvi e di educare alla scienza della narrazione artistica. Qui, infatti, potrete diventare esperti intenditori, cantastorie e didatti in grado di insegnare, con la narrazione, tutto quello che occorre per coltivare una formazione completa, insieme artistica e scientifica.
Per altri tra voi questo stesso Ambiente sarà una tappa fondamentale da cui ripartire, più preparati, per continuare a studiare - negli altri Ambienti - come si diventa abili «interpreti», «autori», e persino «iper-autori» nel trattare con la scienza la materia artistica.
In questo Ambiente di Studio basilare prenderemo in esame, per voi e con voi, quei capolavori dell’Arte Narrativa i cui progetti costituiscono gli «archetipi», i modelli da cui ogni artista ha tratto forme e materia per creare nuovi capolavori in ogni campo della narrazione artistica.
Perciò in questo Ambiente potrete scoprire o riscoprire quelle opere che dovrebbero costituire il nutrimento fondamentale della mente e dell’animo di ogni bimbo; quei piccoli e grandi capolavori che dovrebbero anche accompagnare ogni individuo per tutta la vita stimolandolo a rileggerli sia per misurare la propria crescita sia per apprendere ulteriori insegnamenti racchiusi in quelle opere, accessibili solo a chi abbia raggiunto una preparazione adeguata per poterli cogliere.

