Chi sono i Destinatari e gli Utilizzatori

L’attività dell’Istituto non sarebbe mai nata né avrebbe continuato ad esistere fino ad oggi senza una comunità di utilizzatori, finali e intermedi, e senza alcuni partner istituzionali diretti e indiretti che l’hanno supportata in diversi modi, non sempre comprendendola e a volte persino ostacolandola, volontariamente o involontariamente, perché essa si è sempre discostata dalla politica e dalle linee programmatiche degli Enti che attuano o determinano la politica culturale ed educativa nei luoghi in cui cerchiamo di diffondere la nostra proposta metodologica e i nostri progetti.

Per quanto riguarda gli utenti a cui rivolgiamo i nostri Servizi e Prodotti dobbiamo anzitutto fare una distinzione tra gli utilizzatori (educatori) in ambito educational e quelli (autori) in ambito artistico.

A) Per quanto riguarda gli utilizzatori in ambito educational dobbiamo poi distinguere tra quelli intermedi e quelli finali, e poi ancora tra i ragazzi e gli adulti.

Noi consideriamo come destinatari educational dei nostri servizi e prodotti gli utenti singoli, non le Istituzioni, perché anche quando un’Istituzione sembra interessata ai nostri servizi formativi e didattici per i suoi utenti, solo quelli più motivati finiscono per utilizzarli. Sono i singoli utenti che avvertono la necessità di accrescere gli strumenti in loro possesso, per poter imparare come si fa e come si studia arte con la scienza, e come si insegna quello che loro stessi apprendono con il nostro aiuto; solo loro, nonostante tutto, anche eventualmente contro le Istituzioni per cui lavorano, trovano ancora delle valide ragioni per intraprendere un’attività di studio e di sperimentazione. È dunque a questi ultimi che ci rivolgiamo: coloro che hanno modo di testare ogni giorno, con i propri figli, nipoti, allievi, l’inadeguatezza dell’offerta formativa istituzionale, e dunque sono sempre alla ricerca di qualcosa di più adeguato, anzitutto per formare loro stessi, in modo da poter seguire personalmente i loro cari e aiutarli a crescere, e in secondo luogo qualcosa di realmente efficace per stimolare e coltivare la crescita dei loro piccoli e grandi allievi.

Il nostro primo obiettivo in ambito educational è quello di portare un contributo all’educazione e alla crescita delle nuove generazioni; di conseguenza forniamo agli insegnanti e alle famiglie strumenti adatti per occuparsi della crescita intellettiva dei loro ragazzi. Vogliamo fare in modo che gli educatori, già nei primi 12 anni di vita dei loro allievi – gli anni fondamentali per lo sviluppo della loro intelligenza – possano disporre degli strumenti e degli oggetti più adatti per seminare stimoli nelle loro menti ancora ricettive come spugne, per rendere iperattive le loro sinapsi, per insegnare loro a «connettere» sia attraverso attività analitiche che attraverso attività sintetiche.

Questo piano non può essere attuato senza formare gli stessi educatori. Se genitori e parenti si trovano spesso nelle condizioni di non riuscire ad aiutare i loro ragazzi, nondimeno gli insegnanti, a loro volta, si trovano spesso impreparati a causa una formazione pedagogica, settoriale, contenutistica, ideologica, che non può consentire loro di aiutare i ragazzi a sviluppare l’intelligenza.

È questa la ragione per cui i primi interlocutori nella diffusione dei nostri servizi educativi sono gli «utilizzatori intermedi», quelli a cui affidiamo i «Sistemi di Studio Reticolare», dopo averli formati attraverso i nostri Sistemi e i nostri Cicli di Lezioni online, perché ne facciano buon uso con i loro allievi.

È anche chiaro che in assenza di educatori preparati e desiderosi di rimettersi in gioco per poter utilizzare al meglio i nostri strumenti (e non considerarli come dei sostitutivi di loro stessi) possiamo rivolgere i Sistemi direttamente agli «utenti finali».

Abbiamo anche pensato più volte di offrire i nostri Sistemi ad organizzazioni internazionali che si occupano di portare aiuto a quei ragazzi che hanno perso tutto in circostanze disastrose e che a nostro avviso avrebbero bisogno – oltre che di una coperta e di un panino – anche di qualcosa di meno utile ma più bello, informativo e formativo, non semplicemente per svagarsi ma per giocare sviluppando la curiosità conoscitiva e la voglia di imparare a fare cose che la natura umana non permette loro di sapere già fare. Ma è incredibile quanto sia sottovalutato dagli adulti e dagli stessi educatori il problema della crescita intellettiva proprio in quel periodo in cui i ragazzi hanno bisogno di mettere in moto le capacità elaborative, di esercitarle e svilupparle.

