Per i Collaboratori

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Ci capita spesso di ricevere candidature per collaborare con noi, ma altrettanto spesso ci troviamo costretti a declinarle per una semplice ragione: che se anche uno è matto come noi, al punto di decidere di dedicare tempo ed energie ad un lavoro che è tanto appassionate quanto poco o per nulla remunerativo, in ogni caso dovrebbe dedicare preliminarmente tempo ed energie a formarsi per poterlo fare. 

Questa cosa appare incomprensibile e inaccettabile a persone che hanno raggiunto e superato l’età della maturità, che hanno conseguito e collezionato lauree e specializzazioni. Così come può apparire un paradosso che alcuni dei nostri collaboratori, pur essendo meno titolati degli aspiranti collaboratori e attuali apprendisti, sappiano fare cose che essi non riescono ancora neppure a comprendere. 

Tra le possibilità di collaborazione ve ne sono alcune che riguardano specificamente alcuni settori e aspetti della nostra attività: studiare soluzioni tecnologiche, preparare, tradurre e diffondere informazioni sulla nostra attività, o anche far parte della redazione del nostro Magazine purché se ne condividano gli ideali e il progetto. Grazie a queste possibilità di collaborazione potreste trovare più facilmente una collocazione nel nostro Istituto e aiutarci, se possedete le giuste competenze, a lanciare e svolgere la nostra attività online.

Ma per fare il nostro specifico lavoro, quello per cui è nato l’Istituto, oltre ad essere matti bisogna possedere una preparazione che neppure le Università più prestigiose oggi vi possono offrire. La formazione interdisciplinare richiesta implica una capacità non comune di far incontrare arte e scienza, in un modo che non si insegna e non si pratica più dai tempi di quei grandi umanisti che sostenevano che la scienza è una «bussola», il miglior strumento per intendere e fare l’arte, oltre che per capire e carpire i segreti della natura a cui l’are deve ispirarsi. 

Per queste ragioni noi non soltanto scegliamo i nostri collaboratori tra coloro che hanno avuto la fortuna di sviluppare la memoria elaborativa durante l’infanzia grazie agli stimoli di qualche bravo maestro; ma li formiamo noi stessi prendendoci cura di ognuno di loro come nostri apprendisti. 

Anche per noi è difficile scommettere se, alle prime difficoltà, quando dovrete rimettere in discussione automatismi acquisti in anni di studi settoriali e talvolta anche ideologizzati, sarete in grado di superarli, se avrete l’umiltà di tornare a studiare o invece, presuntuosamente, vi allontanerete rinunciando ad un’occasione unica per fare un salto di qualità che nessuna Università oggi vi può offrire neppure a carissimo prezzo. 

Con noi potrete apprendere un metodo di lavoro che incrocia e integra metodi di tanti studiosi che per secoli si sono passati quel testimone che ora abbiamo noi. E con noi potrete scoprire e sperimentare soluzioni metodologiche in un campo tanto appassionante quanto inesplorato. 

Continuiamo a dire e a dirci che se trovassimo altri che fanno già il nostro lavoro – magari anche meglio di noi – smetteremmo subito di farlo e ci dedicheremmo ad altro. Ma paradossalmente sembra proprio che non voglia e/o non possa farlo nessun altro. Mentre in ogni campo del sapere e del fare proliferano i «manuali», in questo campo, – dell’arte guidata dalla scienza – solo la musica ha sviluppato un’adeguata manualistica. Certo, ci sono i manuali di «storia» delle materie, ma nessuno studioso sembra interessato o preparato a sufficienza per entrare nel merito di come si fanno le cose di cui lui stesso studia la storia. 

Si studia quello che c’è «dietro», «davanti», «intorno» ai capolavori della narrazione; ma tanto lo studente quanto l’aspirante studioso o autore non hanno alcun riferimento, alcuno strumento per orientarsi, per apprendere come si fanno le cose di cui si occupano; e così finiscono per scambiare opinioni per scienza, o a rassegnarsi a sperare in quella magica o religiosa «ispirazione» che premia alcuni e punisce gli altri (i non adepti, i non credenti?).

Noi abbiamo deciso di lavorare in questo campo proprio perché mancano i manuali, manca una «rigorizzazione» degli strumenti di studio come direbbe il nostro amato maestro Alberto Cirese. Per questo abbiamo cominciato con l’adottare come compagni di viaggio proprio quei maestri che hanno dedicato una parte della loro vita, anziché a «fare» altre opere, a «riflettere su» e a «parlare di» «come» le avevano fatte e di come le facevano. Poi abbiamo cominciato a ricercare nei loro capolavori quei «meccanismi» a cui loro stessi avevano accennato facendo ogni tanto qualche esempio nelle loro conferenze e lezioni, interviste e lettere; e abbiamo scoperto la «sistematicità» dei loro progetti. Abbiamo anche scoperto che per comprendere i loro progetti dovevamo uscire dai confini dei settori in cui i loro lavori venivano pubblicati (il cinema non si studia con il cinema, direbbe Roberto Rossellini). 

Infatti abbiamo scoperto in ambiti scientifici considerati estranei all’arte molti di quei meccanismi che gli artisti usano senza dirlo. Spesso l’«implicito» è confuso con l’«inconsapevole»; e il fatto che gli autori parlino poco e malvolentieri della loro opera è considerato indizio di inconsapevolezza e non un modo con cui gli autori sfruttano le credenze del senso comune – l’alone magico che i media creano attorno a loro stessi – per alimentare gli scandali e i misteri di cui il pubblico ignorante si nutre e con cui decreta il successo dei suoi beniamini. 