Il terzo Ambiente di Studio, Interpretativo

Il terzo Ambiente - a iscrizione - è dedicato a quella forma di arte narrativa che nasce dal desiderio di «portare in scena» opere immortali, non per «sostituirle» con messe in scena teatrali, operistiche, cinematografiche, ma piuttosto per «rappresentarle» attraverso di esse; cioè per per parlare di alcune loro qualità, o più precisamente per raccontare che cosa un drammaturgo, uno sceneggiatore, un regista abbia compreso di quelle opere studiandole, e di conseguenza voglia condividere con i suoi spettatori.
In questo Ambiente di Studio prenderemo in considerazione per voi e con voi anzitutto quelle opere che sono state scritte e riscritte in versioni letterarie e drammaturgiche, talvolta dal medesimo autore.
Qui potrete studiare quelle opere archetipiche che hanno indotto grandi autori a dialogare tra loro a distanza di tempo cimentandosi su un medesimo oggetto di discorso, anche trasformando un racconto autonomo - un «romanzo» - in un «dramma» per messe in scena memorabili. E nei casi in cui siamo riusciti a trovare e acquisire per la nostra Bibliomediateca adeguate documentazioni di tali messe in scena, potremo anatomizzare e confrontare insieme a voi il progetto drammaturgico e i progetti interpretativi.
In questo Ambiente scoprirete come, anche nei casi dei più apprezzati e premiati «adattamenti» da romanzi e di «messe in scena» da drammi, i bravi «interpreti» mirano con umiltà a far venir voglia ai loro spettatori di conoscere le opere di cui parlano. Comprenderete cioè come il mestiere del «metteur en scene» sia più vicino a quello del «cantastorie» piuttosto che a quello dell’«autore» di nuove opere che entrino a far parte del patrimonio artistico. Ovvero scoprirete come anche un’interpretazione di un opera preesistente possa avere qualità artistiche e diventare essa stessa un piccolo grande capolavoro - di messa in scena - da ricordare e associare all’opera rappresentata senza tuttavia confonderla con essa. Perciò in questo Ambiente ritroverete e svilupperete ciò che avrete appreso nell’Ambiente Educativo riguardo all’arte e alla scienza di tessere, cucire, intrecciare opere che preesistono, e anche di fare da guida - tracciando percorsi - per chi voglia esplorare il vasto territorio occupato dai racconti artistici.
Scoprirete come i bravi interpreti, raccontandoci con le loro rappresentazioni alcuni aspetti di capolavori che loro stessi hanno studiato e amato, ci aiutino a comprendere e amare quelle opere e dunque ad entrare in esse con l’aiuto delle loro interpretazioni.
Tutte le altre, sempre più diffuse, operazioni di «sostituzione» dei capolavori artistici con “riduzioni” che, implicitamente o esplicitamente, inducano lo spettatore a evitare di leggere le opere da cui sono ricavate, dovrebbero essere considerate come «attentati» alla tradizione artistica e quindi alla formazione di nuove generazioni di autori e interpreti. A causa di queste spregiudicate operazioni sostitutive un ragazzo potrebbe affermare, oggi, di aver conosciuto opere che tuttavia, purtroppo, non conoscerà mai davvero, e tuttavia potrebbe giudicarle sbrigativamente senza sapere di star riferendosi solo a dei surrogati inadeguati di meravigliosi progetti autoriali.
Con ciò non stiamo dicendo che vedere La Tempesta di Shakespeare nella messa in scena di Strehler, o Vania sulla quarantaduesima strada di Louis Malle o Lettera da una sconosciuta di Max Ophuls o il Peter Pan di Walt Disney siano operazioni di allontanamento dai classici a cui queste «interpretazioni» si riferiscono. Al contrario queste possono essere considerate come operazioni di avvicinamento (non divulgativo, riduttivo e sostitutivo) ma solo se sono trattate come se fossero degli adeguati metadiscorsi promozionali, dei raffinati «trailer» che, cogliendo qualcosa di bello di un’opera immortale, e sviluppandolo in un lungo discorso su di essa, facciano venir voglia di conoscere cosa è racchiuso in essa. Persino il grande Orson Welles nel portare in scena Shakespeare a teatro e al cinema, e passando la giovinezza a fare adattamenti radiofonici dell’opera del suo Maestro pensava di star facendo un’operazione promozionale nei confronti del più grande autore di tutti i tempi. E noi con questo Ambiente, che non sostituisce quello autoriale ma semmai lo prepara, lo introduce e lo completa, vogliamo dare il giusto e importantissimo peso a quell’attività interpretativa che non tradisce i «classici», non li riduce e sostituisce ma li fa fiorire e li porta in scena. Quando sono già progetti drammaturgici racconta aspetti di essi facendoci venir voglia di conoscerli. Quando sono opere letterarie le adatta per farne progetti da mettere in scena.
Per tali ragioni questo Ambiente sviluppa ciò che noi seminiamo nell’Ambiente Educativo, dove diamo ampio spazio alla figura del «cantastorie». In questo Ambiente vogliamo continuare ad onorare l’attività benemerita dei bravi cantastorie anche quando non sono tali per professione. Sono essi, infatti, che introducono le nuove generazioni al mondo dell’arte e che portano l’arte ovunque, trasformandola in materia di tradizioni popolari e quindi offrendola di nuovo come materia ideale per nuovi progetti artistici. Ma qui vogliamo anche mostrare e insegnare come proprio quest’antica forma di arte narrativa, che ancora qualche brava nonna sa come praticare e qualche bravo attore-interprete sa come trasformare in spettacolo (pensiamo a Marco Paolini), possa diventare la forma più raffinata ed evoluta di narrazione scenica propria di un grande interprete che divenga artista non in competizione con gli autori di cui narra le opere, ma come autore di rispettosi e al contempo originali adattamenti e di autoriali messe in scena per il teatro di prosa e musicale e per il cinema o la televisione, termini ormai obsoleti dal momento che stanno scomparendo sia gli apparecchi televisivi sia le sale.
Per tutti queste ragioni questo potrà essere per alcuni di voi l’Ambiente definitivo da continuare a frequentare, perché ogni anno vi troverete nuovi «pacchetti» di strumenti e oggetti di studio per poter accrescere e soddisfare le vostre capacità di elaborare nuove interpretazioni di un medesimo racconto letterario e di farne nuove messe in scena. Qui potrete studiare come riraccontare con una o più forme espressive i capolavori dell’arte narrativa, sia per invitare i vostri spettatori a conoscerli direttamente sia per dare ai vostri studi su quei capolavori la medesima forma artistica drammatizzata delle opere oggetto di studio e di discorso.
Per altri tra voi questo stesso Ambiente sarà una tappa fondamentale da cui ripartire, più preparati, per continuare a studiare, nell’Ambiente Autoriale, come si progettano opere come quelle che qui avrete imparato ad adattare e a  portare in scena.