Così, creando questo nuovo servizio online, che abbiamo chiamato “Edumediateca per la Didattica dell’Arte Narrativa”, abbiamo pensato di coinvolgere nel nostro piano educativo anzitutto quegli educatori in senso lato (non solo quelli che educano per professione) che hanno intenzione e modi per occuparsi di alcuni ragazzi e di seguirli almeno nel periodo più cruciale per la loro crescita. Ad essi – insegnanti o genitori o zii o nonni – purché abbiano a cuore la crescita dei loro piccoli cari, rivolgiamo gratuitamente questo servizio chiedendo soltanto di indicare il loro nome e quello degli allievi di cui intendono prendersi cura, in modo da entrare a far parte della comunità a cui continueremo ad offrire i risultati delle nostre ricerche e a cui chiediamo di collaborare con noi per migliorare i nostri servizi. 

I nostri Sistemi di Studio Reticolare sono infatti pensati per un ragazzo curioso e desideroso di accrescere le proprie conoscenze e le proprie competenze, ma il loro migliore utilizzo è certamente quello che può farne in compagnia di un adulto che lo aiuti a esplorare, entro un racconto e al di fuori di esso, tutte le possibilità di correlazione e gli strumenti di correlazione che attraverso i nostri Sistemi di Studio Reticolare gli possono consentire di scoprire.

Chiunque stia accanto al nostro destinatario finale può aiutarlo a sfruttare ogni occasione che i nostri Sistemi suggeriscono di cogliere, e può inserire al momento giusto nuovi stimoli per indurlo scoprire e a studiare quello che i nostri Sistemi fanno venir voglia di esplorare e di indagare. Un bravo educatore può ottimizzare le innumerevoli opportunità che i Sistemi suggeriscono, non solo per trattare oggetti di studio normalmente non considerati nel curricolo scolastico, ma anche per trattare i medesimi oggetti di studio da più prospettive analitiche, applicando, nello studio, strumenti scientifici normalmente trattati separatamente, come «materie» scientifiche.

Al contrario se gli educatori non rimettono in gioco il loro stesso ruolo e le loro stesse competenze educative, vengono tagliati fuori dal rapporto tra noi e gli utenti finali. In tal caso i nostri Sistemi possono diventare un valido e autonomo strumento educativo per tutti quei ragazzi che non si accontentano e non sono soddisfatti del tipo di educazione o di «maleducazione» che gli offrono i mezzi di comunicazione di massa a cui sono continuamente esposti, che gli offre la famiglia che vuole tenerli occupati per non doversene occupare, e che gli offrono quegli insegnanti che non si preoccupano di suscitare curiosità e interessi prima di tentare di soddisfarli, e nemmeno si preoccupano di ricercare strumenti più adeguati a soddisfarli.

Ma noi vogliamo ancora credere che in ogni famiglia, nel senso più allargato, in ogni comunità educativa scolastica o para scolastica, ci siano attuali o potenziali educatori desiderosi di svolgere al meglio il proprio lavoro o di prendere sul serio l’impegno che si sono presi nel seguire i loro ragazzi. È a loro che offriamo i nostri Sistemi, ed è a loro che chiediamo di prepararsi adeguatamente per non sotto-utilizzarli e non perdere anche questa eccezionale occasione per aiutare i loro ragazzi a crescere.

B) I nostri Sistemi, pur essendo nati per aiutare le famiglie e la scuola ad educare le nuove generazioni di potenziali «umanisti», sono anche pensati per aiutare gli adulti a formarsi, non solo per aiutarci in tale missione educativa ma anche per continuare a crescere loro stessi, anzitutto affrancandosi dai condizionamento della cultura di massa, e poi riscoprendo il valore degli insegnamenti universali dei «classici», per avvicinarsi all’arte e alla scienza in modi che sono normalmente preclusi a coloro che non ci lavorano professionalmente da autori e da studiosi.

Per quanto riguarda gli utilizzatori dei nostri sistemi in ambito artistico, autori o aspiranti tali, vale in parte quello che abbiamo detto sopra riguardo a quei professionisti dell’educazione, insegnanti e docenti, che a diversi livelli si occupano, per vocazione e lavoro, di insegnare alle nuove generazioni ad amare, studiare, e possibilmente arricchire, quel patrimonio umanistico che purtroppo oggi è considerato da molti vecchio e superato, persino estraneo allo studio e alla pratica delle scienze e delle tecnologie. Tale pregiudizio evidentemente nasce sia dall’ignoranza della tradizione umanistica stessa, in cui arti, scienze, tecnologie sono sempre state indissolubilmente legate, sia da una cattiva accezione del termine “umanista” stesso, che in passato ha sempre significato quella capacità, non innata ma conseguita con lo studio, di trattare le arti con la scienza e la tecnologia.

