La nostra missione

L’Istituto è nato per elaborare risposte a grandi questioni che affligono da molto tempo non solo il nostro paese, e che riteniamo ancora  insolute:

– Come migliorare l’insegnamento nelle scuole e nelle università, dove la settorializzazione e l’opposizione tra le materie scientifiche e quelle umanistiche, insieme all’assenza di una prospettiva di studio «metodologica», rendono gli studi stessi inutili allo sviluppo dell’intelligenza, impedendo la continua retroazione tra

– l’acquisizione (e l’integrazione) di nuove capacità elaborative,

– la loro applicazione a nuovi oggetti oltre quelli considerati nel corso degli studi.

– Come far tornare la scuola un luogo dove si metta in moto e si eserciti l’intelligenza, e non lasciare che rimanga solo un luogo dove si coltivi la partecipazione e la socializzazione a scapito della crescita degli individui; come far tornare l’Università un luogo dove si sviluppino abilità straordinarie, e non lasciare che si trasformi in un luogo dove si acquistino certificazioni per nascondere le proprie incompetenze. 

– Come creare ambienti di studio trasversali rispetto alle divisioni curricolari istituzionali, dove si possa insegnare 

– a studiare e a fare arte con la scienza, 

– a sintetizzare, narrandole attraverso l’arte, le analisi della ricerca scientifica intorno alla complessità dell’animo umano. 

– Come formare il pubblico, i lettori e gli spettatori, aiutandoli ad apprezzare capolavori artistici e a distinguerli dalla spazzatura prodotta dalla cultura di massa.

– Come curare ogni nuova produzione artistica per renderla un capolavoro immortale, ovvero come individuare tra le produzioni artistiche quelle che possiedano le qualità per diventare eventi di valore universale, esportabili, su cui investire affinché possano diffondersi nel tempo e nello spazio, non solo recuperando gli investimenti ma anche offrendo esempi virtuosi e imperituri alle nuove generazioni di autori.

– Come affrancare l’editoria digitale dalla dipendenza da quella analogica, e come farla sviluppare nel mondo contemporaneo senza dimenticare il patrimonio editoriale classico. Come realizzare un nuova manualistica più adatta a favorire l’apprendimento di fenomeni complessi senza «ridurli», ovvero come progettare una nuova tipologia di manuali di studio basati sulla logica dell’organizzazione reticolare delle informazioni, e quindi più adatti a favorire l’impiego della «memoria elaborativa», e applicabili in ogni campo del sapere. Come ripensare l’organizzazione enciclopedica del sapere nel mondo digitale anche come occasione per ricucire lo strappo dalla tradizione umanistica e favorire la trasmissione degli ideali umanistici alle nuove generazioni.

– Come valorizzare il patrimonio artistico diffuso sul territorio nazionale ed europeo, al di là dello sfruttamento selvaggio, a fini turistici e pubblicitari, dei luoghi e degli oggetti promossi dalla cultura di massa: come ricreare un “gran tour” che non penalizzi i piccoli centri e sia favorito, anziché sostituito, dalla «navigazione» digitale; come creare una rete delle risorse artistiche e farla interagire con sistemi di  studio delle stesse; come trasformare archivi inerti e irrelati, di risorse tanto preziose quanto sottovalutate e sottoutilizzate, in Sistemi di Studio delle straordinarie competenze degli autori che hanno creato le opere raccolte e documentate negli archivi stessi; come dare una nuova identità alle biblioteche al di là della gratuità dell’offerta delle medesime risorse letterarie musicali e audiovisive disponibili a pagamento sul mercato editoriale offline e online; come far interagire le collezioni museali con sistemi di studio scientifici elaborati in ambienti di ricerca; come ripensare le esposizioni in una stretta interazione con edizioni digitali, progetti di ricerca e strumenti di studio.

– Come rilanciare le professioni umanistiche e inventarne di nuove, valorizzando la loro straordinarietà proprio in rapporto all’inevitabile crisi di tutte quelle ordinarie  professionalità umane sostituibili dall’automazione. 

– Come formare i docenti affinché possano trovare un ruolo che non sia del tutto sostituibile dal rapporto diretto tra l’allievo e i nuovi strumenti di studio, interattivi e interdisciplinari, e dall’uso della rete almeno come fonte di conoscenze.