Il quarto Ambiente di Studio, Autoriale

Il quarto Ambiente - a iscrizione - è dedicato a tutte le forme di progettazione e produzione autoriale di opere con una o più forme espressive, e vi offre pertanto la possibilità di studiare come sono fatti e come funzionano capolavori artistici nati grazie al sapiente sfruttamento della mono- e della multi- espressività: dal romanzo di sole parole al romanzo illustrato, dal radiodramma e dal film muto fino all’opera totale wagneriana e al musical.
In questo Ambiente, concepito per dar modo ai nostri allievi di completare la formazione artistica, prendiamo in esame i progetti autoriali dei «Maestri dei Maestri», cioè di coloro che hanno saputo fare arte con ogni forma espressiva, e che, direttamente o indirettamente, hanno insegnato a fare arte a tutti coloro che possono essere considerati loro eredi e allievi.
In questo Ambiente conclusivo potrete apprendere, dallo studio sistematico di capolavori senza tempo e senza frontiere, come essi fanno a consentirci di scoprire e indagare come funziona l’animo umano da sempre, da quando l’uomo ha cominciato a raccontare storie leggendarie.
Qui potrete arrivare a progettare una nuova opera che costituisca un «complemento» - un «prequel» o un «sequel» o uno «spin-off» per usare termini a voi più familiari - di un capolavoro artistico, o meglio una nuova «variante» di un «modello archetipico condiviso» tra tanti capolavori. Così potrete anche riscoprire, in quest’ultima tappa formativa, quei modelli archetipici di cui avrete studiato l’architettura nell’Ambiente Educativo prendendo in considerazione favole e fiabe immortali.
Qui potrete studiare in modo sistematico le «soluzioni narrative e compositive» di grandi autori e risalire ai «principi universali» con cui le hanno elaborate. Potrete voi stessi esercitarvi a scoprire quali principi siano stati utilizzati per comporre una scena, riconoscendoli nelle soluzioni autoriali presenti in essa.
Inoltre in questo Ambiente potrete anatomizzare le opere più complesse prodotte dall’uomo mentre apprenderete per gradi un vero e proprio «manuale di narrazione artistica mono e multiespressiva». Così potrete far interagire lo studio metodologico dei principi della narrazione e della composizione artistica con lo studio delle loro applicazioni autoriali, in una perfetta complementarità tra l’apprendimento della «teoria unificata della narrazione artistica» con lo studio sistematico delle opere che vi hanno appassionato nella vostra infanzia e dei capolavori che da esse hanno tratto materia e forme per la loro costruzione.
In questo Ambiente imparerete a padroneggiare i «principi narrativi trasversali ad ogni forma di narrazione», e «i principi compositivi propri delle diverse forme di narrazione».
Qui apprenderete tutto ciò che occorre per elaborare un progetto artistico e controllare ogni aspetto e livello della sua realizzazione. Imparerete non solo a fare arte con la scienza, ma anche a fare arte come hanno saputo farla i maestri dei maestri che diventeranno anche i vostri maestri.
Imparerete anche a elaborare quei progetti artistici (drammi, sceneggiature, libretti e partiture) che lasciano agli «interpreti» il compito di ideare interpretazioni originali e rispettose per portarli in scena, e quindi a preparare quelle «disposizioni sceniche» che evitino sovrainterpretazioni e abusi interpretativi.
Per tutti voi, se avete deciso di portare la vostra formazione umanistica, scientifica e artistica fino al livello autoriale, questo sarà l’Ambiente definitivo da continuare a frequentare (insieme agli altri inclusi in questa iscrizione), fino a quando non avrete acquisito il pieno controllo degli strumenti necessari per elaborare un progetto artistico con le medesime capacità di coloro che ci hanno lasciato capolavori immortali; quelle opere da cui vi insegneremo come apprendere le capacità di chi ha saputo progettarle.
Con questo Ambiente vogliamo infatti contribuire a formare nuovi autori che siano in grado di arricchire, non solo di tutelare il patrimonio artistico di cui ancora possiamo godere anche grazie alla digitalizzazione di opere altrimenti destinate non all’oblio e alla scomparsa.
Qui come negli altri Ambienti ogni anno troverete nuovi «pacchetti» di strumenti e oggetti di studio per accrescere e soddisfare le vostre capacità di progettare un nuovo racconto come variante di modelli archetipici, adoperando i principi universali della narrazione e composizione artistica come li adopererebbero i più grandi autori di capolavori artistici.
Se frequenterete questo ambiente per i quattro anni previsti per completare la vostra formazione autoriale potrete ogni anno studiare un diverso modo di trattare la narrazione artistica, come lo hanno fatto i più grandi romanzieri, drammaturghi, sceneggiatori, registi, librettisti e compositori.
Una vota completato il percorso formativo autoriale potrete comunque continuare a frequentare questo Ambiente (e tutti gli altri inclusi nell’iscrizione) sostenendo la Scuola e continuando così a disporre sia di nuovi Sistemi di Studio per anatomizzare l’opera dei Maestri, sia delle tante opere dei Maestri presenti e aggiunte nella Bibliomediateca.