Proprio per questa ragione, dal momento che la formazione umanistica è stata privata di quella componente scientifica e tecnologica che ha reso gli umanisti del passato capaci di creare capolavori di «ingegneria artistica», abbiamo deciso di dedicare parte della nostra attività a formare i nuovi umanisti del futuro attraverso gli insegnamenti degli umanisti del passato; quegli insegnamenti universali che non invecchiano con le mode e che non possono essere sottoposti ad accantonamenti storicistici e relativistici, ma che, ridando voce ai grandi maestri della tradizione umanistica, tornano ad essere considerati, all’interno dei nostri Sistemi di Studio reticolare, le necessarie, imprescindibili capacità per formare una nuova generazione di autori, studiosi e didatti, in una parola “umanisti”.

Dal momento che tra le nostre finalità di ricerca vi è quella fondamentale di «studiare i principi universali della narrazione e della composizione in ogni campo artistico», abbiamo deciso di creare una “Alta Scuola di Perfezionamento in Narrazione Artistica Poliespressiva” per formare nuovi cantastorie, nuovi librettisti, nuovi compositori, nuovi narratori per insegnare loro come creare racconti che sfruttino a pieno la compresenza di più forme espressive o al meglio una sola di esse.

La nostra Scuola non solo non dimentica la lezione dei maestri, ma anzi promuove lo studio di quegli «archetipi narrativi» presenti nelle favole, nelle leggende, nella mitologia, di cui purtroppo vengono sistematicamente cancellate le tracce dalla diffusione della cultura di massa. Quest’ultima, non soddisfatta di contribuire all’analfabetismo di ritorno degli adulti, è ormai penetrata a tutti i livelli nell’educazione, dal livello scolare a quello universitario, trasformando le scienze in scemenze, usando a sproposito le parole scienza e arte per nobilitare se stessa come nuova materia di studio, e finendo per creare una nuova generazione di pseudo artisti e scienziati, «mantenuti istituzionali» che non sanno più far nulla se non occupare malamente il posto di coloro di cui fino a poco tempo fa potevamo fidarci perché sapevamo che non avrebbero combinato danni a noi e al nostro Paese.

Noi vogliamo dare un piccolo contributo nella formazione di nuovi professionisti in ambito artistico, scientifico, e naturalmente educativo.

Per rendere la nostra Scuola realmente democratica e aperta a chiunque voglia studiare, intendiamo chiedere piccolissimi contributi in forma di donazioni soltanto per coprire le spese che dovremo sostenere per mantenerla in vita. E inoltre, siccome ci piace pensare che a tutti debba essere data una possibilità ma al contempo che tutti debbano meritarsela e soprattutto mantenerla, accetteremo nella Scuola solo coloro che ci daranno prova di voler davvero formarsi, per crescere, imparando la lezione dei maestri. Dal momento che gli studenti della Scuola potranno partecipare come «apprendisti» alle attività delle nostre Botteghe, e dal momento che la loro formazione sarà individuale e maieutica, cioè calibrata su ognuno di essi – per fare in modo che possano essere sfruttate le loro conoscenze e competenze pregresse ma anche affrontati uno ad uno i pregiudizi e i presupposti impliciti della loro formazione professionale – non potremo dare accesso a molti candidati, ma sicuramente ci adopereremo per seguire i migliori e più meritevoli.