– Come formare nuovi autori che possano arricchire anziché ignorare e inquinare quell’ eredità di capolavori umanistici che appare ormai come una vetta non più raggiungibile, una leggendaria età dell’oro da menzionare anziché studiare, e da usare a scopo pubblicitario per promuovere inadeguati eredi. Come tornare a investire nella formazione di nuovi autori anziché cercare invano nuovi talenti che non possono essere nati senza gli insegnamenti dei maestri. Come preparare i nuovi autori a saper raccontare bene belle storie universali, insegnando loro 

– come trarre materie e forme, narrative ed espressive, dagli archetipi e dai modelli esemplari tramandati attraverso le favole e i miti, e perfezionati da quei maestri della narrazione artistica capaci di realizzare capolavori classici immortali  

– come sfruttare tutte le forme espressive, sia nella loro indipendenza che nella loro integrazione, traendo esempio dei grandi autori del passato.

– Come formare «iper-autori» in grado di continuare il nostro lavoro: come insegnare loro a trasformare risorse di archivio inerti e irrelate in potenti strumenti di studio progettando sistemi reticolari adatti a favorire 

– sia l’apprendimento dei principi universali di narrazione e composizione artistica, facendoli ricavare dai più grandi capolavori della nostra tradizione umanistica, 

– sia lo studio dei capolavori stessi applicando i principi secondo una molteplicità di prospettive analitiche.

– Come far rinascere nelle nuove generazioni l’interesse per la lettura e in particolare per i classici, contro la tendenza, del mercato e della scuola, a disincentivarne la conoscenza, la rilettura, lo studio, e a favorire invece l’adattamento alla produzione di massa contemporanea.

– Come formare nuovi editori in grado di studiare nuove forme di diffusione della conoscenza e di sviluppare quelle soluzioni logiche pre-elettroniche che forniscono esempi e insegnamenti per rendere il libro un oggetto correlabile, implementabile, intermediale e multimediale; editori coraggiosi e preparati che possano rimettere in circolo opere e ricerche ignorate e dimenticate, per collegarle tra loro valorizzando la loro complementarità e rendendole maggiormente adattabili a diversi utilizzi in ambito educativo e professionale.

– Come ricercare e studiare con rigore scientifico i principi universali della narrazione e della composizione artistica in ogni sua forma, per rendere lo studio dell’arte e l’apprendimento delle professioni artistiche non più un’attività lasciata al caso, alla fortuna individuale di avere intorno a sé – o di incontrare per caso – bravi maestri. 

– Come fare in modo che, in assenza dei grandi maestri, ormai scomparsi da tempo, si possano ricreare virtualmente le loro Botteghe per trasmettere il loro sapere: quelle regole e strategie di gioco che hanno consentito per secoli che l’arte nascesse dall’arte, dalla consapevolezza dei meccanismi che gli autori padroneggiavano traendoli da altre opere e dagli insegnamenti, con l’esempio, dei loro maestri. 

– Come analizzare e imparare a padroneggiare le complesse strategie narrative e compositive con cui i grandi autori del passato hanno progettato i loro capolavori, e fare in modo che siano ancora, sia pure indirettamente, proprio quegli stessi insuperabili autori a formare i narratori, gli studiosi e i docenti del futuro. Come identificare i principi universali del narrare e del comporre nelle opere in cui sono stati utilizzati al meglio, per farne i nuovi manuali del futuro destinati a nuovi autori, nuovi studiosi e nuovi maestri. Come trattare ogni forma d’arte allo stesso modo con cui è stata trattata, per secoli, la musica, per lo studio della quale la manualistica si è sviluppata insieme alla produzione artistica, almeno fino a quando anche la musica è stata attaccata dalla cultura di massa per ridurla solo a un fenomeno di partecipazione e intrattenimento, ad un’attività da fare e fruire senza competenze, piuttosto che da studiare e imparare a fare per produrre arte.

– Come contrastare il degrado culturale creatosi con 

– la progressiva sostituzione della cultura di massa alla cultura popolare e all’arte, 

– la cancellazione della tradizione umanistica dalla memoria e dall’attività educativa delle nuove generazioni, 

– la strategia economica di abbassare la qualità dell’offerta culturale piuttosto che curare la crescita dei fruitori, 

– l’illusione data al pubblico di potersi trasformare magicamente in una comunità di autori grazie alla democratizzazione della tecnologia, che favorisce il dilettantismo sfrenato, il quale a sua volta alimenta la dipendenza da una produzione qualitativamente scadente ma più vicina alla produzione amatoriale del pubblico stesso.