Abbiamo scoperto che gli artisti bruciano i progetti, le bozze, i quaderni di lavoro, gli studi, le impalcature. In questo modo le loro opere sembrano apparire dal nulla come frutto di travagliati e improvvisi parti notturni. Ma non tutti gli autori, per fortuna, hanno seguito questa pratica di bruciare i loro progetti e nascondere le impalcature; non tutti tacciono o mentono quando li si interroga. 

Noi ci siamo chiamati Istituto “Metacultura” perché ci interessava scoprire e far conoscere i meccanismi invarianti meta-culturali, le regole del gioco delle tante partite giocate dai grandi artisti, apparentemente senza regole. E cercando siamo stati premiati. Abbiamo trovato tracce, scritti, lezioni, interviste dimenticate che ci hanno messo sulla buona strada. Per far questo abbiamo cercato aiuto direttamente dagli autori, non dai loro inadeguati studiosi. 

Per entrare nella testa di un autore bisogna imparare a ragionare come lui e comprendere le ragioni, tutt’altro che ovvie, delle sue connessioni. Per questo i nostri collaboratori devono acquisire capacità straordinarie, proprio come quelle degli autori di cui ci occupiamo. 

Dopo oltre quaranta anni possiamo dire che siamo vicini a poter presentare una teoria unificata della narrazione che superi i confini dei settori artistici e quello tra arti e scienze. La nostra Scuola non è pensata per scrittori o per registi o drammaturghi, ma per narratori inter-mediali e poli-espressivi. Infatti vi si insegnano le regole della narrazione in ogni forma espressiva e con ogni forma espressiva, separate e insieme, dalla mono- alla poli- espressività. 

Così la formazione dei nostri collaboratori deve integrare gli strumenti di diverse scienze con le conoscenze di diversi tipi di prodotti artistici, perché noi ci occupiamo di ogni forma di narrazione artistica.  Anche se uno di voi volesse specializzarsi nello studiare ad esempio racconti cinematografici, finirebbe per scoprire che, esplorando la rete delle correlazioni in base ai principi di funzionamento dei capolavori presi in esame, i correlati sono solo in piccola parte cinematografici, ma soprattutto letterari musicali e teatrali e pittorici; e non potrebbe coglierli senza la conoscenza del mondo artistico per intero. Per la stessa ragione non potrebbe cogliere i meccanismi della narrazione artistica senza imparare a ragionare come uno scienziato; non solo perché occorre la mente di Sherlock Holmes per cogliere le soluzioni che un grande artista ha elaborato per un suo capolavoro, ma anche perché lo stesso artista ha ragionato come uno scienziato che creava un complesso puzzle, un labirinto per metterci alla prova nel comprenderne la complessità e apprezzarne le qualità. 

Dunque questo servizio è dedicato a coloro che sono già – o aspirano a diventare – nostri collaboratori, cioè a coloro che hanno già intrapreso o vogliono intraprendere un percorso formativo che, come ora sapete, noi non diamo per scontato, non assumiamo come presupposto, ma di cui ci occupiamo personalmente insegnando ai nostri apprendisti e collaboratori tutto quello che purtroppo le Università e gli enti di istruzione superiore non insegnano più. 

Dal momento che la nostra attività è interdisciplinare ed è dedicata fondamentalmente agli strumenti metodologici scientifici con cui si può rendere meno confuso e aleatorio tanto il processo della creazione artistica quanto quello dell’interpretazione, e ancora quello dello studio e della comprensione dei progetti artistici, abbiamo voluto organizzare l’attività dell’Istituto in Botteghe, il cui accesso è riservato specificamente ai collaboratori e agli apprendisti aspiranti collaboratori. 

I progetti di ogni Bottega sono e saranno sempre resi pubblici nelle presentazioni delle Botteghe stesse, in cui cercheremo tra l’altro di dar conto dello stato di sviluppo di ogni progetto, affinché sia i nostri sostenitori che i nostri collaboratori possano valutare se e come contribuire allo sviluppo dei progetti stessi. 

I collaboratori avranno sempre accesso alle Botteghe e ai relativi progetti a cui vorranno partecipare. Per ogni Bottega e ogni progetto verranno resi accessibili tutti i materiali di progettazione  e realizzazione necessari, che gli stessi collaboratori provvederanno a digitalizzare e incrementare via via che se ne troveranno di nuovi e più adatti, di qualità migliore e in edizioni migliori. 

Solo i collaboratori potranno lavorare direttamente sugli archivi in nostro possesso, o su quelli che ci sono stati o ci verranno dati in comodato d’uso per poter sviluppare i nostri progetti. 

I collaboratori contribuiscono all’attività dell’Istituto mettendo gratuitamente a disposizione il loro tempo, le loro capacità, e i loro mezzi sia tecnologici che logistici. 

I collaboratori senior formano i collaboratori apprendisti fino a che questi ultimi potranno occuparsi a loro volta dei nuovi apprendisti e aspiranti collaboratori. 

Ogni collaboratore si guadagna con il suo lavoro la possibilità di poter accedere ai materiali rari e preziosi della nostra Biblio-media-teca, con cui può formarsi sotto la guida dei collaboratori più esperti; e in quanto collaboratore può contribuire alla realizzazione di un importante progetto di cui può diventare persino il referente, organizzando con gli altri interessati gli incontri di sviluppo e di formazione necessari per l’attuazione del progetto stesso.