Se con l’ “Alta Scuola di Perfezionamento in Narrazione Artistica Poliespressiva” vogliamo contribuire a formare gli autori di domani, con l’ “Edumediateca per la Didattica dell’Arte Narrativa” vogliamo contribuire a formare non solo coloro che potrebbero aspirare a diventare autori, ma anche un’utenza più ampia, per renderla capace di apprezzare il lavoro dei veri artisti; un’utenza composta anzitutto da ragazzi che, crescendo, saranno in grado di distinguere e comprendere i capolavori artistici e di non farsi turlupinare dalla cultura di massa. Anche per quanto riguarda gli adulti abbiamo pensato a una soluzione formativa, che non li lasci in balia delle offerte degradanti della cultura di massa e contribuisca alla loro crescita sia pure in età in cui essa non è più contemplata ma piuttosto data, erroneamente, per scontata. Con il “Circolo dei Cercatori di Tesori nei Territori Inesplorati dell’Arte Narrativa” abbiamo voluto completare le nostre Offerte dando, agli adulti non interessati a condurre attività da educatori o a perfezionarsi come narratori professionisti, la possibilità di curare la loro crescita partecipando insieme a noi ad un’attività di ricerca, di riedizione, distribuzione, e valorizzazione di quelle risorse artistiche necessarie per alimentare la mente ancora curiosa di un adulto che non si sia rassegnato a subire i condizionamenti della cultura di massa e a degradarsi per apprezzare ciò che essa gli offre. Attraverso il Circolo ogni adulto ancora intellettivamente vivo potrà trovare stimoli da raccogliere, imprese in cui lanciarsi e premi da scartare per soddisfare e alimentare il proprio animo con quei capolavori della tradizione umanistica che potrebbe non aver mai conosciuto, o aver dimenticato, o non aver apprezzato abbastanza a causa di riduzioni, succedanei, o letture ideologiche. Il Circolo, come tutti i nostri Servizi, offre anche agli adulti la possibilità di accrescere le proprie conoscenze e contemporaneamente acquisire nuove capacità per poterle apprezzare. I nostri Sistemi di Studio Reticolare, i nostri Cicli di Lezioni in streaming e la nostra Bibliomediateca contribuiranno a educare e al contempo soddisfare anche il gusto di un adulto ormai assuefatto all’omologazione verso il basso impostagli dai social, dalle mode e dalle offerte culturali standardizzate dei grandi distributori di contenuti.

Per quanto riguarda i partner istituzionali il nostro rapporto con essi è più complicato e a volte contraddittorio. In quarant’anni abbiamo ricevuto diversi tipi di aiuti dalle istituzioni, ma tutti pagati a caro prezzo, come quando da aiutanti i nostri partner si sono trasformati in veri e propri ostacoli al nostro lavoro, abbandonandoci in corso d’opera una volta compreso che non saremmo stati conniventi con le loro politiche diseducative o convenienti perché troppo attenti al non profit; in alcuni casi ci hanno addirittura combattuto e screditato usando tutto il loro potere per evitare che le nostre proposte, i nostri progetti, i nostri Sistemi giungessero ai loro utenti e finissero per smascherare – attraverso il democratico confronto – l’inconsistenza e l’inadeguatezza delle loro offerte. Tuttavia per anni abbiamo collaborato con quelle istituzioni – soprattutto teatrali – che per alcuni momenti si sono preoccupate della formazione del loro pubblico e dei loro autori e operatori, forse ritenendo che con le nostre proposte e i nostri Sistemi avrebbero promosso la diffusione dei loro prodotti spesso scadenti e non confrontabili con i capolavori classici di cui ci occupavamo nei nostri Sistemi. Facciamo un esempio: un Ente Teatrale ci propone di sovvenzionare le nostre ricerche e la nostra produzione di un Sistema di studio dedicato a un’opera di Shakespeare o di Verdi immaginando che gli insegnanti e i loro studenti, il pubblico e i professionisti che fruiranno delle nostre lezioni e dei nostri Sistemi possano essere invogliati a vedere la nuova messa in scena realizzata o ospitata dal Teatro stesso; fin qui nulla di male, a parte il fatto che essendo noi in pochi e con poche risorse non possiamo realizzare un Sistema nei tempi estremamente stretti con cui un Teatro pretenderebbe di ottenerlo per usarlo in tempo per i suoi scopi promozionali; ma poniamo che ci riusciamo perché incidentalmente abbiamo un nostro progetto avviato tempo addietro, proprio su quel titolo, che non completato per mancanza di fondi e che ora, grazie a un contributo del nuovo partner possiamo concludere. Secondo voi che cosa accadrà dal momento in cui gli utenti del Teatro dal momento che avranno a disposizione il nostro Sistema e le nostre lezioni per scoprire e apprezzare le complesse strategie del testo di Shakespeare e le meravigliose soluzioni registiche di messa in scena da noi selezionate per rappresentare, all’interno del nostro Sistema, le soluzioni shakespeariane e quelle di chi ha saputo interpretarle al meglio? Quegli utenti finiranno per confrontare ciò che hanno appreso attraverso i nostri strumenti formativi con quello che la nuova produzione teatrale potrà offrire loro; e in molti casi potrà accadere che quest’ultima ne esca penalizzata anziché promossa dalla comparazione con le soluzioni del testo di Shakespeare e con quelle delle altre messe in scene che il nostro Sistema sollecita e aiuta a fare. Di conseguenza come pensate che il Teatro giudicherà il nostro adeguato apporto all’educazione del pubblico a fronte del nostro inadeguato apporto alla promozione del suo cartellone?

