Per i Collaboratori

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Ci capita spesso di ricevere candidature non solo di nostri vecchi allievi ma anche di studiosi e studenti, soprattutto  in ambito universitario, interessati a collaborare con noi; ma altrettanto spesso ci troviamo costretti a declinarle per una semplice ragione: che se anche uno è matto come noi, al punto di decidere di dedicare tempo ed energie ad un’attività che è tanto appassionante quanto poco o per nulla remunerativa, in ogni caso dovrebbe dedicare preliminarmente tutto il tempo e le energie necessarie per formarsi e imparare a praticarla. 

Questa cosa appare incomprensibile e inaccettabile a persone che da tempo hanno raggiunto e superato l’età della maturità, che hanno conseguito e collezionato lauree e specializzazioni. Così come può apparire un paradosso che alcuni dei nostri collaboratori, pur essendo meno titolati degli aspiranti collaboratori e attuali apprendisti, sappiano fare cose che essi non riescono ancora neppure a comprendere. 

Tra le possibilità di collaborazione ne abbiamo pensate alcune – riguardanti settori e aspetti specifici della nostra attività – che ci consentano più facilmente e rapidamente di accettare e integrare contributi esterni: studiare soluzioni tecnologiche, tradurre i nostri Servizi, produrre e diffondere informazioni sulla nostra attività, collaborare con il nostro Magazine “L’Umanista” purché se ne condividano gli ideali e il progetto, partecipare al nostro “Circolo dei Cercatori di Tesori nei Territori Inesplorati dell’Arte Narrativa” o entrare a far parte della nostra Comunità di Educatori. Grazie a queste possibilità di collaborazione potreste persino trovare in breve una collocazione nel nostro Istituto e aiutarci, se possedete le giuste competenze, a sviluppare e diffondere la nostra attività online, affinché possa raggiungere il maggior numero di potenziali utenti non solo del nostro Paese.

Invece per fare il nostro specifico lavoro, quello per cui è nato l’Istituto, oltre ad essere matti bisogna possedere una preparazione che neppure le Università più prestigiose al momento vi possono offrire. La formazione interdisciplinare richiesta implica una capacità non comune di far incontrare arte e scienza, in un modo che non si insegna e non si pratica più dai tempi di quei grandi umanisti che sostenevano che la scienza è una «bussola», il miglior strumento per intendere e fare l’arte, oltre che per capire e carpire i segreti della natura a cui l’arte deve ispirarsi. 

Per queste ragioni noi scegliamo i nostri collaboratori tra coloro che hanno avuto la fortuna di iniziare a sviluppare  durante l’infanzia, grazie agli stimoli di qualche bravo maestro, la «memoria elaborativa», cioè quell’insieme di capacità necessarie – come insegnano Henri Laborit e Alberto Cirese – per scoprire e stabilire connessioni tra fenomeni non immediatamente confrontabili, distanti nello spazio e nel tempo. A partire da questa indispensabile premessa, che ci permette di selezionare i candidati più promettenti, noi stessi formiamo i nostri collaboratori prendendoci cura di ognuno di loro anzitutto come nostro allievo e apprendista. 

Anche per noi è difficile «scommettere» se, alle prime difficoltà, quando dovrete rimettere in discussione «automatismi» acquisti in anni di studi «settoriali» e talvolta anche «ideologizzati», sarete in grado di superarli, se avrete l’umiltà di tornare a studiare o se invece, presuntuosamente, vi allontanerete rinunciando ad un’occasione unica per fare un salto di qualità che nessun master universitario oggi vi può offrire, neppure a carissimo prezzo. 

Con noi potrete apprendere un metodo di lavoro che incrocia e integra metodi di tanti studiosi che per secoli si sono passati quel testimone che ora abbiamo noi. E con noi potrete scoprire e sperimentare soluzioni metodologiche in un campo tanto appassionante quanto inesplorato. 