Il quinto Ambiente di Studio, Iper-Autoriale

Il quinto Ambiente - a iscrizione - è riservato a coloro che abbiano frequentato tutti gli Ambienti della Scuola e vogliano collaborare con noi diventando Iper-Autori, cioè progettisti dei servizi dell’Accademia.
Ogni prodotto o servizio che noi realizziamo, a cominciare da quelli della Scuola, richiede infatti capacità meta- e iper- narrative, per poterne ideare l’architettura e per poter elaborare lezioni e studi meta-iper-testuali in grado di spiegare la natura delle relazioni interne ed esterne ai racconti presi in esame.
Saper progettare un «sentiero esplorativo», un «ciclo di lezioni multiprospettiche e multiplanari», o un «sistema cognitivo reticolare» che consenta di studiare le soluzioni autoriali e di ricavare i principi con cui sono state elaborate, saper creare le «mappe dei labirinti narrativi», preparare le «letture didattiche», ideare i progetti di «spettacoli e mostre multimediali», tutto questo richiede che acquisiate ulteriori capacità oltre a quelle acquisite negli altri Ambienti Studio.
A questo livello i nostri aspiranti collaboratori possono apprendere tutto quello che occorre per arrivare ad alimentare la Bibliomediateca di nuove risorse artistiche, per progettare nuovi strumenti di studio, e quindi per creare nuovi pacchetti di strumenti e oggetti di studio correlati tra loro.
Qui imparerete a implementare i Sistemi di Studio Reticolare esistenti e a crearne di nuovi, a condurre voi stessi lezioni dopo aver condotto studi su nuovi oggetti artistici, e sempre qui, dopo aver seguito come apprendisti il lavoro dei nostri collaboratori nelle Botteghe, imparerete come seguire voi stessi nuovi apprendisti.

Emblema dell’Istituto MetaCultura

Istituto MetaCultura - Accademia dell’Arte Narrativa APS

Dal 1980 progettiamo Sistemi Reticolari per farvi apprendere i principi universali della narrazione e della composizione artistica, attraverso lo studio di capolavori senza tempo

Via Teodoro Matteini 1 - 51100 Pistoia - Tel. +39 329 859 1397 - Cod. Fiscale 90073160476
Email: info@istitutometacultura.org - PEC: istituto.metacultura@pec.it - Sito Web: https://istitutometacultura.org/