Come avrete capito, il nostro non è un lavoro «promozionale», come i nostri partner spesso hanno erroneamente inteso, a meno che non si intenda per «promozione» quella che indirettamente facciamo nei confronti degli autori classici e delle messinscena classiche che – purtroppo – poco importano a quei Teatri che sono solo interessati soltanto a lanciare le loro stagioni e promuovere i loro allestimenti, anche se, nella maggior parte dei casi, valgono così poco che non verranno neppure «ripresi», perché non possiedono le qualità per una distribuzione nel tempo e nello spazio che si confronti onestamente con altre produzioni relative allo stesso soggetto.

Detto questo, noi abbiamo continuato a cercare rapporti con rari enti illuminati che prevedano, nei loro piani, investimenti sul futuro dei Teatri stessi, che vogliano formare una nuova generazione di spettatori capaci di apprezzare la qualità, piuttosto che abbassare la qualità dei loro spettacoli per inseguire un pubblico reso rozzo, impreparato e incolto dalla cultura di massa. Per far questo abbiamo perso – purtroppo – molto tempo scrivendo centinaia di progetti e andando per anni a incontri con Istituzioni apparentemente interessate, da cui non è nata alcuna pur auspicabile collaborazione.

Un discorso simile si potrebbe fare a proposito degli Enti locali, a cui per anni ci siamo rivolti proponendo loro di creare nuovi servizi per le loro comunità, potenziare i servizi delle scuole, dei centri culturali, delle biblioteche e musei sul territorio, formare i loro operatori e distribuire i nostri Sistemi anche soprattutto via Internet. Ma anche da parte degli Enti locali il concetto di «investimento sul futuro» è piuttosto difficile da intendere e da concepire. Gli «investimenti» loro li fanno per lo più sul presente, offrendo a pioggia piccoli finanziamenti a quelle realtà che li eleggono o li hanno eletti, che devono tenersi buone per mantenere tutto come è, giustificando la loro miopia con un relativismo ideologico che li porta a concludere che ogni luogo, ogni comunità, deve avere la propria cultura «locale» e accontentarsi di essa; con la conseguenza implicita che ogni ragazzo che vuol crescere e coltivare ambizioni artistiche si trova costretto ad abbandonare quei luoghi incapaci di offrirgli di più.

Anche se le opere di cui ci occupiamo hanno una valenza universale, che consente di rivolgerci – attraverso Sistemi dedicati – a un’utenza internazionale, abbiamo spesso pensato di proporre agli Enti locali di creare delle Botteghe «locali» anche per valorizzare le risorse artistiche delle città e dei piccoli centri d’arte antica diffuse sul nostro territorio e raccolte in biblioteche e musei; luoghi pubblici ove persino depositare i nostri archivi di risorse umanistiche, ma soprattutto dove creare Botteghe di ricerca e digitalizzazione delle risorse, di formazione di autori e di produzione e distribuzione di Sistemi di Studio Reticolare che da quelle e altre risorse possono essere ricavati per trasformare oggetti inerti e irrelati in strumenti di diffusione della conoscenza, di educazione e di formazione autoriale. Ma anche in questi casi, dopo tante inutili riunioni e centinaia di progetti che hanno sottratto tempo ed energie alla nostra attività, ci ritroviamo ancora a continuare a conservare preziose risorse umanistiche nelle nostre sedi fisiche private per non farle finire inutilizzate e sepolte in uno scantinato di qualche biblioteca o archivio.

Nondimeno in questi anni ci siamo rivolti ad altri enti apparentemente simili al nostro – Fondazioni, Fondi, Associazioni – che sono nati intorno all’opera di grandi autori assumendosi il compito di tutelarla e di farla conoscere; le abbiamo sollecitate a diventare nostri partner nel valorizzare le risorse di cui sono proprietari, eredi, aventi diritto; e in questo caso ci siamo scontrati con l’ottusità di alcuni soggetti (non tutti per fortuna) che temono la digitalizzazione e i servizi online per paura di perdere quel potere che hanno e che credono di mantenere fintanto che conserveranno in forma analogica e in luoghi fisici i documenti rari di cui sono gli unici depositari, dal momento che, grazie ai quei documenti, per la semplice conservazione e per qualche conferenza o mostra annua, essi percepiscono un mantenimento dalla politica, la quale a sua volta è interessata a usarli come paraventi per finanziare le campagne di uomini politici che, guarda caso si celano spesso dietro tali enti (le Fondazioni nel nostro paese sono per lo più implicitamente o esplicitamente «politiche»).
La maggior parte di queste istituzioni pensa ancora che la digitalizzazione e di conseguenza la diffusione delle informazioni in loro possesso sarebbe la loro rovina, e quindi offrono solo consultazione in loco e per utilizzi che non siano pubblicazioni, perché queste ultime potrebbero sottrarre pericolosamente valore ai loro documenti in copia unica, evidentemente considerati da loro non per il valore informativo ma per quello economico. In altri casi abbiamo constatato come tali enti «usino», nel senso deteriore del termine, i nomi degli autori di cui si sentono «rappresentanti in esclusiva», per «promuovere» (pubblicizzare) di tutto, … tranne che la conoscenza dell’opera stessa dell’autore di cui sono indegnamente depositari, di cui non conoscono e di conseguenza non diffondono gli insegnamenti metodologici.
Un’attività come la nostra, che aiuta a scoprire la ricchezza intrinseca nel lavoro di un autore, nella sua opera, nei suoi testi, non si concilia con i piani di chi vuole produrre ricchezza economica usando e  sfruttando il famoso nome di un autore per lanciare qualunque tipo di prodotto anziché adoperarsi per agevolare la conoscenza della sua opera; quest’ultima finisce paradossalmente per essere ormai conosciuta più per gli oggetti a cui è associata che per le sue qualità, offuscate da stereotipi, luoghi comuni e pregiudizi dovuti a una pseudo-diffusione, riduttiva, strumentale e ideologica.