Se trovate queste nostre considerazioni un po’ presuntuose sappiate che noi continuiamo a pensare che se trovassimo altri che fanno già il nostro lavoro – magari anche meglio di noi – smetteremmo subito di farlo e ci dedicheremmo ad altre cose. Ma paradossalmente sembra proprio che al momento non voglia e/o non possa farlo nessun altro che noi. 

Mentre in ogni campo del sapere e del fare proliferano i «manuali», in questo campo, – in cui si esplora come la scienza guidi l’arte – solo la musica ha sviluppato un’adeguata manualistica sin dall’antichità. Certo, ci sono i manuali di «storia» delle «materie», ma nessuno studioso sembra interessato o preparato a sufficienza per entrare nel merito di «come si fanno» le cose di cui lui stesso ricostruisce la storia. 

Si studia quello che c’è «dietro», «davanti», «intorno» ai capolavori della narrazione; ma tanto lo studente quanto l’aspirante studioso o autore non hanno alcun riferimento, alcuno strumento per orientarsi, per studiare «come si fanno» e cosa c’è «dentro» le cose di cui essi si occupano; e così finiscono per scambiare le opinioni per scienza, o a rassegnarsi a sperare in quella magica o religiosa «ispirazione» che premia alcuni e punisce gli altri (i non adepti, i non credenti?).

Noi abbiamo deciso di lavorare in questo campo proprio perché mancano i manuali (manuali non solo di nome), manca una «rigorizzazione» degli strumenti di studio come direbbe il nostro amato maestro Alberto Cirese. 

Per questo abbiamo cominciato con l’adottare come compagni di viaggio proprio quei rari e veri maestri che hanno dedicato una parte della loro vita – anziché a «fare» ulteriori opere – a «riflettere su» e a «parlare di» «come» avevano fatto e di come funzionavano quei loro capolavori che tutti ammiravano ma considerandoli come l’inspiegabile risultato di un «inconsapevole genio». 

In quei maestri abbiamo trovato i nostri riferimenti, e dalle loro riflessioni esplicite abbiamo appreso le prime lezioni metodologiche per muoverci in questo campo (quello della «narrazione artistica») con la strumentazione scientifica rigorosa che portavamo con noi; e in loro abbiamo trovato dei saggi competenti alleati per un’impresa tanto ambiziosa quanto necessaria. Il secondo passo è stato cominciare ad esplorare e indagare il complesso della loro opera – oltre le parti dei capolavori da loro stessi presi in esame – alla ricerca dei medesimi «meccanismi» di cui avevano parlato e che avevano esemplificato nelle loro conferenze, lezioni, interviste e lettere. E solo grazie a questo «studio sistematico», condotto scena per scena e principio per principio, abbiamo finalmente scoperto e verificato la «sistematicità dei loro progetti». Abbiamo anche capito che per comprendere i loro progetti dovevamo uscire dai confini dei settori in cui i loro lavori venivano pubblicati (il cinema non si studia con il cinema, direbbe Roberto Rossellini). 

Grazie alla nostra preparazione interdisciplinare abbiamo potuto scoprire, in ambiti scientifici considerati estranei alla narrazione artistica, molti di quei meccanismi che gli artisti usano senza dirlo. Spesso l’«implicito» è confuso con l’«inconsapevole»; e il fatto che gli autori parlino poco e malvolentieri della loro opera è considerato indizio di inconsapevolezza e non un modo con cui gli autori promuovono la loro opera presso il grande pubblico, sfruttando a loro favore le «credenze» del «senso comune» – l’alone magico che i media creano attorno a loro – per alimentare quegli scandali e quei misteri di cui il pubblico impreparato si nutre e con cui decreta il successo dei suoi beniamini. 

Nelle nostre ricerche abbiamo scoperto che anche gli artisti della narrazione bruciano i progetti, le bozze, i quaderni di lavoro, gli studi, le «impalcature» dopo aver creato le loro mirabili «architetture». In questo modo le loro opere sembrano comparire dal nulla come frutto di travagliati e improvvisi parti notturni. Ma non tutti gli autori, per fortuna, hanno seguito questa pratica di distruggere i loro progetti e nascondere le impalcature; non tutti, quando li si interroga, tacciono o mentono per alimentare l’aura magica che li circonda grazie all’ingenuità del pubblico e dei media. 

Noi ci siamo chiamati Istituto “Metacultura” perché ci interessava indagare, scoprire e far conoscere la rete «meta-culturale» delle possibilità logiche che soggiacciono a ogni fenomeno culturale, quei meccanismi invarianti che rendono possibili e confrontabili le variazioni culturali e riconoscerne le parentele, quelle «regole del gioco» implicite e soggiacenti alle tante «partite», solo apparentemente senza regole, giocate dai grandi artisti, che consentono di apprezzare le complesse strategie elaborate a partire da esse. 

Nella nostra ricerca metodologica dei principi universali della narrazione e nel nostro studio delle soluzioni elaborate dagli autori per costruire opere concepite come veri e propri sistemi complessi, abbiamo fatto sorprendenti scoperte e raccolto confortanti prove, anche sul piano filologico, riguardo la  consapevolezza degli autori e la scientificità dei loro ragionamenti per arrivare ad elaborare soluzioni artistiche efficaci. Inizialmente abbiamo seguito alcune tracce che ci hanno messo sulla buona strada, e nel tempo abbiamo raccolto una quantità di evidenze e di esempi, in forma di scritti, lezioni, interviste dimenticate, tale da sciogliere i dubbi anche degli scettici che non si accontentano delle argomentazioni logiche riguardo la rigorosità e la sistematicità nella composizione dei loro capolavori. 

In questo percorso di ricerca abbiamo ottenuto aiuto a volte direttamente dagli stessi autori, quelli ancora viventi, altre volte da affidabili e competenti loro collaboratori, evitando con cura quegli pseudo-studiosi che devono la loro notorietà alle leggende, agli aneddoti, ai pregiudizi e alle credenze che sostengono e alimentano nel presentarsi come i soli e indiscutibili esperti, depositari e custodi di scomode verità segrete giunte miracolosamente fino a loro, riguardo episodi traumatici della vita degli artisti, che avrebbero provocato accidentalmente quelle ispirazioni artistiche di natura ovviamente patologica e autobiografica.

La nostra ricerca considera i testi non come pretesti per immaginare le patologie degli autori e finire per proiettare su di essi le proprie, ma come degli oggetti complessi in cui entrare per capire come sono fatti e come funzionano, come ha ragionato l’autore per renderli dei sistemi in cui nulla è lasciato al caso. Dai racconti dei maestri ricaviamo i meccanismi universali della narrazione artistica e le strategie elaborate dagli autori, padroneggiandoli, per raccontare storie immortali. Entrare nei loro testi è un viaggio al contempo nella loro mente e nei meccanismi di funzionamento dei loro congegni ad orologeria, ma anche nei meccanismi dell’animo umano che quei loro capolavori riescono a svelare e rappresentare con la stessa profondità di indagine di uno scienziato ma con una forma sintetica e narrativa anziché analitica.  

Per entrare nella testa di un grande autore attraverso i suoi testi bisogna imparare a ragionare come lui in modo tanto eccentrico quanto metodico, e comprendere le ragioni, tutt’altro che ovvie, delle sue straordinarie connessioni, di come abbia elaborato le informazioni di cui si è nutrito attraverso gli insegnamenti dei suoi maestri e la sua bibliomediateca ideale. Per questo i nostri collaboratori devono acquisire anch’essi capacità straordinarie, proprio come quelle degli autori di cui ci occupiamo. 

Dopo oltre quaranta anni possiamo dire che siamo vicini a poter presentare una teoria unificata della narrazione artistica che superi i confini settoriali delle discipline artistiche e l’attuale contrapposizione tra arti e scienze. La nostra Scuola non è pensata per scrittori o per registi o per drammaturghi, ma per narratori inter-mediali e poli-espressivi. Infatti vi si insegnano le regole della narrazione in ogni forma espressiva e con ogni forma espressiva, considerando sia l’indipendenza sia l’integrazione delle forme stesse, dalla mono- alla poli- espressività. 