Potremmo anche fermarci a parlarvi di come è stata accolta all’estero (dal momento che in Italia non abbiamo trovato interlocutori) la nostra proposta di sviluppare il progetto incompiuto e più ambizioso di Roberto Rossellini; di creare cioè un Sistema di Studio «Poli-Enciclopedico» per correlare i laboratori di ricerca e di progettazione dei grandi umanisti del passato e del presente, e per far conoscere alle nuove generazioni gli insegnamenti dei maestri della nostra tradizione umanistica. L’ossessione per il «politicamente corretto» e la confusione ideologica tra «umanesimo» e «colonialismo» hanno fatto sì che anni di inutili sforzi, di innumerevoli riunioni e apparenti interessamenti da parte di Università e altre istituzioni culturali all’estero siano serviti solo a farci capire quanto sia più arduo il nostro lavoro, quanti falsi amici circondano la nostra attività, pronti a bloccarla piuttosto che ad aiutarla.

Noi siamo sempre alla ricerca di un ente – locale o nazionale o internazionale – illuminato che voglia essere nostro partner nella creazione e nel sostegno di una realtà, insieme fisica e digitale, capace di attrarre attenzioni a livello internazionale ma anche di offrire un servizio locale e di diffondere i risultati del nostro lavoro; insomma una sorta di «biblioteca-museo-laboratorio» dedicato ai maestri della tradizione umanistica sotto la guida degli insegnamenti di umanisti contemporanei come Roberto Rossellini o Alberto Cirese, di cui non solo conserviamo gli archivi digitali ma stiamo realizzando i loro progetti incompiuti, e irrealizzabili senza le più adatte tecnologie e senza un lavoro di équipe come il nostro, per fare della loro opera un innovativo strumento oltre che un interessantissimo oggetto di conoscenza.

Un museo della tradizione umanistica sotto la guida di Roberto Rossellini, Alberto Cirese, e di altri umanisti contemporanei (come ad esempio Henri Laborit, Italo Calvino, Stefan Zweig …) che sia anche un laboratorio di ricerca, progettazione, diffusione dei Sistemi di Studio Reticolare che potranno essere tratti dalla correlazione tra gli archivi dei grandi maestri della tradizione umanistica – senza per questo doverli raccogliere tutti in loco ma creando virtuose partnership con altri enti depositari di grandi archivi – sarebbe per noi la realizzazione di un sogno che al momento ci appare ancora irrealizzabile, data la situazione culturale di degrado in cui versa il nostro Paese e in cui sembrano versare anche i Paesi con cui abbiamo cercato di stabilire proficue collaborazioni. In questi anni non abbiamo mai smesso di provarci, ma la morte di nostri maestri e sostenitori, e le impreviste cadute di amministrazioni illuminate a livello locale hanno fermato molti progetti quando ancora erano allo stato di elaborazione.

Un altro nostro sogno nel cassetto sarebbe quello di creare una grande Bibliomediateca educational audiovisiva di risorse teatrali e cinematografiche da mettere a disposizione di chi, come noi, ne ha bisogno per poter creare Sistemi di Studio Reticolare che possano far ricavare insegnamenti metodologici da quelle opere, ma anche che possano consentire, ai nostri allievi, di poter vedere integralmente e nella migliore qualità le opere che hanno imparato ad apprezzare (frammentate, correlate e a bassa risoluzione) attraverso i nostri Sistemi di Studio Reticolare. Paradossalmente noi stessi non siamo in grado in questo momento di poter creare un archivio audiovisivo digitale on-line per lavorare a distanza, senza incappare nelle restrizioni dovute alla miopia che lega ancora l’audiovisivo ai supporti, e che impedisce persino di fare un backup on-line a chi possiede copie regolarmente acquisite di tali prodotti.

Per anni abbiamo collaborato con Enti quali Conservatori e Accademie per creare una Scuola-Laboratorio di narrazione e composizione che coprisse tutte le forme espressive e che potesse svolgere una funzione formativa nei confronti dei nuovi autori «poli-espressivi», o più volgarmente detti «multimediali», i nuovi librettisti, compositori, cantastorie del futuro; un Centro di ricerca, formazione, progettazione che fosse in grado di produrre nuove opere poli-espressive da aggiungere al patrimonio artistico di opere del passato di grande qualità, che immeritatamente il nostro paese possiede ma non tutela né valorizza adeguatamente, e soprattutto non è più in grado di arricchire.

In questo sconfortante panorama di partnership ricercate e naufragate siamo riusciti negli anni a trovare alcuni compagni di viaggio che ci hanno aiutato per un poco, che ci hanno sostenuto nelle grandi commemorazioni e poi abbandonato come se non fossimo più utili per i loro interessi; Enti che ci hanno offerto piccoli finanziamenti salvo poi ritirarli quando ormai eravamo ormai avanti con lo sviluppo del progetto, avevamo investito i nostri stessi risparmi, e così ci trovavamo costretti a pagare interessi alle banche, non per completare i progetti (che sono rimasti incompiuti per mancanza di fondi) ma per non fallire noi stessi a causa dei nostri investimenti, superiori alle  nostre forze.

Insomma, vale sempre il proverbio “meglio soli che male accompagnati”; ma noi non smettiamo di ricercare partnership, sperando che a capo delle Istituzioni del nostro paese – e di quei paesi che potrebbero essere partner ideali per le opere che custodiscono – non finiscano soltanto soggetti interessati a razziare tutto quello che possono prima di completare  il loro mandato, a collocare parenti e amici, e a ricercare esclusivamente successi che possano far parlare subito di loro, anziché investire in progetti i cui frutti verrebbero raccolti dopo di loro, quando ormai loro avrebbero ormai passato le redini ai successori.

Incredibilmente gli aiuti più concreti che abbiamo ricevuto in questi anni – da parte di Enti che solo indirettamente possiamo considerare nostri partner – sono quelli che provengono dalle aziende sviluppatrici di software e hardware, che in molti casi hanno riconosciuto il valore educativo della nostra attività, offrendoci sconti e concessioni di mezzi tecnologici costosi senza guadagnare nulla, al solo scopo filantropico di poter contribuire alla riuscita delle nostre imprese.

Premesso che, nella scelta degli oggetti di cui ci occupiamo e delle tecnologie che utilizziamo per realizzare i nostri Sistemi, l’unico criterio da noi adottato è quello della qualità, ci fa piacere contribuire – indirettamente – a promuovere sia l’opera degli autori di cui ci occupiamo, sia i mezzi tecnologici che utilizziamo, che testiamo, che «stressiamo» per trarne usi non previsti dagli stessi sviluppatori.

Sin dalla nascita l’Istituto ha cercato di collaborare – per necessità – con quanti si occupavano di sviluppare tecnologie di cui loro stessi non immaginavano le possibilità di utilizzo che noi ne avremmo ricavato. Spesso ci siamo proposti come «beta tester», altre volte lo siamo stati di fatto, e altre ancora abbiamo collaborato direttamente alla realizzazione delle tecnologie che utilizzavamo, come accade da sempre a qualunque umanista che inventa o migliora gli strumenti del proprio lavoro. Anche per questo motivo abbiamo deciso di investire parte del nostro tempo a ideare strumenti tecnologici software più adatti allo sviluppo dei sistemi che progettiamo e realizziamo.

Invero fino ad oggi, a fronte dell’inesistenza di tecnologie adeguate, abbiamo sopperito con un impegno costante nel ricercare, anche in strumenti d’uso comune, possibilità di sfruttamento al di là di quelle previste dagli sviluppatori, e spesso abbiamo fornito loro la nostra competenza per migliorare i loro software. Per nostra disgrazia abbiamo creduto nella lungimiranza di alcuni progetti tecnologici che invece sono naufragati, non tanto per i limiti di quelli, quanto piuttosto per la scarsità di utilizzatori sul mercato.