Così la formazione dei nostri collaboratori deve integrare gli strumenti di diverse scienze con le conoscenze di diversi tipi di prodotti artistici, perché noi ci occupiamo di ogni forma di narrazione artistica.  Anche se uno di voi volesse specializzarsi nello studiare ad esempio racconti cinematografici, finirebbe per scoprire che, esplorando la rete delle correlazioni in base ai principi di funzionamento dei capolavori presi in esame, i correlati sono solo in piccola parte cinematografici, ma soprattutto letterari musicali e teatrali e pittorici; e non potrebbe coglierli senza la conoscenza del mondo artistico per intero. Per la stessa ragione non potrebbe cogliere i meccanismi della narrazione artistica senza imparare a ragionare come uno scienziato; non solo perché occorre la mente di Sherlock Holmes per cogliere le soluzioni che un grande artista ha elaborato per un suo capolavoro, ma anche perché lo stesso artista ha ragionato come uno scienziato che creava un complesso puzzle, un labirinto narrativo per metterci alla prova nel comprenderne la complessità e apprezzarne le qualità. 

Dunque questa Offerta è dedicata a coloro che sono già – o aspirano a diventare – nostri collaboratori, cioè a coloro che hanno già intrapreso o vogliono intraprendere un percorso formativo molto avanzato, che, come ora sapete, noi non diamo per scontato, non assumiamo come presupposto, ma di cui ci occupiamo personalmente insegnando ai nostri promettenti allievi, apprendisti e collaboratori tutto quello che purtroppo le Università e gli Enti di istruzione superiore non insegnano più. 

Dal momento che la nostra attività è interdisciplinare ed è dedicata fondamentalmente agli strumenti metodologici scientifici con cui si può rendere meno confuso e aleatorio tanto il processo della «creazione» artistica quanto quello dell’«interpretazione» scenica, e ancora quello dello «studio» e della «comprensione» dei progetti artistici, abbiamo voluto organizzare l’attività dell’Istituto in Botteghe, il cui accesso è riservato specificamente ai collaboratori e agli allievi e apprendisti aspiranti collaboratori. 

I progetti di ogni Bottega sono e saranno sempre resi pubblici nelle presentazioni delle Botteghe stesse, in cui cercheremo, tra l’altro, di dar conto dello stato di sviluppo di ogni singolo progetto, affinché sia i nostri sostenitori che i nostri collaboratori possano valutare se e come contribuire al suo sviluppo. 

I collaboratori avranno sempre accesso alle Botteghe e ai relativi progetti a cui vorranno partecipare. Per ogni Bottega e ogni progetto verranno resi accessibili tutti i materiali di progettazione  e realizzazione necessari, che gli stessi collaboratori provvederanno a digitalizzare e incrementare via via che ne troveremo di nuovi e più adatti, di qualità migliore e in edizioni migliori. 

Solo i collaboratori potranno lavorare direttamente sugli archivi in nostro possesso, o su quelli che ci sono stati o ci verranno dati in comodato d’uso da legittimi eredi e depositari di archivi di grande importanza per aiutarci a sviluppare i nostri progetti di valorizzazione di quelle risorse. 

I collaboratori contribuiscono all’attività dell’Istituto mettendo gratuitamente a disposizione il loro tempo, le loro capacità, e i loro mezzi sia tecnologici che logistici. 

I collaboratori senior formano i collaboratori apprendisti fino a che questi ultimi potranno occuparsi a loro volta di nuovi allievi, apprendisti, aspiranti collaboratori. 

Ogni collaboratore si guadagna con il suo lavoro la possibilità di poter accedere ai materiali rari e preziosi della nostra Biblio-media-teca, con cui può formarsi sotto la guida dei collaboratori più esperti; e in quanto collaboratore può contribuire alla realizzazione di un importante progetto di cui può diventare persino il referente, organizzando con gli altri interessati gli incontri di sviluppo e di formazione necessari per l’attuazione del progetto stesso.