Agli inizi della nostra avventura digitale abbiamo creduto nella scelta di Apple di distribuire lo strumento software “Hypercard” insieme alle sue macchine quando invece tutti investivano soltanto in “suite” software che replicavano digitalmente gli strumenti da ufficio. Ma ci siamo scontrati con il presupposto ideologico che gli strumenti tecnologici servano solo a realizzare prodotti comunicativi adatti per presentazioni aziendali e pubblicità con cui i venditori promuovono la loro merce.

Per anni ci siamo intrattenuti con ideatori e sviluppatori di software, soprattutto statunitensi, in quel campo dell’«intertestualità» del quale il nostro lavoro ha sempre costituito lo stato dell’arte, ma ci siamo arresi infine di fronte alla loro miopia, dovuta agli automatismi che avevano acquisito lavorando nell’editoria tradizionale, che impedivano loro di ripensare i presupposti impliciti del loro lavoro.

Abbiamo passato molti anni viaggiando e mostrando i nostri prototipi in occasioni internazionali, dalle più grandi vetrine dell’ editoria e della tecnologia, a musei, biblioteche, università di tutto il mondo interessate alle possibilità di creare manuali reticolari, mostre interattive, spettacoli multimediali che si avvalessero della reticolarità tecnologica a cui lavoravamo creando prototipi che ci avevano permesso di diventare rapidamente e senza interruzioni lo stato dell’arte nella ricerca sui nuovi strumenti ipermediali di supporto allo studio interattivo, prima offline poi online.

Con gli anni abbiamo abbandonato i falsi compagni di strada che ormai vedono in Internet e in Wikipedia la realizzazione dei loro sogni, per sentirci più vicini ai pochi, come Theodor Nelson, che  ancora continuano a coltivare l’utopia di un editoria non solo senza supporti – come noi abbiamo sempre sostenuto fin dall’apparente rivoluzione dei dischi ottici – ma anche non chiusa in ogni singolo prodotto e capace di generare sistemi di correlazione tra strumenti e oggetti di studio, capace di separare e al contempo di correlare un romanzo ad altri romanzi o film o drammi attraverso studi che esplicitino sia le correlazioni implicite con essi in base a principi di narrazione e composizione condivisi, ma anche i criteri di correlazione, cioè i presupposti teorici degli studi stessi.

In conclusione, siamo nati pionieri e continuiamo ad essere pionieri, creando prototipi di possibili collane editoriali, di nuove tipologie di manuali, di nuovi Sistemi di Studio che integrino cose che normalmente, fin dalla scuola, vengono separate tra loro: gli oggetti da fruire e studiare, di solito  pubblicati separatamente come materia da intrattenimento; gli strumenti per apprezzarli e studiarli, di solito pubblicati separatamente come saggi, guide alla lettura, documentari; le teorie presupposte negli studi, di solito pubblicate autonomamente in forma di manuali scientifici, le quali costituiscono invece parte integrante dei nostri Sistemi di Studio Reticolare, come criteri di correlazione e presupposti teorici degli studi analitici sui testi oggetto di studio.

È chiaro che con una struttura organizzativa come la nostra, basata sul volontariato, sul tempo cioè che ciascuno di noi può ritagliare per questa attività, ne consegue che solo un numero ridotto di collaboratori può lavorare su ogni progetto. Per queste ragioni ogni Sistema di Studio Reticolare, per essere completato, richiede anni di lavoro; un lavoro in gran parte ancora artigianale e forse inevitabilmente per sempre artigianale. Tuttavia, con maggiori risorse, potremo impegnare un numero maggiore di collaboratori su ciascun progetto. Inoltre potremo standardizzare e automatizzare alcune fasi del lavoro e servirci di una dotazione tecnologica più ricca. In tal modo la nostra attività potrebbe assicurare un numero maggiore di titoli all’anno e potrebbe affidare a delle vere e proprie redazioni ed équipe ciascun progetto, evitando di dover impegnare gli stessi collaboratori su più progetti. Ma mentre sogniamo di poter raggiungere questo livello organizzativo, ci accontentiamo delle collaborazioni che abbiamo, e delle piccole partnership che otteniamo con il mondo tecnologico.

Inoltre, dopo anni di di riflessioni sui danni della «comunicazione» intesa come «promozione», abbiamo concluso che il miglior modo per sostenere la nostra attività, da parte vostra e nostra, sia il vecchio collaudato «passaparola», tra persone che abbiano conosciuto, provato, e apprezzato direttamente i nostri servizi, e che dunque possano narrarne le qualità ai conoscenti che si fidano del loro giudizio. Vi saremo grati, perciò, se ci aiuterete in questo modo a farci conoscere e a ricercare per noi e con noi i partner più giusti, i nuovi potenziali utilizzatori e i nuovi potenziali collaboratori.